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Io la ricordo

Viaggia sulle note del ricordo e della nostalgia il nono libro dell'autrice Minotti Beretta, dedicato alla madre Margherita, "prima figura indelebile" della sua vita, scomparsa prematuramente nel dopoguerra. Attraverso note toccanti, delicate, a tratti profondamente malinconiche, la scrittrice lombarda ricorda ed immagina attimi di vita passati e futuri, che sembrano tralasciare il presente. Nella fragile ed intensa scrittura, tutto è sospeso in un'aura di silenzio, mite conforto alle avversità della vita: "così amerò l'infinito andare/ dove il silenzio sarà più lieve/ e lenire potrà, questa sofferente vita". Il senso della fine pervade le note di alcune poesie: la Morte è personificazione mai horrida, bensì accomodante, quasi attesa: "d'improvviso un suono alla porta/ m'apparisti un po' sciatta/ ma con fiori graditi/ dal profumo intenso, stordita".

Come afferma giustamente il Travaglini, è questa l'opera di una donna "che ha conosciuto il dolore, quello che cerca di disarmargli la vita, che passa accanto come un'ombra sottile sfiorente". La scrittrice avverte la fatica dell'esistenza, che si trascina nello spazio: "avevo perso il tempo...non una traccia. Non mi resta più nulla o altro margine / a cui affidare il peso di me stessa".

Ma nell'amarezza, arriva talvolta la nota consolatoria di Madre Natura, cui è dedicata la seconda delle quattro stagioni del libro, tutte intervallate da bellissimi dipinti dell'autrice. Si legge in Io e il mare: "Mare, oh mare [...] ora vorrei annullarmi e non pensare,/ mentre lambisci il mio corpo e mi culli". E, nella quasi dannunziana Si perde il sentiero: "uno sciacquio argentino ricuce il tempo / dopo un letargo brumale. / Come carezza all'anima quest'oblio. / Oh, armonico suono, zampillante da un cavo d'acque!".

Un senso di mestizia pervade i versi della Minotti, che, come afferma Luciano Somma nella prefazione, "sono pieni d'amore per la vita, pur trasudando quella vena intensa di malinconia che la rende lirica, vera, profonda, matura, vissuta, concreta!". Il momento più commovente è la lettura, in epilogo, delle Cartoline di mia madre, nelle quali l'autrice riporta dolci pensieri e moniti affettuosi della madre alla bimba che fu, all'epoca presa in affido dalla zia: "per il tuo compleanno ti auguro tante carezze e tanti baci dalla tua mamma che ti vuole tanto bene. Cara stella, cerca di crescere brava e di volere tanto bene agli zii, che anche loro fanno di tutto per te. Ti raccomando non fare capricci, sii con loro sempre affettuosa e obbediente. Un forte abbraccio, tua mamma".

Recensione
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