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Forse solo sulla
punta delle dita di una mano si possono contare i libri in versi dedicati alla
figura paterna .Il rapporto tra padri e figli è senz’altro più complesso e
difficile di quello con le madri: spesso il padre viene considerato un estraneo,
se non addirittura un rivale o un nemico. Non mancano, tuttavia, in poesia
testimonianze alte d’amore filiale. Celebri risuonano i versi di Camillo
Sbarbaro: “Padre, se anche tu non fossi il mio | padre, se anche fossi a me un
estraneo, | per te stesso egualmente t’amerei”.
Daniele Piccini,
giovane critico di vaglio (è di recente uscita per la Bur l’antologia La
poesia italiana dal 1960 a oggi, da lui stesso curata), già autore di sillogi poetiche, ha composto una
raccolta, dedicata interamente al padre, intitolata Canzoniere scritto solo
per amore.A partire dal XV secolo in poi,
dalla Bella mano di Giusto de’ Conti (1440), sulla scia delle Rime
petrarchesche, si chiamarono canzonieri quelle raccolte i cui componimenti
avessero seguito lo svolgimento logico di una vicenda d’amore. Il fulcro del
canzoniere del nostro poeta, scritto solo per amore, è, infatti, la
testimonianza forte ed appassionata dell’intenso legame affettivo che univa
l’autore e l’unisce ancora al padre, improvvisamente e precocemente
scomparso.
È un libro di viaggio e di permanenza. Un viaggio che Piccini
intraprende idealmente assieme al padre: “Ti porto via | dalla plancia di comando
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di questo cimitero | che prende il mare”. Un viaggio a ritroso nella memoria e nel
tempo, un tempo che vive nell’immanenza del ricordo: “La notte gonfia il
giorno | di lande luminose, | la morte inventa terre di nessuno, | il tuo sorriso
però | non lo possiede, | il suo dominio non arriva a tanto”. La poesia,
ancilla domini, conduce per mano il poeta oltre le regioni del visibile dove
si trova il padre, la cui presenza, grazie a lei, è ovunque percepibile .Una
tensione panica, oserei dire cosmica vibra nei versi del Nostro. La natura, nella
sua immanenza creaturale, partecipa a questa comunione spirituale tra padre e
figlio, ed è una natura dolce e incantata: “Ondeggi come ondeggiano | i girasoli
lasciati parlare | dai venti”. Anche l’effige d’un cavallo, simbolo luminoso e
solare, fedele compagno ed amico del padre, ritorna sovente nel canzoniere di
Piccini: “La primavera schiarisce la tua tomba | il volto con cui aspetti |
accanto al tuo cavallo | prende luce”. La figura paterna non solo continua a
vivere nel sangue del figlio, nei suoi gesti, ma è avvertibile anche nel
respiro stesso del mare, nello sguardo della luna, nel soffio di vento sul grano: “In poche ore il grano è fatto colmo,
| ancora meno e sei diventato | il soffio
che lo investe”. L’amore filiale ha, quindi, la forza d’abbattere ogni limite di
spazio e di tempo, ogni confine tra la vita e la morte: “ Ti amo per tutti gli
anni della vita | dove ti sogno, tu ancora a venire | che nasci dal mio fondo, da
domani”.
Un linguaggio
classico, lontano da ogni ricercato abbassamento del livello
semantico, caratterizza i versi di Daniele Piccini, protesi ad un lirismo intenso, ma al contempo contenuto, legato ad immagini incisive e solari. Il volto del
padre, che affiora dal ricordo del poeta, appare sempre
sorridente, consolatorio, fonte prima di un’inesauribile tenerezza: “All’alba,
prima di un viaggio | rivedo i pesci venire alla luce | sul lago Trasimeno: | una
furia di bocche che affiorano | e tu che ridi, aperto, insieme alla mamma”.
Le pagine del
Canzoniere scritto solo per amore, oltre a testimoniare una raggiunta
maturità poetica dell’autore, non rappresentano soltanto una sfida e un
possibile superamento della morte attraverso la forza affettiva della memoria,
ma individuano, in una dimensione trascendente, l’istanza primaria relativa a
quell’unico amore da cui tutto è originato :“Io ti domando: perché? O se
vuoi: | dimmi per quale amore | dimmi per quale amore mai, ancora”.
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Recensione |
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Canzoniere scritto solo per amore
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poesia
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| Autori |
| • | Daniele Piccini |
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Edizione:
Jaca Book
Milano 2005 |
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| pp. 104 |
| prezzo: € 12,00 |
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| Recensione a cura di |
| • | |
Pubblicata su:
Literary nr.3/2006
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