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Trattato lirico di cocente nostalgia

Dopo aver pubblicato, nel 2010, Trattato lirico di cocente gelosia, Armando Santinato raccoglie in questo libro di 64 lievissime liriche, quasi metafisiche, una dolcezza letteraria sorprendente, madre di pensieri saggi nell’era della maturità. La nostalgia, etimologicamente intesa come “dolore per il ritorno” (l’algòs che sposa il nòstos), si esplica a ventaglio in ogni sua forma, centrando il bersaglio soprattutto sugli affetti (ormai perduti) e sul senso di appartenenza e mancanza di taluni luoghi, evocativi per eccellenza.

Ogni poesia è una dedica speciale ad una persona cara, talvolta poeta, o scrittore, o religioso, che viene poi omaggiata attraverso citazioni “epigrafiche” a lei appartenenti. Nei versi è percepibile, in maniera netta, un senso quasi panico di spiritualità, che investe gli aspetti più intimi dell’esistenza. Primi tra tutti, l’amore. “Non so chi tu sia / Neppure con te ho mai parlato / Eppure sei così bella / che mi fai pregare”, scrive all’amica Giulia Bocchio. L’amor che move il sole e l’altre stelle è epifania del ricordo per eccellenza, che è rappresentato, scenograficamente, da paesaggi lunari e delicati, quasi stilnovistici: “bella e gentile in sul far del mattino / rosa come fata morgana / nell’ora del crepuscolo”; “al chiaro di luna / le dune vegliano al fruscio / dei sensi”.

Citare i sentimenti è però spesso “divieto / a chi vive / di cocente nostalgia”. L’algos / dolore riaffiora imperturbabile, senza via di scampo. Così, al tempo che fugge il silenzio, nel suo candore, è la risposta migliore, insieme ai viaggi di un “viandante [che] sogna un istante” e “nel sogno riprende la via”. La meditazione e il rifugio in se stessi, nati dall’esperienza salesiana dello scrittore nei Collegi di Don Bosco, conducono su una “scia malinconica / che si fa preghiera” placando il cuore. Gli anni della gioventù, sempre più esili se visti da lontano, rievocano però sorprendenti magie, legate a città meravigliose. Come Venezia: “Al Florian / fresche spuntavano le tue parole”, apostrofa il poeta dedicando suggestive parole ad Anna Maria Turletti. “Io e te soli / per calli e campielli / sospinti dal soffio del destino”: ecco il quadro simbolico delle emozioni, l’essenza vera del romanticismo.

Metricamente, rime libere ed alternate si susseguono nella descrizione di una memoria “che si veste di nostalgia”, ma che non diventa mai vittima del peso degli anni, ma scolpisce con leggerezze semplicità una poesia che diventa “divina ispirazione”. In essa, come scrive Sandro Gros-Pietro nella post-fazione, “la cocente nostalgia fa sì che chi si è esaltato ad imbellettarsi di virtuosismi letterari alla moda finirà per essere dimenticato, mentre chi ha coltivato con umiltà la purezza del canto lirico sarà ricordato con venerazione”.

Recensione
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