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Riflessioni di un viaggio – Ricordi sentimenti emozioni  di Addolorata Cagnazzo e Mary Marzilli presenta in copertina un’opera di Domenico Mazzilli e risulta inserita nella Collana “Bibliotechina di Tersite”, a cura del Prof. Francesco De Martino. Due penne vestite di naturalezza, l’una con esperienze giornalistiche e di testi teatrali, l’altra attiva alla Soas di Londra e con pubblicazioni liriche.

Scrivere della propria vita? Semplice: la materia è già pronta, quel vissuto chiaro alla mente che rievoca per trasfonderlo nella pagina e palesarlo ai lettori. Semplicità solo apparente: si corre il rischio di andare oltre le note giuste, che il soggetto narrante attenui o accentui, che gli eventi non compaiano più come si vorrebbe. L'Io può assumere una veste non sua. Non semplice dunque la "narratio" autobiografica. Ma chi non è stato, non è tentato? Le storie letterarie annoverano grandi autori, dai greci (Senofonte, Luciano...) ai romani (Silla, Cesare...), da S. Agostino ai grandi del Trecento, delle età che seguirono sino a giungere ai Romantici, ad autori a noi più vicini (Proust, D'Annunzio,Tolstoj, Gorkij,  Hemingway, Kafka…potremmo continuare).

Riflessioni di un viaggio propone, tra memoria e confessione un iter lungo e breve. Una "narratio" doppia nella scrittura di Addolorata Cagnazzo e Mary Mazzilli: età matura e giovinezza s'intersecano negli elementi di condivisione nella vita vissuta insieme, appaiono ugualmente unite quando lunga distanza le separa. Madre e figlia sono congiunte da reciproco bene, pur se le normali diversità individuali e generazionali possono dare proiezioni di pensiero non solo convergente.

Ma s'è attuato, nello stacco di tre decenni, quanto per stili di vita ancorati a forme non solo arcaiche non era avvenuto. E' la prima riflessione a romanzo chiuso, nella meditazione di una società disgregata nel suo nucleo essenziale. C’è infatti tra madre e figlia – e potremmo dire figlie inserendo anche le altre due giovani in questo libro non presenti come autrici – una unione intesa come bene nel valore più alto poiché lascia spazio alla libertà. Amore non è stringere a sé in un rapporto che non lascia spazio alla libera realizzazione, ma far sì che questa si attui. Una unione dunque di armonia vera, non apparente. L'Autrice Addolorata Cagnazzo è stata, a sua volta, figlia, ma in un rapporto conflittuale con la madre, chiusa alle necessità di lei bambina e poi adolescente, cieca alle esigenze della sua vita di coppia, ad una costruzione di armonia generazionale, pur se era stata proprio lei a voler accogliere in casa figlia e genero. Diversi modi di pensiero, ma anche nature diverse. La madre-nonna nella sua chiusura costituisce il “punctum” da cui si diramano percorsi sofferenti, dolorosi. La disarmonia si proietta su tutti con una reazione che è anche di distacco fra i coniugi, che la Cagnazzo motiva e comprende. E nell’allora adolescente Mary Mazzilli  si ripercuote aggravando le problematiche proprie dell’età, quella inadeguatezza ai canoni imposti da una società che ha assolutizzato l’immagine, caricandola del valore della sublimità. Ma, se nella maturità diviene difficile sradicare il vissuto doloroso, la giovinezza può, nella lontananza da un’atmosfera familiare generatrice di angosce, risalire la china, trovare nuova forza, ricostruire l’autostima, avviarsi ad un iter diverso. Il viaggio in Cina diventa per la giovane autrice fondamentale alla ripresa del proprio Sé, base per una personalità sempre più in grado di affrontare la vita nei suoi aspetti molteplici, dai quali non sono esclusi gli inevitabili eventi disturbatori. E’ la forza acquisita nell’ “experiri” alternativo alle quotidiane atmosfere cupe della famiglia, non più nido sereno ma prigione scatenante angosce. La giovinezza può avere questa capacità, che in Mary Mazzilli diviene anche presa di coscienza della vita, quindi maturità: “Il passato sempre meno mi ritorna… ci sono tante cose belle a cui pensare… La vita ha sì i suoi lati negativi, le difficoltà da affrontare non sono quisquilie, ma bisogna tenere duro e non demoralizzarsi. Essa va vissuta in tutta la sua interezza fino in fondo… la sofferenza è in tutte le case ed in tutti gli uomini anche se in maniera diversa e con approcci differenti”. Ed aggiungiamo qualche verso della lirica posta ad epilogo della Terza Parte, quella di Mary Mazzilli, ad epilogo anche del libro: “Non è finita qui | Io vedo, e | la luce del mattino | è ancora del sole”.  E’ un’attestazione di maturità, di speranza che vorremmo avessero tutti i giovani.

Gran parte della “narratio” è, però, frutto scrittorio di Addolorata Cagnazzo, la madre che ha percorso il cammino non breve, il soggetto principe di questa biografia familiare, il cui tratto precipuo è costituito dal dolore ancora vivo nella rievocazione delle vicende.

