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I legami di sangue sono cosa assai di rilievo, specialmente in un momento storico nel quale gli stessi stanno mutando parecchio in quanto a significati e ruoli. La stessa ricerca antropologica ne sottolinea l’importanza in ambito di studio ma questo libro si apre a riflessioni utili non solo al dotto indagatore ma anche all’uomo della strada. Il racconto ha tinte un po’ forti e il destinatario non può essere un fanciullo tuttavia l’autrice tocca argomenti molto interessanti sotto più ottiche, in particolar modo sottolineando le ambivalenza di ogni rapporto.

Il romanzo è ambientato nel trevigiano e narra degli accadimenti tragici che si svolgono attorno alla proprietà di una villa, con la morte di tutti gli altri.

Odio e virtù si alternano; finzioni e ipocrisie: forse si mettono in evidenza aspetti della vita attuale, tanto presa a considerare i veri valori dell’esistenza sottostanti alla ricchezza.

Gli aspetti psicologici messi in rilievo andrebbero a mio avviso analizzati con i ferri del mestiere mentre si rimane un po’ troppo sulle ipotesi e senza connotazioni scientifiche. Molteplici sono altresì i problemi esposti, tra i quali è toccante il ruolo di Toni lo storpio.

Pesantissima e importante l’analisi sulla famiglia alla quale il lettore viene invitato, anche se personalmente avrei scelto altre strade che anziché alla morte, avrebbero portato, all’opposto, alla vita, con finale del tutto differente.

Dal punto di vista letterario ho trovato assai poco chiaro l’uso dei tempi verbali, con continuo alternarsi tra presente e imperfetto e ciò dà molta noia secondo il mio avviso al lettore.

Recensione
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