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La veneziana Michela Torcellan è stata capace, con questo piccolo-grande capolavoro, di regalarci un connubio perfetto tra ricerca storica, fiaba e immaginario. Si tratta di 4 bei racconti legati tra loro da una falsa riga, velata da un certo spleen baudeleriano e uniti: Il calice e la spada ambientato alla fine del Duecento, momento storico nel quale l’autrice è specializzata; La morte di Casanova con il protagonista moribondo che in Boemia ricorda la sua amata terra, con riferimenti precisi all’epoca ma anche con antropologia ed etnologia; Sabba lagunare per tornare a Venezia e far comparire anche le streghe e Il contafole, che mi fa pensare alla celebre esposizione del Basile. La leggenda popolare, la cultura radicata nel sapere delle genti, è portatrice d’importanti insegnamenti anche nell’era dei micro-chips. Si tratta di un’opera che può essere apprezzata dalla ricerca scientifica ma non di meno adatta a chi voglia immergersi nei racconti fantastici e favolosi e quindi con ampio margine di mercato.

La tradizione, se letta con gli occhi della Torcellan, può arrivare a mostrarci verità e pensieri filosofici di alto valore. In quanto amante del genere favolistico sono stato quanto mai entusiasta de Il Contafole che è poi un sunto conclusivo del messaggio fondamentale del libro in materia di essoterismo. Il potere massmediatico ci annebbia le menti, avverte l’autrice e il messaggio è quanto mai importante. La curiosità, la voglia di conoscere con accuratezza, in una situazione epocale nella quale la notizia muore ancora prima di nascere e nessuno informa più, hanno un valore immenso: ecco cosa ci dice fondamentale questo stupendo testo.

Interessante la ricerca d’indizi da leggere nella cultura veneziana, belle le ambientazioni pur’esse utili a comprendere fisicamente e socialmente il contesto. Il lavoro diviene importante materiale ai fini anche di uno studio culturale.

Recensione
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