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La presenza di Pasquale Montalto, nel panorama poetico del nostro tempo, è divenuta una certezza nell'ultimo ventennio (la prima raccolta di versi è del 1981 – L'amore dell'alba sociale), fin dagli esordi l'ansia della sua ricerca poetica sembra particolarmente incentrata nella dicotomia "persona I società", una difficile sintesi da operare, sia sul piano letterario che su quello sociale.

Nel senso che la poesia, come esperienza intimistica, è fatto squisitamente personale, che ha primariamente il desiderio di esprimersi e quindi di aprirsi agli altri (comunicazione sociale), Quanto questo desiderio sia sempre stato l'aspettativa di ogni poeta lo dimostrano tutti gli scrittori d'ogni tempo che hanno sempre cercato di far ascoltare la loro voce agli altri, uscendo dal solipsismo in cui le condizioni esistenziali li ponevano: quelli più riuscii non sono stati certamente gli sbandieratori di ideologie o i vessilliferi di avanguardie storico-artistiche, ma coloro che hanno saputo parlare al cuore degli umani partendo dal proprio sentire doloroso isolato e solitario), usando l'urlo e la voce (il loro linguaggio) quanto più puri e scarnificati potessero essere per tentare di partecipare ogni barlume di purezza e di bellezza.

Se la costruzione della Bellezza salvasse il inondo, questo sarebbe merito della poesia (e dell'arte in genere) e particolarmente attraverso il contributo di coloro che sapranno parlare al sentire dell'uomo con spazi di "Innocenza" (purezza) senza dimenticare d'appartenere ad una tradizione letteraria-antropologica-artistica, recuperandone la "Meinona", confrontandosi col dolore e con la morte, carburanti primari per fare della propria esistenza un'opera d'arte.

Oggi mi piace vedere che Pasquale Montalto è incamrninato verso questo percorso: ha un senso quindi la ristampa di una raccolta di versi, come quella che viene presentata oggi, che pur contiene una sezione nuova, un inizio di tematiche amorose dove traspaiono anche scelte metriche e lessicali diverse rispetto alla prima parte della raccolta. Ma andiamo per ordine.

Per comprendere la prima sezione della raccolta è necessario entrare nella dimensione dell'Utopia in cui si sono alimentate le riflessioni del poeta negli ultimi decennila prima edizione di questa raccolta è datata 1989/90 – dove le aspettative di una poetica, collocata nell'ambito del "Movimento Della Poesia Esistenziale", si esplicitano in quei versiche sono delle vere e proprie Schegge di Vetro (glass bits), sia sul piano stilistico che contenutistico. Per "Movimento della Poesia Esistenziale" è da intendersi (come l'autore ha più volte precisato in alcuni suoi interventi critici) la scelta teoretica di indirizzare la poesia su specifiche tematiche esistenziali e psicosociali, che trovano un'appropriato riferimento teorico-esperienzale nell'ambito dell'Antropologia Personalistiea Esistenziale e della corrente di pensiero Sophia University of Porne, di cui è maestro e principale teorico Antonio Mercurio.

Quanto questo sia il suo humus socio-culturale, nel cui ambito si collocano le temaiche espresse nei versi, lo precisa lo stesso Montalto nellasua introduzione e particolarmente nell'indicare i tre filoni in cui si sviluppa la sua poetica: l'identità, la Coscienza e la Socialità. Come se l'autore tentasse d'esprimere la sintesi delle sue parti interne: quello dello psicologo, con quella dell'antropologo e del sociologo, nel desiderio di costruire squarci di bellezza, nonostante le mortificanti condizioni psicosociali che osserva ed esprime attraverso i suoi versi...

Ho trovati o uno scritto programmatico, più o meno datato nell'ultimi decennio, dal titolo "L'arte poetica come sviluppo creativo dell'uomo e per dare bellezza all'esistenza", in cui questa "teoria delta poesia" viene così delineata: "La poesia, tra le possibili rappresentazioni artistiche dell'uomo, è sicuramente una grande espressione creativa, che offre un fondamentale contributo allo sviluppo della nostra intelligenza e della nostra sensibilità, sia come individui che come gruppi sociali, per indirizzarci poi verso la nostra unicità, farci scoprire il disegno che contraddistingue il nostro destino, in relazione a quello dell'universo in. cui ora noi ci troviamo.

