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Con il romanzo Brina Maurer la Turco, scrittrice già insignita di svariati riconoscimenti, ha vinto il premio Internazionale “Nuove Lettere” 2005. Un meritato trofeo letterario, per una storia sferzante e originale, raccontata quasi dando del “tu” al lettore, come in una conversazione tra due mondi che si comprendono, e si prendono al volo. La funzione fatica di questo stile immediato e diretto avvicina molto l’identikit del destinatario a quello di un qualsiasi adolescente di oggi. Magari in possesso della stessa voglia di vita e libertà che caratterizza il Giovane Holden di Salinger, cui Brina dedica i suoi pensieri. Lei, la ragazza anticonformista e ribelle per eccellenza, che però ha circuito la sua rabbia in un universo di regole tutte sue, parla in prima persona della sua vita in salita. E lo fa partendo dal flash back di una giornata difficile, quella del funerale di sua madre. Brina è indecisa: partecipare alla funzione o rendere l’ultimo, estremo commiato all’amico di sempre, Cola, prematuramente e volontariamente scomparso? I due riti funebri si svolgono nello stesso giorno, in due diverse città. Ma i sentimenti che la protagonista nutre per i due defunti non sono esattamente gli stessi. Brina odia usa madre e adora Nicola, uno “zingaro” con il quale è cresciuta. La madre di Brina è una pornostar. “Sputo”, questo il soprannome del ragazzo, il simbolo di un’amicizia vera e rara. Cosa può accendersi nella mente e nel cuore di una figlia che non è mai riuscita ad accettare il modus vivendi di sua madre? Il ritratto sembra quello di una moderna Giovanna D’Arco, che ha sempre lottato contro la cattiveria e l’egoismo della sua famiglia d’origine, eccezion fatta per suo padre, meritevole di averle trasmesso l’incommensurabile amore per gli animali. Nel male e nel disprezzo che la ragazza nutre nei confronti dei suoi parenti, si cela il segreto, terribile, di una violenza subita da bambina…

Il tono sarcastico, a tratti glaciale e mai buonista con il quale è narrata la vicenda, pone l’accento sul concetto di moralità, su valori di purezza e sincerità, espressi senza i convenevoli mezzi termini e difesi a spada tratta da un cervello intelligente, e da un’anima indelebilmente segnata dal dolore. E forse, da un cuore prosciugato per la mancanza d’amore latente, quasi invisibile dietro una corazza di ferro che però ha la parvenza di una vacua, inutile difesa. Combattere con i mulini a vento equivale a combattere contro se stessi. Nell’equazione si risolve il dissidio, vissuto intensamente e probabilmente ancora irrisolto, che scuote una personalità forte solo in apparenza. Dedicato a chi pensa che ira e aggressività siano fini a se stesse: verrà clamorosamente smentito.

Recensione
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