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Per poter descrivere e trasferire, al lettore, le emozioni che questo libro trasmette mi collego ad uno scritto, menzionato nel libro, molto forte ed impegnativo che con poche parole riassume il messaggio intrinseco delle quasi 300 pagine di racconti personali: “there is something beatiful about all scars of whatever nature, a scar means the hurt is over, the wound is closed and healed, done with“ (c’è qualcosa di bellissimo in tutti i tipi di cicatrici. Una cicatrice significa che il male è finito, che la ferita è chiusa e guarita).

Immergersi nella lettura di questi racconti di sofferenza, di trasformazione e gioia finale, o meglio transizione, fa capire quanto sia difficile affrontare la società che rinnega e scappa difronte ad una situazione così, naturale. Come sempre accade la reazione del cittadino, che nasce e cresce in una società fondata sulla coesa avversione alle diversità di genere, è quella di ghettizzare ed allontanare la possibilità di mettersi in discussione uscendo dalla “sana“ ipocrisia! Tutti noi siamo legati alla definizione chiara e congenita di uomo e donna, cultura binaria , discuterne si rischia di entrare in conflitto con la religione o con i ruoli a cui la storia ci ha abituato. Grazie al percorso iniziato dalla scrittrice, con il primo libro “tutto su mi* figli“ pubblicato nel 2000, si riesce a far chiarezza in questa nebulosa intrisa di paure, incomprensioni e gesti d’amore che caratterizzano il cammino dell’essere umano. Leggendo tra le righe si percepisce la voglia, dei ragazzi/ragazze, di far chiarezza in se stessi di capire chi sono di guardarsi allo specchio collimando l’esteriore con l’interiore. E' meglio una persona in più felice, perché libera di vivere la propria identità o cento infelici e nascoste nell’ombra? Questa è la domanda che aleggia nella testa di tutte quelle persone che scevri da tabù e complessi atavici si pone cercando il bandolo della matassa della vita di genere. In tutti gli scambi via mail, tra la scrittrice ed i “personaggi” del libro, trasuda la necessità d’aiuto piuttosto che una parola di comprensione o filo d’Arianna per uscire da questo labirinto emozionale: emozione che crescono sempre più proseguendo con la lettura sino a terminare svuotati, dalle solite vacuità, e bisognosi di ulteriori chiarimenti ed informazioni sentendo la necessità di mettersi in contatto con Buci.

Arrivare alla schiettezza/trasparenza e tranquillità d’animo che contraddistingue la scrittrice è frutto di un cammino lungo ed irto di situazioni complesse che hanno modellato e temprato il carattere.

Ricordando che cultura è aprire le proprie conoscenze e non migliorare solo quelle che si hanno, porto con me Tr@nscritti come un lumino che schiarisce questo percorso buio e pieno d’insidie. Grazie Subby per questo “calcio nel culo” all’ipocrisia!!!

Recensione
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