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Assolutamente interessante quest’opera prima di un autore della provincia di Verona, precisamente di Caprino Veronese, pendolare tra Verona, Copenhagen e il Brasile. Interessante perché capace di gettare un vero fiume di parole su quanto difficilmente è vagliato dagli scrittori: l’infanzia e la pre-adolescenza viste dal di dentro.

Protagonisti dei bambini di una manciata di anni, otto, travagliati (circa una ventina d’anni fa) dagli scrupoli morali inculcati dall’insegnante di catechismo e mai fugati da un imbarazzato parroco durante una Prima Confessione, un po’ spauracchio, un po’ catarsi. Bambini che si impegnano in corse da una casa all’altra del paese, in appuntamenti per i compiti e la merenda, chi figlio unico, chi parte di una grande famiglia praticamente perfetta, cinque figli e due genitori impiegati negli alberghi del lago di Garda dove la vicenda si svolge. Un testo snello, interessante, malgrado le molte pagine; capace di scivolare dentro l’anima del lettore e di interessarla, appassionarla, commuoverla. E non già per quello scampolo di mondo e di realtà sociale scomparsa, quanto per la genuinità dei dialoghi interiori, e non, dei piccoli protagonisti.

Uno tra tutti Paolo, membro della famiglia grande, alle prese con la pubertà e i risparmi per costruire una grande casa, con tre bagni che evitino le code spazientite e una camera per ogni figlio che sostituisca l’unica stanzona con i letti a castello. La famiglia che coccola e protegge, dalla bronchite o dalla fimosi, dal lutto per la perdita di uno dei ragazzi, investito da un’automobile all’uscita dall’allenamento sportivo. La famiglia che insegna senza minacce, tanto a quelle ci pensa già la catechista, con tanto di terrore sulle macchie nere dell’anima che senz’altro si vanno allargando perché si è scoperto che le turiste tedesche prendono il sole a seno nudo, il papà ha un sesso più grosso del proprio, all’amico figlio unico può nascere un fratellino e alla sorellina sta crescendo il seno. Tutte quelle scoperte e domande e allusioni e paure che popolano la mente dei bambini e che non c’è progresso che tenga, sono sempre quelle. La vita scorre via in fretta, tra le vacanze in campagna dai nonni e i compiti da finire, i litigi con il migliore amico e i giuramenti “per sempre”. Sarà in questo paradiso della beata gioventù che Paolo scoprirà di voler bene a Marco e poi, una volta tradito da questo, a Claudio. Sarà con la stessa semplicità delle scoperte bambine che proprio lui, il “secchione”, amato un po’ da tutti, venerato al suo rientro a scuola dopo un lungo ricovero in ospedale a causa di un incidente d’auto che l’ha portato al coma, scoprirà di essere davvero il “frocio” delle accuse più infamanti, delle paure più profonde. Il romanzo si chiude con una certezza non svelata appieno, con una liberazione data dalla capacità di affermarsi, pur così giovane. Si chiude sui compagni di scuola che fanno quadrato non tanto nei confronti della diversità, quanto contro la cattiveria dell’ex amico che, forse, si è soltanto sentito tradito ma che, comunque, ha messo in giro le più infamanti calunnie. Si legge di vita, in un soffio di emozioni delineate dalla precisione del racconto, e si partecipa alla vicenda quasi si trattasse di parenti, un po’ ricordando i tempi andati, un po’ affascinati da quel momento dell’infanzia che non torna più e che pure non si è dissolto, per i protagonisti, con le solite tragedie narrate con pathos, bensì nella quietezza dei giorni allietati dal panorama del lago. Da leggere.

Recensione
Anche un uomo
narrativa 
Autori
Gian Luca Mario Loncrini
Edizione:
Alberti & C. Editori
Arezzo 2007

Illustrazioni di Ezio de Grandi - pp. 304
prezzo: € 24,00

Recensione a cura di
Pubblicata su:
NonSoloLink nr.11/2007
 

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