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A pezzi, a bocconi

“A pezzi, a bocconi/ appena un morso del mio tempo / frantumato in vetri e brillanti: / mi raccolgo e mi offro. / In un’urna d’acqua / rifletto un’immagine che è mito”. La poesia che dà il titolo alla raccolta esprime, in sintesi, l’intento dell’autrice: donare al lettore frammenti preziosi di sé, disgregati ma ricomposti in un dipinto non realistico, ma donato alla fantasia del lettore. Quasi che il medesimo, attraverso la copiosa quantità di versi che compongono l’opera, abbia il compito di incastrare tessere sentimentali in un prestabilito disegno. Un disegno di sogni, di tempo e di attesa. Scrive la Miola: “Sei vecchio- che vuoi?- / Forse non sai che è dono / ogni cosa, ogni gesto, / la capacità stessa di amare”. Delicatezza e leggerezza vengono condensate in piccoli quadri di grande romanticismo (“e ti vengo incontro / nell’aria che si fa cilestrina”; “accompagni/ i miei passi se il sole muore”).

Ma, come per un ossimoro implicito e mai svelato, c’è spazio nel cuore anche per confusione, inabilità, perdita dell’Io. A volte, la strada si perde: “mi hai chiesto di vivere / oppure / da sempre / il mio corpo attende una vita non sua, / si adegua in mille piccole pieghe, / in spire che altro non sono / che tiepidi abbracci?”. Il tentativo, mal riposto, di brillare di luce propria si risolve in una fuga inevitabile da se stessi, verso una meta invisibile. Di qui, il rifugio nel mito: “potrà mai attingere l’uomo / ciò che è consentito agli dei?”. La poliedricità dei temi e dei molteplici aspetti del vivere analizzati spesso è raccolto, come filo di Arianna, da parole chiave esemplificative. Tra queste, neve è termine simbolico di purezza e morbidezza, che avvolge spesso la fatica e la mancata comprensione del vivere. “Incredibile neve schiarisci la notte!”; “Cade neve invece / sulle case bianche”; “A lungo ho fissato / lo sguardo nell’oscurità/ incontrando un pulviscolo di neve” sono alcuni dei versi più lievi e rappresentativi.

Rime segnate, per ogni sezione, da aforismi profondi e di saggezza quasi orientale, che consentono disamine più dettagliate. Tra esse, l’invito ad un coraggio che sfida le attese: “non permettere che la paura domini, inflessibile despota, il tuo cuore”.

Recensione
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