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Parole ricercate con il cuore

“La vita è quanto di più brutale / possa accadere quando t’innamori, / può ferirti e deformarti, / farti deragliare e calpestarti col silenzio”: nei brevi e intensi versi del poeta e psicoterapeuta Pasquale Montalto è possibile cogliere il dolore e l’amore che la nostra esistenza lega spesso in un binomio inscindibile. Il pathos affiora tra le parole di chi è consapevole che la Vita è dono prezioso anche nelle profonde ferite che infligge quotidianamente. Ed è la testimonianza, sentita e mai remissiva, del sangue che tali ferite provocano a guidare le rime dell’autore verso temi sociali importanti e stordenti argomenti d’attualità. Come nel caso della strage al Bataclan di Parigi, a proposito della quale Montalto si sente come “affossato / nell’orrore e nell’odore aspro del massacro”.

L’Autunno di sangue scomposto sembra voler seppellire la bellezza che invece, attraverso l’Arte, diventa quasi salvifica per la condizione dell’uomo moderno. La ‘persona d’arte’ diventa infatti, in un climax ascendente quasi sincopato e privo di punteggiatura, “onesta libera vera innocente” probabilmente perché ancora sazia di quell’amore che manca terribilmente nei gesti della gente, e che Domenico Defelice definisce, nella prefazione al libro, “ciò che l’uomo spesso dimentica di mettere alla base di ogni sua azione”. È su questa assenza che cala un silenzio terribile, incisivo, che assorda il poeta e si stende “sulle anime bianche, sulla guerra, sulla morte democratica, la pace rinnegata e l’innocenza ingannata”. In Tempi diversi, la poesia posta a sigillo del libretto, Montalto parlando di “vite bucate, sbrindellate” ricorda quasi Ungaretti e pone l’accento su come la coscienza sia ormai sepolta dal peccato, e gli “occhi smemorati” non siano più capaci di ‘sorreggere il malessere’ e ‘sconfiggere ogni discrimine malato’.

I versi dell’autore sono impreziositi da tre illustrazioni della pittrice Alice Pinto, in arte Alì (Bombay, 1956). Si tratta di Maschere, All’ombra dell’albero e Famiglia. Si tratta di disegni in bianco e nero, che nella loro semplicità recano dentro un senso d’amore e di radici ormai dimenticate. “Perché ti vedo / E non posso dirti Ti Amo! / E tutto rimane sepolto / Nel buio eterno del sonno”: parole che recano in sé un senso di disperazione, ma che fa da contraltare all’inno alla Vita (termine che compare, tra titoli e testi, numerose volte). Proprio alla vita l’autore dice “Grazie”, perché in essa “nulla è mai perito per siccità”.

Recensione
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