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La voce di dentro

Alberi d’olivo tortuosi, abbarbicati a un disconnesso terreno, ma illuminati dalla calda luce di un sole che scalda, quieto: in questo dipinto di Vincent van Gogh che rende viva la copertina della silloge poetica, troviamo una metaforica via che ci guida alla comprensione dei versi di Andolfi.

Classe 1931, nativo della campana Sessa Aurunca così caramente rievocata nei suoi scritti, il poeta offre al lettore l’ascolto della sua personale ed intimistica voce letteraria, che oscilla tra il ricordo di affetti che infiammano il cuore (Mi aspettava) e la rievocazione di momenti difficili, tempestosi (Dicembre 1943), attraversando riflessioni amare sul destino dei giorni d’oggi e sull’esistenza (Dietro l’angolo; l’urlo del vento).

Profondamente incisivo è il tratto che segna l’amore per i suoi familiari, per il gesto dolce ed improvviso di quel padre, maestro di vita (“io non capii quel moto e quel sorriso / che mi porto dentro / da quel luminoso mattino di maggio) e per la delicata figura materna (“solo a ricordare mia madre / sento dentro pargolette grida / perdute per le ariose stanze / aperte ai verdi declivi delle colline”).

Ma i legami affettivi, descritti così spontaneamente, attraverso termini semplici e quasi pascoliani, si estendono anche agli oggetti dello spirito, e alla natura: ai libri che lo portavano, fin da bambino, “tra le battaglie omeriche / o le favole sagge degli antichi”, alle stagioni della sua terra, vivide di sorprese e meraviglie (“ansima il gorgo salato / all’estremo limite / dove il cielo s’incerchia”) e a quei sogni che egli, nello scorrere della vita, non ha mai abbandonato, e che diventano “balsami / per certe ferite procurate / nelle battaglie della vita”.

Una poesia poliedrica, ricca di mille temi e di mille sfumature, ove risiedono, come nel quadro del celebre pittore che apre la raccolta, due anime: il pensiero inquieto, oscillante, nel quale “fugge la vita, muoiono i ricordi, / sbiadiscono pure le illusioni nate ai bordi delle speranze”, e quello solare, costruito su solide basi, nel quale il cuore non si perde ma “riprende a sorridere” e si può gioire di quel “tepore ritrovato” e di quell’ “uccello al riparo nella siepe”.

Le asperità della vita diventano un fardello più leggero grazie, inoltre, al dono dell’amicizia che per lo scrittore si rinnova come edera perenne: ciò trova la sua massima espressione nell’ultima sezione dell’opera, composta da una serie di poesie dedicate Ad alcuni amici. Saggisti, scrittori ed artisti vicini all’autore vengono ritratti attraverso il fil rouge di un affetto incomparabile. Tra essi, lo scultore Luigi Stocchetti, per il quale Andolfi compone, con meraviglioso lirismo, versi emotivamente intensi (“tranquillo al sole, al vento, al gelo / conversi con la pietra amica / che animi del tuo secreto amore”).

Un libro meditativo e rasserenante, una scrittura semplice e senza orpelli, che non osa incidere, ma solo accarezzare le coscienze. Un dialogo aperto e sincero, che si unisce alla prolifica produzione di Andolfi, meritevole di molti riconoscimenti letterari e presente anche nella pubblicazione International Who’s in Poetry and Poets’Enciclopedia a cura dell’International Biographical Centre di Cambridge.

Andolfi è autore di centinaia di recensioni critiche su poeti e scrittori contemporanei, che ha raccolto in un volume dal titolo: Letture Critiche.

Recensione
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