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La rievocazione che Cristina Contilli ci presenta in questo romanzo breve, della triste vita nel carcere dello Spielberg dei patrioti italiani e di quella successiva alla loro liberazione, con nell’animo e nel corpo i segni della feroce prigionia, è documentata dalle lettere scritte da Silvio Pellico, (oltre che dal libro di memorie dello stesso autore, “Le mie prigioni”, che, secondo il Metternich, “costò all’Austria più di una battaglia perduta”), riportate, in alcuni loro passaggi, all’inizio dei capitoli, insieme ai versi più significativi, dello stesso autore, tratti dalle sue opere.

Attraverso episodi della storia d’amore fra la contessina Cristina Archinto Trivulzio ed il Pellico, ritrovatisi dopo molti anni dal loro primo incontro e diventati marito e moglie, dopo lo scioglimento del matrimonio di lei, con Giuseppe Archinto, vengono rievocati i giorni più neri e più tristi vissuti dai coraggiosi italiani, colpevoli soltanto di volere l’indipendenza dell’Italia dal giogo austriaco ed anche il periodo successivo alle loro nozze, reso difficile dalla malattia di lui, ma anche felice, grazie ad un amore fortissimo: un legame che aveva superato gli anni, la lontananza, la sofferenza, le storie sentimentali, anche intense, di entrambi.

L’autrice, più che usare il linguaggio passionale, che pure utilizza, seppure in maniera molto limitata, e a cui ci ha abituato nei suoi romanzi, ci parla attraverso un lessico fatto di tenerezza, di comprensione reciproca, di affettuosa vicinanza, di cure, di preoccupazioni per la salute, ma anche per i compagni patrioti, travolti da alterne vicende ed anche di racconti duri, da parte di Silvio a Cristina, sulle vessazioni subite durante la prigionia, di cui lei ignorava la vera portata.

Sembra che la scrittrice si sia affezionata ai suoi personaggi, tante volte evocati, attraverso le lettere, le poesie, le storie, che ci ha ben descritto e narrato in altri suoi volumi.

E’ molto commovente, a mio parere, la dedica iniziale, che riporto letteralmente, per non omettere nulla del suo profondo significato: “Questo libro è dedicato a tutti i patrioti italiani detenuti nello Spielberg, ma anche alle donne che li hanno amati e ne hanno condiviso speranze e sofferenze”.

In questa frase, ritengo sia condensato tutto lo spirito che ha animato Cristina Contilli nello scrivere questo libro, che, come sempre, attraverso la veste del romanzo e quindi di una lettura più piacevole e “leggera”, ci porta a conoscere la storia.

Recensione
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