Essa al di là della pura e semplice scrittura, aiuta a fare contatto con noi stessi, a tenere desta e vigile la nostra coscienza e ci guida su percorsi inediti di trascendenza... Scrivere e fare poesia è quindi, in questa prospettiva, una modalità per inscrivere l'arte nella vita, nella nostra vita, perché acquisti lostesso movimento dell'opera d'arte e diventi capacità nuova di esprimersi con più qualità, creando campi d'energia, ricchi di vibrazioni positive, che caratterizzino la nostra anima...

In questo cammino il nostro mondo interno e personale si lega e si accomuna indissolubilmente a quello esterno dell'altro, determinando l'incontro tra soggettività e oggettività, che richiama una possibile sintesi unificante, fatta di dialogo-comunicazione-benessere, per lo sviluppo della Nuova Bellezza (la seconda) e valori (da creare) per cui vivere. La poesia è dunque esistenza, che si esprime attraverso il nostro corpo, la nostra mente e il nostro spirito, per realizzare l'armonia tra ciò che si pensa e ciò che si persegue, come nostra unicità dicontributo alla vita, per diventarne parte immortale...".

Da questo movimento programmatico, i versi che il poeta ci presenta, fin dall'inizio, sono "|...| parole lontane. Rugose. Di altri spazi. Appena intravisti.|... (Spazi vissuti senza tempo) o "Sulle righe, uomo, il mondo contempla | le tue piaghe. Como senza storia. |...|" (Assenza uomo).

Qualche librare di volo, più lirico e meno pesante e amaro, s'intravede nei versi che vanno da Smagliature a Santa Cruz. Bridge, dove il poeta tenta l'uscita da quelle visioni d'umanità sofferente, in cui a volte vede coinvolta la stessa natura martoriata ed inquinata, e allora si capisce nel profondo come quelle Schegge di vetro siano anche "Esseri scheletrici" | Nomadi) o "Pezzi d'umanità combattuta" (Pezzi).

E dal vicolo cieco e tormentoso, in cui a volte si sofferma la sua poesia, l'autore tenta due vie d'uscita in cui rifugiarsi: nell'Amore, anche se ancora tormentato (Tormento d'crrnore I-II); nella Natura (salvifica e rigenerante), dove il verso si addolcisce e tenta nuove armonie"|...| natura di verde, di acqua, di brezza | ancorata allo smeraldc del faggio, |...| Nostalgia lontana la mia | di una vita che sogna | e nella natura trova rifugio | ogni volta che il sole la sveglia. "(Natura Silana).

Ma il poeta sa che tutto questo non basta, a lenire il suo dolore, né í suoi versi potranno, contenere messaggi autentici di lenimento per gli altri (anche se la poesia non è mai consolazione piena) se non scendesse nel crogiolo caldo del cuore, dove il dolore ed il tormento trovano alimento nel sentimento: là dove tutto è possibile, sul fluire ed il recupero della Memoria, per entrare in contatto con l'Innocenza.

Ed ecco la chiave di volta del suo canto, che si apre con i versi di "Strade", dove il poeta presenta una più matura sintesi di sentimento d'intuizione lirica: sul piano stilistico ritrova la sua voce originaria (al limite dell'autenticità dell'Innocenza), i versi sono meno rugosi, l'endecasillabo spezzato si addolcisce; sul piano contenutistico, entra in contatto con la profondità della sua Menaoria, quella personale, dove il dolore diventa alimento che brucia la stessa disperazione dell'esistere, ed apre ad un altro calore fecondo, in cui campeggia il recupero della figura paterna.

Sono le ultime poesie di questa prima parte ("Laureato taglialegna, La voce aire non conosco, Al mio papà, Fiore profumato la tua vita, In guerra) le migliori liriche di questa prima parte della raccolta: qui le schegge di vetro si possono vedere ormai tramutate in possibili smeraldi e diamanti, come se il mare della vita avesse smerigliato – col fluire delle onde e delle maree – tutti i frammenti dell'esistere (le. schegge di vetro) e li avesse restituiti sulla bottiglia del quotidiano nella loro innocenza, sul filo della memoria.

