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Passi sulla sabbia

"Ogni cosa è sacra...ogni cosa vive...ogni cosa ha una sua coscienza...ogni cosa ha un suo spirito...": l'emblematica riflessione della poetessa Genoveffa Pomina, raccolta in questo intenso libro poetico, è simbolo di riflessione accorata sull'importanza del segno che Madre Natura regala quotidianamente all'uomo. Piccoli lapislazzuli di saggezza e memoria, racchiusi in semplici scrigni, tra granelli di sabbia: "una bianca conchiglia adagiata dall'onda / su bianchi sassi, ascolta i sussurri del mare. / È arrivata a riva esitando...lenta e fragile / sa di magia di favola di poesia".

Le profonde descrizioni di paesaggi quasi emotivi, attraverso un lessico tanto semplice quanto pregante di significato, rischiarano mente e cuore di una donna che fa del silenzio (e della ricerca) scopo vitale: "trasparenza di nubi soffici e cangianti / come lapilli di luci... / Un tiepido sole di sorrisi a stento / illumina accanto a me una poltrona / ormai vuota...attesa o abbandono?". Interrogazioni, condannate a restare prove di certe risposte.

"Perché si scrive?" domanda l'autrice. "Perché scrivere è più forte della vita". Quasi come se l'esistere fosse strumento del poetare, e non il contrario. La dimensione letteraria, presente incisivamente nel testo anche attraverso numerose citazioni (da Montale a Saba, passando per William Wordsworth) è impreziosita da continue rielaborazioni intellettive, basate sul tempo, e sul sogno.

Scrive la Pomina: "dove finisce la parola ed inizia il sogno, / l'inutile presente si frantuma". Un "qui ed ora" legato inevitabilmente a ciò che è stato, ed a ciò che sarà: "il tempo scorre lentamente e precipitosamente, / costante, infinito, implacabile. / Si impara a vivere così come un granello di niente / intrappolato nell'infinito senza stupirci di nulla". È viva e presente la fatalità dell'esistenza, che sfuma nel tramonto delicato di un sole stanco, in un pugno di sabbia che rimane vuoto, in gerani rossi con petali che "svolazzano leggeri / come piume nel vento caldo...". Tutto è transitorio, e l'ineluttabilità delle lacrime e dell'amore che svanisce diventa parte centrante del testo.

È attraverso anafore calzanti, che l'autrice rivendica la sua identità, nella dimensione liquida del creato: "io sono un battito d'ali d'un pulcino al suo primo volo / io sono il tempo che scorre soccorrevole / io sono quel ricordo che sfuma, langue e svanisce / [...] io sono la rugiada nel bosco d'autunno, / io sono la pioggia che batte sui vetri"...e innumerevoli altre vite, innumerevoli altri sogni che rendono queste pagine degne di menzione e di ricordo.

Genoveffa Pomina, nata a Savona, dove vive, si è classificata al primo posto assoluto in diversi concorsi letterari ed ha conseguito altri importanti riconoscimenti. Le sue liriche sono presenti in molte antologie italiane.

Recensione
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