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Ombelico di luna

Sarebbe estremamente banale e riduttivo definire la poesia di Nevio Nigro romantica, crepuscolare o classicheggiante. Essa è molto, molto di più. E’ poesia delicata, originale nella sua semplicità: versi che scivolano nella leggerezza di un sentimento vivo ed esplicito, nel quale il sogno, la solitudine, la luce e il silenzio (parole chiave dell’intero libello) si fondono in immagini nitide, dove nulla è lasciato al mistero. Tutto è limpido: le emozioni sono lì, racchiuse in poche sillabe lampanti come un riflesso che acceca: “Sai dove sono./ Insegnami la luce. / Possiedo la tua assenza”; “Hai labbra dolci. / Popolato di echi / è il tuo silenzio / indifeso e lontano. / Fragile come la sera”. Versi sorprendentemente vivi, dove pure la tristezza diventa foriera di amore, anzi si unisce con esso, in una sinfonia quasi stilnovistica “T’offro / il ricordo / di quella rosa / (rossa al tramonto) / e della solitudine / che mi lasciasti. / E’ il sogno che di notte ti tocca”.

In un valzer dolcissimo di pause e punti fermi, l’autore e pediatra di origine libica ci guida attraverso una ballata di ricordi e desideri, come se solo da essi derivasse uno spiraglio, un anelito di vita necessario a colmare il vuoto dell’anima. E’ proprio lì che l’essenza dell’amore si racchiude, in poche righe che aprono un varco nel buio, e ci offrono regali (in)aspettati: “Forse il tuo corpo / è il mondo come purezza, / è la mattina chiara / che aspettavo.”

Ciò che colpisce, leggendo tra le righe del talento letterario di Nigro, è la forza e la fragilità insieme di una poesia che, pur nell’uso di un lessico atavico, e a volte quasi catulliano nella sua laconicità (“Senza labbra / quei baci / dolcemente compagni / del silenzio”) è abile nel risvegliare mente e cuore tramite ossimori di rara bellezza (“Nel buoi dei tuoi occhi / donne vestite di freddo / sfogliano margherite”; “Sotto il peso del cielo / profonde solitudini / ed un deserto canto”).

Ogni singola parola è cercata, adorata, sospirata, mai lasciata al caso. Il profumo delle rose crea sinestesie inebrianti. La mancanza non è mai tale, la notte non è soltanto cecità. Essa “culla i sogni”, “diventa prato”, “dalle sue braccia nasce l’eternità”. E l’azzurro dei giorni è, invece, un pensiero che resta per sempre.

La poesia di Nevio Nigro è di rara bellezza, esattamente come la sua Afrodite cnidia in copertina. E’ una poesia che non ha bisogno di orpelli, né di frecce artificiali al suo arco. E’ bella perché si nutre dei suoi stessi sentimenti, perché non fa sconti, perché il suo calore è racchiuso in mondo così intimistico che proprio non necessita d’altro. Come si legge in Sogni sospesi, è ‘un verseggiare incalzante e dolce, effuso e meditato, persuasivo e lirico…’. Un testo da custodire gelosamente nella biblioteca del sogno.

Recensione
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