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Mentre piano risali il torrente

“Guardare il fiume fatto di tempo e di acqua/ e ricordare che il tempo è un altro fiume. / Sapere che noi ci perdiamo come il fiume / e che i volti passano come l’acqua” (J.L. Borges). L’arte poetica di Filippo Giordano scorre attraverso 13 idilli bucolici tenui e leggeri, che descrivono la natura in maniera delicata e spontanea.

L’autore siciliano sceglie i colori della Valle delle cascate di Mistretta, sua terra natale, per elogiare, in maniera un po' didascalica ed estremamente descrittiva, sorgenti, gorgoglii sinuosi e scoscesi pendii, parte integrante di questo meraviglioso paesaggio. È proprio il fluire dell’acqua, associato a quello del tempo, il tema chiave dei suoi testi poetici: “acqua che, secondo le stagioni, / flebile o impetuosa / dall’alto / a precipizio scende / schioccando contro l’acqua, / tambureggiando la terra. / Festosa e sprizzante tempesta / che alla mente richiama / l’arcobaleno fugace della vita”. Si nota, nei versi di Giordano, un’abbondanza di aggettivi, assonanze, allitterazioni quasi mirata a sottolineare il fragore di quelle cascate, ad immergere il lettore nell’atmosfera pascoliana della natura. Una natura che, rare volte, dà qualche segnale simbolico di scoperta e ri-scoperta del mondo: “se dal tramestio / nuova forza / erompe gli schemi costituiti, / inizia un nuovo corso”, o svela e disvela chiarimenti scientifici di tarda antichità: “mi sovviene, così / attraversando il prato che sovrasta / il greto del torrente amato, / il remoto ordine dei numeri primi / socchiuso / in naturali quadratiche geometrie”.

Le poesie, nutrite sovente di endecasillabi in stile tradizionale, sono accompagnate da 13 fotografie scattate nel messinese Parco dei Nebrodi. Le immagini, dalle inquadrature prettamente turistiche, non sono quasi mai del tutto speculari al testo, sebbene gli “orgogli e gorgogli” che “sulla roccia s’infrangono” siano immortalati in maniera visivamente efficace.

Tra le righe, è possibile leggere nomi latini e descrizioni dettagliate di piante e fiori (allium roseum; adiuntum capillus veneris; daucum carota) che svelano un interesse ed una conoscenza approfondita dell’autore su temi naturalistici e scientifici, ma che talvolta possono risultare incongruenti dal punto di vista meta letterario e metalinguistico, soprattutto rispetto all’obiettivo che l’autore si prefigge.

Carente, nel libro, la nota biografica su Filippo Giordano, che non dà al lettore la possibilità di approfondire la conoscenza letteraria dell’autore, né di conoscere il suo percorso stilistico e la sua poliedrica produzione di poesie. In calce al libro, sono però presenti alcune recensioni di altre opere, a cura di Flavia Buldrini, Salvatore Di Marco, Ida Rampolla del Tindaro.

Recensione
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