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Il primo racconto pubblicato da Mara Dal Zillo è la storia di un viaggio speciale. Quello di Zina, una ragazza diciassettenne in fuga. Zina fugge dagli orrori e dallo strazio di una guerra che pare senza fine, lasciandosi alle spalle grida disperate di fanciulli, una casa e una famiglia ormai distrutte. Dopo aver trovato albergo in un Ostello senza Frontiere, decide di provare a porre fine all’incendio che ha dentro e al tormento di un Inferno mai desiderato, diventando “l’Angelo della Taverna degli Angeli”. L’idea di poter diventare un’icona sensibile agli occhi di spettatori attenti e incuriositi, lavorando appunto come figurante dapprima in strada, poi nel famoso locale di quell’omone “robusto con grossi baffi” che è il Sig. Teo, entra nella sua mente dopo aver notato, in una piazza, un “monumento” particolare (“Mi accorsi di lui per caso per un aquilone che volava in cielo. Era una grande statua […] Grigio, non so se per il colore naturale del marmo o per lo smog. Dall’alto sembrava benedire una popolazione che non lo notava”).

La nuova esperienza, così affascinante e originale, trasporta Zina in una nuova dimensione, aggiungendo alla sua adolescenza ancora frastagliata, ma bramosa di vita e libertà, dei tasselli che mancavano da tempo. Incontri, odori, sapori che lasciano il segno. Inoltre, una nuova consapevolezza, il bisogno di tentare altre vie, di esplorare altri mondi (“Riflettevo, sulla mia adolescenza, sul mio tempo che andava con il flusso della vita. Pensai alle porte chiuse, a quelle che si sarebbero aperte ancora. Al mio divenire”). Improvvisa, la decisione di mutare occupazione e impegnarsi a lavorare in un quotidiano di provincia. Un universo inedito, ma foriero di importanti e illuminanti contatti.

Zina, il mio tempo è un libro sul quale sembra anelare davvero la presenza di un angelo. Quasi un custode della vita di un’adolescente come tante, ma dotata di un’anima profonda come poche. Gli angeli hanno una natura divina, ma si calano costantemente nei nostri pensieri, nel nostro cuore, donandoci protezione anche quando dimentichiamo di chiederla. Questo sembra voler dire Zina al lettore, trasportandolo in una nuvola di leggerezza, quasi come un origami di carta che accompagna il piccolo volo intrapreso. La scrittura dei brevi capitoli di cui è composta l’opera, ricorda molto lo stile pacato e pulito della prosa orientale, e lascia negli occhi un’impronta di grande serenità, oltre che di tenue saggezza. “La forza e l’incanto ci rendono eterni”: una massima da conservare nei ricordi.

Recensione
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