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Segmenti e contrasti. Poesie e aforismi in ordine alfabetico

Pacata saggezza in lampi di scrittura: è questa una delle svariate e possibili definizioni che la nuova raccolta della scrittrice veneta ispira alla mente del lettore. Una nutrita schiera di epigrammi che incidono nell’anima pensieri arguti e velata malinconia. La questione è: quale vita, quale forma, quale consistenza dare al tempo? E’ un flusso vitale da fulminea immersione (“importante è il presente: / scorrere nel fiume / che ci scorre dentro”). E’ uno scrigno di senechiana memoria (“con l’età superate / le certezze banali / si scoprono ricchezze d’oro fino”). Ancora, è la scelta, l’opportunità di liberare se stessi dal giogo della ipocrita finzione (“allora benvenuta vecchiaia: / ci consente d’essere uno / nessuno e centomila finalmente. / Siamo saggi perché senza certezze / e ci tormenta il dubbio”).

La saggezza è bellezza, nella poesia della Maso. E la bellezza è anche un “mulinello di variopinti sogni” che avvolge, stavolta in chiave leopardiana, la grazia e la follia della gioventù al tramonto. Aforisma è anche intimo nido di contrasti. Una dicotomia che coinvolge la parola (“anima e storia / lievito futuro e libertà”), la poesia (“son principio e fine, / inno e devastazione / le parole del poeta”) e l’amore (“squillo di comunicazione / perdita di sé / fusione o tradimento”). Il sentimento: una comunicazione che vuol dire perdersi. Così, la necessità è ritrovare un’identità credibile. Lo specchio diventa leitmotiv di molteplici domande e inutili risposte. C’è un mistero che lega i fili del falso comando (“l’uomo conosce qualche nota e pensa / di poter dirigere l’orchestra”; “ti ho cercato scoperto / perduto / ritrovato, / ma non erano mie / le frecce e l’arco”) e che ci trattiene dallo spezzare i nodi per sempre. Gli anni diventano talvolta paradigma di “acuti” che si vorrebbe –sebbene inutilmente – riscoprire. Ma è sempre troppo presto per la partenza. Ci sono ancora mille colori in cui tuffarsi, mille piccole cose di cui gioire, mille pianti, “colate d’emozioni” in cui smarrirsi.

I versi della Maso sono note lievi, veloci, di istintiva libertà. Sfuggono a catene retoriche, false assonanze, scialbe similitudini. Sono, a modo loro, futuriste, nell’impossibilità di essere centellinate, trattenute (“raduno parole / come foglie secche. Mi piace / sentirle crepitare nella mente / e poi disperdersi col fiato ./ E’ il loro destino, / se restano impigliate fanno male”).

Recensione
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