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“Il presente libro di Emanuele
Giudice si configura come la lucida e ad un tempo sofferta testimonianza di un
credente di fronte alla difficile e complessa realtà sociale e politica del
nostro Paese alle soglie del Terzo Millennio dell’era cristiana”: l’incipit
tratto dalla prefazione del prof. Luigi D’Andrea introduce perfettamente lo
spirito essenziale di un saggio interessante, quello dell’avvocato (e
naturalmente letterato) Emanuele Giudice. Si tratta di un viaggio teorico “nel
labirinto dei significati”, teso ad interrogare il lettore (e l’autore in
primis) sulle possibili sfumature che possono assumere alcuni termini, solo
all’apparenza pregni di una stereotipata ideologia. Qual è il senso più intimo
che noi forniamo, quotidianamente, alle parole Destra e Sinistra? Qual è la vera
identità dell’essere cristiani? La politica, la giustizia e la pace: siamo certi
di comprenderne fino in fondo il ruolo nella storia dell’umanità?
Il libro è spontaneamente
guidato dalla volontà di porsi tali domande, più che dalla indissolubile
certezza di fornire delle risposte. E così ci si inoltra, scorrendo fra i
meandri di un linguaggio che rifiuta ogni intento apodittico, in discussioni di
grande spessore culturale e di evidente intelligenza, e soprattutto prive di
qualunque interesse dogmatico. Politica e religione sembrano rincorrersi in
quella che non è la solita battaglia ancestrale, ma un confronto ad “armi pari”
dove lodevoli e copiosi sembrano essere i punti in comune. Si insiste molto, nel
libro, sui principi fondanti del credo cristiano: la solidarietà, l’odio per la
cupidigia, il dolore umano, la condivisione, la fratellanza che dovrebbe recare
amore tra le genti. Se questi sono davvero abitanti del “nostro” comune lessico
religioso, scopriamo però che possono essere “vasi comunicanti” e fluire,
consapevoli, anche in una determinata forma mentis politica. Perché,
dunque, considerare così inconciliabili i due fattori?
Attraverso bellissime incursioni
nelle citazioni evangeliche, l’autore sfiora con delicatezza temi importanti,
sfidando i pregiudizi possibili, dovuti forse all’antinomia di un titolo che io
trovo bellissimo. E’ lo scrittore medesimo che, meglio di chiunque altro, può
spiegare il suo intento: “Ho visto spesso, parlando di politica, ergersi tra me
e gli altri un muro di ombrosità e di disagio, soprattutto all’interno di un
certo mondo cattolico, che porta in sé lo stigma di congenite diffidenze verso
inclinazioni cattocomuniste, spesso solo presunte, ma che da sempre atterriscono
le coscienze timorate [….] Allora, dopo alcune titubanze, ho deciso di non
demordere, sfidando, o solo benevolmente provocando, i miei interlocutori”. Una
provocazione libera e democratica, aperta al confronto, e condotta con stile
semplice e trasparente. Un libro da leggere per aprire la mente.
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Recensione |
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A sinistra perché credo
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saggistica
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| Autori |
| • | Emanuele Giudice |
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Edizione:
Sbc Comunication
Perugia-Ravenna 2008 |
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| Prefazione di Luigi d’Andrea - pp. 178 |
| prezzo: € 14,00 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Literary nr.7/2010
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