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Presente continuo

Milanese d’origine, ma trevigiana d’adozione, Maria Antonia Maso è dedita alla poesia fin dall’adolescenza, sebbene solo nella maturità abbia reso parola la sua ispirazione. Venticinque sono le poesie del suo Presente continuo, raccolta lineare e ricca di grazia, nella quale l’amore per la descrizione di habitat e paesaggi si confonde con piccole riflessioni sulla vita, sul quotidiano e sui temi universali: Amore, Morte, Dolore, Destino. L’habitat sembra quello della brulicante, caotica Città-madre, dove la vita sembra spesso artificio, vacuità, illusione di trovare un senso nella materia (Al buffet della stazione / centinaia di persone / transitano al suono / di musica post-moderna / su tappeti di cicche), dove ‘gli autisti paiono robots’, e la mente diventa ‘un microchip’. L’automatizzazione della civiltà si scontra con un bisogno di pace interiore, che a volte è solo un bagliore lontano, impercettibile, qualcosa di inafferrabile eppure sognato, desiderato, (Mi chiedo se ancora risplendano stelle / in qualche luogo e il vento / intrecci danze / con vergini betulle) e talvolta, forse, indovinato (all’improvviso nella calma affiora / l’inattesa visione, il Grande Centro).

Il senso di una Natura generatrice, amica, vicina, si legge nell’amore che trapela da ariose immagini (La scalinata ad arco / s’inerpica nel vento, / introduce al silenzio / del vasto monastero), e diventa mistero in cui affiora, come da un mare senza onde, la presenza del Divino. L’alternarsi delle stagioni, con il gelo nemico, e ‘i fasti dell’estivo trionfo’, diviene metafora dell’alternarsi degli eventi dominato da un Dio cui è duro affidarsi, intento a ‘dissodare’ periodicamente il terreno dell’anima. Ogni zolla è minata, ogni certezza è fragile cristallo. Forse, soltanto l’aldilà può garantire l’assenza di implicazioni dolorose, la quiete interiore nella quale il corpo sarà lieve, senza peso. La sofferenza è per chi resta, costretto ad immolare le sue fragilità nel ricordo di chi ha amato (Sei passato anche tu./ Ora non c’è nessuno / che mi conforti, / tu giaci tra i morti / dietro l’ortensia blu.). Il filo dell’affetto deve però evitare legami soffocanti, che inaridiscono le emozioni (non impormi /il respiro delle tue certezze, / lasciami il relativo / e l’invisibile).

La scrittura è lieve e armoniosa, l’intento lirico modesto, le riflessioni profonde ed attuali, le dediche alle persone care, commoventi. Questa è la poesia della Maso, le cui note risuonano in melodie che scaldano il cuore e regalano immagini quasi oniriche, come nell’incantevole “Debussy”: Filano tra le dita / caravelle impalpabili di sogni / e diademi lunari recingono le fronti mentre negli occhi ondeggia lo stupore / sull’orlo degli arpeggi).
Recensione
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