Questa strada la conoscono tutti i poeti d'ogni tempo: la conosceva il padre della poesia lirica europea (la perdita di Laura, apre al Petrarca la possibilità d'esprimere i migliori versi del Canzoniere, recuperando i ricordi attraverso la Memoria); l'esprimere in maniera sublime nei versi dei Canti il più grande petrarchista dell'Ottocento – Leopardi, là quando il poeta parlando in sé di altri e in altri di sé riesce nella suprema sintesi di sentimento/intuizione, a far vibrare il suo dolore, attraversando le morti; lo sapeva molto bene uno dei capostipiti della nostra poesia del Novecento (Ungheretti), quando in pieno recupero della Memoria, esprime le sue perle liriche nei versi di Sentimento del Tempo; una strada altrettanto conosciuta dal maggior poeta siciliano dell'ultimo secolo (Quasimodo), nelle raccolte successive al periodo ermetico, in Giorno dopo giorno e La vita non è sogno; da sempre praticava questa strada Montale, maggiormente perseguita da Le Occasioni fino ai Diari, maestro nel far vibrare la sua innocenza espressiva, attraverso i simboli e gli amuleti della sua memoria.

Pasquale Montalto è un poeta che tenta, nella seconda parte di questa raccolta, di aprirsi ai Desideri. E lo fa con maggior freschezza espressiva... Questa seconda sezione può configurarsi come l'inizio del suo "romanzo amoroso", l'apertura dell'Io al Tu in maniera più calda, finalmente sembra pronto a scongelare i desideri del cuore: anche sul piano stilistico il verso diventa più leggero, arioso, le metafore e le metonimie sono caratterizzate da elementi più vitali e consueti, mai però arditi per scelta analogica, anche se pervasi da un realismo evocativo nuovo. Le occasioni incominciano a divenire elementi spazo i – temporali su cui la memoria prova a giocare (esercitare il sentire), insieme alle sensazioni percepite. E così il suo solipsismo si apre a nuove conoscenze, e nel caleidoscopio dei suoi incontri esistenziali (con al centro la figura di Alice – musa ispiratrice), appaiono in controluce altre immagini femminili (Lorenza, la ragazza sconosciuta in Vorrei – La ragazza in quinta fila – Anna che si nega — Wanda in Ciò che non conosco).

La delicatezza dei sentimenti è qui accompagnata da uno stile più delicato, sul piano formale i pochi aggettivi dosati nei versi connotano un vibrare nuovo, le parole diventano "tremolanti – sussurrate" e il suo modo pervaso da quelle mestizie iniziali si scioglie, entrando un mondo incantato, dove nelle fantasie segrete ritrova il caldo universo – giardino, abitato da stelle, re e folletti gioiosi.

È la dolce atmosfera del giardino di Alice (moglie – compagna – musa ispiratrice primaria), mirabile illustratrice di momenti magici, attraverso le sue grafiche che accompagnano i versi , che riesce a sciogliere, sulle ali della memoria, qualche riflessione amara che portano anchepossibili ancori (ingannevoli – fugaci – seduttivi – menzogneri).

L'amore, come fedeltà reciproca al progetto vitale ed artistico, è quello che traspare in questa raccolta di versi e di immagini: fulcro portante di questo micro – mondo lirico.

A Pasquale Montalto ed Alice Pinto, coautori di grafiche e suoni, coppia artistica, auguro di continuare a produrre momenti magici, e prove sempre più decisive, ricordando a tutti noi che sul sentiero della Bellezza Seconda c'è posto per tutti: ogni artista può portare le sue gocce di bellezza al mare corale della cultura e dell'esistenza.

Affinché l'umanità impari ad incamminarsi verso questo passaggio, c'è bisogno di poesia ad arte,che finalmente riscaldino questo nostro mondo consumistico e tecnologico, oltrepassando le barriere affaristiche dei commercio globale, dei prodotti del consumo, e possono aprire autenticamente il Villaggio Globale del Pianeta Terra alla poesia e all'arte, e in ogni angolo del pianeta possa nascere un sentire nuovo.

Ora mi piace concludere con versi di Alice, che aprono la sezione Desideri, come esempio di quel sentire nuovo, che dovrebbe affinare la sensibilità di ognuno e preparare quel sentiero di Bellezza Corale. "Quando la brezza, | al tepore del sole, | accarezza le foglie | del verde viale, | i miei sogni ritornano, | a giocare sui resti | di un lontano passato".

Recensione
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