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Romanzo ben scritto e con importanti messaggi, anche con evidente caratterizzazione filosofica. Un vecchio, dal faro a precipizio sul mare, diviene colui che con il suo vivere ritenuto tanto fuori del comune, tenterà di distogliere dalle tante cose pericolose tipiche della vita d’oggi. Gingle comincia a raccontarsi presso il luogo, ove solitario vive l’isolato anziano e proprio lì, il narratore si trova innanzi a una meretrice, lontanissimo dal poter comprendere la differenza tra sesso e amore. Le sequenze dialogiche ci spiegano direttamente visioni assai importanti della vita, con buonissimo ritmo e capacità d’espressione, messe in bocca a Tarbo, l’amico del protagonista e che sarà presente per tutto il libro.

L’anziano uomo del faro, dedica tutto sé stesso alla meditazione, per questo pare intricato e assurdo, lontano dalle cose effimere che invece tanto hanno rilevanza per il resto del mondo rispetto alla comprensione dell’esistenza. L’anziano uomo parla e declama, spesso paiono assurdi i suoi messaggi, a coloro che sono intrappolati nei bisogni indotti dal sistema. Egli viene pensato stravagante e avulso da tutto, mentre leggendo si può cambiare parere riguardo al pensare, provare a trovare nella solitudine quanto cercato, oltre ogni preconcetto e pregiudizio. S’intrecciano storie d’amori inseguiti e poi perduti, mentre sullo sfondo continua a stare il vecchio e solo quando Gingle va presso il faro ad ascoltarlo, affiorano i pensieri che riescono a fargli comprendere quanto cose da cambiare ci sarebbero nella sua vita.

Sin dall’incontro con lo psicologo dell’amico Tarbo, compare in scena il ricordo di un certo Amicare che sarà da tenere ben a mente per il proseguio della trama. Alla fine a guardiano del faro, quando il vecchio sarà lasciato morire, chi andrà?... vedrete gli scherzi del destino!!! Mentre le parole venate di mistero udite proferire hanno lasciato qualcosa.

Riflessioni su ciò che il mondo ci propone, su cosa il sistema ci propina facendolo passare per buono… allora sarebbe meglio che esistessero più vecchi che dai loro fari ci raccontassero qualcosa per distoglierci dalla violenza e dell’aggressività che pervadono le nostre vite. Il faro è per i marinai ciò che indica la strada da seguire e oltre il mistero il vecchio dava davvero dei punti di riferimento importanti.

Il libro ha molti personaggi e la trama a volte è poco parca, tuttavia si notano anche le capacità del bello scrivere, non ultimo l’uso corretto degli apostrofi in presenza di vocali omofone.

Il romanzo è sicuramente inadatto a un pubblico giovane. Purtroppo a volte l’uso di termini triviali, abbassa il livello della interessante opera. Pare che il lessico di certi autori a volte sia così povero da dover ricorrere all’uso di termini grossolani, eppure il nostro vocabolario non dovrebbe mancare di possibilità di scelta.

Recensione
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