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Dense parabole incendiarie

“Il tempo dirà se era vita vera”: la citazione d’apertura alla delicata raccolta del poeta triestino Tavčar è preludio ad una prolifica sequela di riflessioni sull’inevitabile scorrere dei giorni, che per lui, poeta, scrittore e saggista classe ’43, diventa specchio, ora lucido ora opaco, di un’esistenza intera. Il dubbio, dunque, di aver davvero vissuto, che vaga tra “pensieri solitari, traballanti, vuoti” sarà stralciato soltanto da visioni decise e prese di coscienza degli attimi futuri, evitando di scomporre “passato e presente”. Meglio mirare al sogno, dai “colori lontani, evanescenti”, facendosi largo tra la nebbia di insonnia e stanchezza, momenti doloranti (interiori ed esteriori), percorsi arenati in futili speranze. La bellezza, la luce, il silenzio: queste sono le vette luminose cui tendere, non curandosi delle “ore aride e desertiche / che bruciano/le oasi della vita / e dilatano i crepacci / del tempo”.

Attraverso una scrittura lieve, talora prosaica, ricca di massime sagge e mai ripiegate vanamente su se stesse, l’autore ci guida attraverso un viaggio: quello alla ricerca di risposte che ora il tempo, dispensatore talvolta felice di gioie inattese, talvolta crudele di lancinanti sofferenze, è finalmente tenuto a dare. In questo percorso sovente il poeta si perde “tra i marosi della finitezza / e della caducità”, tra “barlumi di verità, / disegni fallaci, scompaginati”. Nonostante tutto, la parola lo salva, perché essa, nella sua potenza scritta ed esistenziale, “assiste / colui che molto rischia, / che dispiega / dense parabole incendiarie, […] che svapora / triste ombre opprimenti”.

Se ci sono cadute stilistiche, esse sono da imputare unicamente alla sovrabbondanza aggettivale, che disperde il lettore in un labirinto in cui non fatica a perdersi. Forse volutamente, la scelta lessicale è dovuta alla precisa volontà di disseminare per strada l’energia letteraria, in modo che chi legga sia tenuto a fare ordine, nella mente, tra i vari imput forniti, in modo da creare la sua personale interpretazione.

Di Tavčar, vincitore di primi premi nazionali ed internazionali, ricordiamo lo sconfinato amore per la musica, confluito, tra l’altro, nella stesura di alcune biografie e saggi musicali su Bellini, Schubert, Löwe, Beethoven, Donizetti e l’imponente Dizionario dei musicisti italiani (Il Convivio).

Recensione
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