Al conflitto madre-figlia, in genere presente anche nel passato pur se spesso celato, qui non solo generazionale per l’emergere di due nature caratteriali diverse e quindi con tutti gli elementi psicologici e comportamentali connessi, fa da compensazione – spiegabile non solo freudianamente – l’alleanza  padre-figlia sin dagli anni infantili. La Cagnazzo ci tiene a rimarcare l’appartenenza al DNA paterno e, nel suo candore, ha manifestato sin da bambina la preferenza. L’aspetto conflittuale richiederebbe un lungo discorso. Diciamo solo che generalmente il rifiuto s’ imprime nella interiorità più profonda e nel soggetto madre diviene ferita maggiore se si è subito un altro rifiuto, quello della propria madre. Ci sono a tal riguardo elementi di rilievo nel libro. Pure il bene di una madre può dunque essere fragile, trasformarsi in sentimenti che con l’amore non hanno nulla da spartire, divenendo così causa di sofferenza, di dolore per tutti coloro che vivono fra le stesse pareti domestiche.

Nella Cagnazzo giovinetta il rapporto conflittuale dà esiti di disistima che investono la considerazione del proprio aspetto fisico –significativo il raffronto con la madre considerata bella-, ma anche le possibilità di affermazione della propria personalità. Ad avvio del cap.IV della Prima Parte scrive: “A casa ho sempre avuto poca voce in capitolo, normale fin quando la minore età fosse la logica conseguenza del dover stare al mio posto, ma a parer mio ingiusto nel vedere, raggiunti i miei vent’anni, che molti potevano dire la loro, i miei per certi versi erano influenzabili, tranne me”. Dunque è una madre che, in un certo senso, condiziona talora anche il rapporto col padre (assenza dal diploma di pianoforte, rifiuto di trasferire il pianoforte nella nuova casa…), forse troppo accondiscendente. L’incontro con l’uomo della sua vita, il pittore Domenico Mazzilli  – un elogio è a pag.151: “E’ veramente speciale il mio uomo, di una sensibilità unica, dai sentimenti profondi come lo sono i suoi pensieri e molto spesso mette sulla carta parole semplici e sincere… Ti amo moglie | ricordati che sei | e sarai | l’amore che ho | sempre voluto”-, la cui arte possiamo ammirare nella testa di donna in copertina e in altre opere presenti all’interno del libro, ridimensiona la caduta dell’Io ma, nell’accettazione di una convivenza con la famiglia di origine, non elimina le situazioni conflittuali, mette ad un certo punto anche a rischio lo stesso amore. Se consideriamo poi anche il rapporto col nonno, per lei più gratificante di quello con la nonna, saremmo quasi portati a confermare le antiche teorie relative al genere, che correlavano l’uomo agli aspetti positivi della vita (giorno-sole) e la donna a quelli negativi (notte-tenebre). Tanta letteratura le ha accolte, ma noi pensiamo che sia riduzione semplicistica.

Comunque, ai soggetti maschili (nonno, padre, zio…) si connettono, oltre agli aspetti positivi, taluni eventi storici che in alcune pagine assumono carattere epico-drammatico. Viene rievocato lo scoppio della nave a Bari –proprio nell’incipit è il primo accenno: “Sono nata il giorno prima dello scoppio della nave…”-, si fa riferimento alla tragica situazione dopo l’armistizio, al comportamento dei Tedeschi, alle dolorose vicende dello zio deportato e quindi alle condizioni disumane nei lager con conseguenti riflessioni sul razzismo e sul genocidio non solo degli Ebrei. L’epopea è nel racconto del padre, prodigiosamente scampato al lager con la messa in atto di un’astuzia che sotto certi aspetti ci ricorda Ulisse: gratificandoli col farli risultare sempre vincenti nelle partite a carte, riuscì, con il vino “primitivo”, a far ubriacare i Tedeschi che avevano catturato lui e i suoi commilitoni, ad attuare, sia pur faticosamente, il rientro in Puglia. C’è in Addolorata Cagnazzo grande attenzione al padre, ai suoi racconti, ai suoi gesti, a certi comportamenti, conseguenza di un vissuto drammatico – ascolta la radio a volume molto basso, con l’orecchio attaccato all’apparecchio, quasi fosse ancora proibito –, ma c’è soprattutto grande attenzione a salvaguardare dal pericolo della disunione la propria famiglia. Da tante sue pagine percepiamo una moglie amorosa e comprensiva, una madre che, pur non tarpando le ali alle figlie – la diciottenne Mary fa le sue esperienze universitarie a Londra –, ha premure e vicinanze che contribuiscono a mantenere certi problemi sotto la soglia del danno. Ed è col problema di Mary che la Cagnazzo interrompe la sua narrazione, lasciando spazio alla figlia.

In questo libro memoria/confessione, dai diversi piani narrativi che vanno da quello storico (eventi bellici) a quello socio-psicologico (vicende personali e familiari, comportamenti dell’ambiente sociale) ed anche artistico-letterario (interesse a musica e pittura, a certi scrittori), entrambe le autrici hanno adottato nella scrittura l’agilità del parlato, pertanto sembra quasi di ascoltare, come in un normale incontro amichevole dinanzi ad una tazza di tè –diciamo tè dato che sono anglofile-, madre e figlia rievocare le loro vicende.

Recensione
Riflessioni di un viaggio. Ricordi, sentimenti, emozioni
narrativa 
Autori
Addolorata Cagnazzo
Mary Mazzilli
Edizione:
Levante Editori
Bari 2007

pp. 282
prezzo: € 18,00

Recensione a cura di
Pubblicata su:
Bari Sera nr.5/2008
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