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Come Cristina Contilli conferma nella : “Nota dell’autrice” e come ci ha ormai abituato nei suoi  “historical-romance”, i protagonisti di questa sua ultima vicenda sono veramente esistiti, come sono  reali sia l’ambientazione storico-geografica, che gli avvenimenti nei quali i personaggi si muovono ed agiscono: così ci troviamo nella Torino di Carlo Alberto, all’epoca dei moti rivoluzionari del 1821, (Carlo Alberto, principe reggente, dopo l’abdicazione di Re Vittorio Emanuele I, avrebbe voluto sostenere i rivoluzionari, ma venne fermato dal nuovo Re, Carlo Felice, che negò la Costituzione promulgata dal giovane, fermando così il suo slancio verso le richieste del popolo e deludendo coloro che avevano risposto in lui tante speranze, dovranno passare 27 anni, prima che Carlo Alberto, divenuto re, mantenga fede all’antico ideale costituzionale, emanando lo Statuto Albertino), poi in Svizzera e, successivamente, in Francia ed in Belgio, durante l’esilio del Conte Emanuele Dal Pozzo Della Cisterna e della sua compagna, la contessa belga Luise De Merodè, che egli sposerà in seguito e dalla quale avrà, in età non più giovane, due figlie, ed infine, nuovamente a Torino.

La ricerca della scrittrice è stata resa più difficile dalla scelta di personaggi che, seppure ricchi di ideali e di carisma, risultano di secondo piano nello svolgersi degli avvenimenti, ma questo non le ha impedito di osservare la consueta fedeltà ed aderenza alla verità, pur in una cornice romantica.

Ancora una volta, al fianco di un rivoluzionario, troviamo la presenza attiva di una donna coraggiosa, che agisce nell’ombra, contrariamente alle eroine di alcuni romanzi precedenti, dedicati alle donne che hanno combattuto apertamente, durante la Rivoluzione Francese ed in altre guerre, ma non per queste riveste un ruolo meno importante e determinante.

Le vicende amorose, anch’esse realmente vissute dai protagonisti, si arricchiscono, grazie alla fantasia della Contilli, che introduce un elemento immaginario: la presenza di una collana, che considerata portatrice di sfortuna, viene venduta dalla contessa, che potrà così aiutare il suo Emanuele, al quale verranno confiscati tutti i beni, a causa della sua partecipazione all’insurrezione, per la quale verrà anche arrestato e detenuto nel carcere di Fenestrelle (beni che gli verranno in parte restituiti anni dopo).

La narrazione è corredata da ritratti ed immagini dei protagonisti e dei luoghi, cosa non secondaria per la completezza del racconto ed anche per offrire al lettore un elemento in più per immaginare i volti dei protagonisti ed il loro vissuto.

In questo volume, Cristina Contilli, compie, a mio parere, un ulteriore passo in avanti nella sua capacità narrativa, introducendo varie parti descrittive, che si alternano ai dialoghi, meno serrati rispetto ai precedenti romanzi, pur senza nulla togliere alla validità di questi ultimi.

La trama diventa così di più ampio respiro, viene ampliata e corredata di elementi essenziali alla scorrevolezza della lettura, senza mai diventare, comunque, pesante o noiosa, anche là dove la storia in senso lato si sovrappone alle storie personali.

Anche le scene amorose acquistano nuova dolcezza, fondendo l’erotismo, sempre presente, con la tenerezza, cosa che raramente si ravvisava, certo per coerenza con le vicende presentate, nella saga di Alain e Juliette, altra opera della stessa autrice, che intrigherà coloro che, dopo aver letto: “La contessa rivoluzionaria”, vorranno approfondire la conoscenza di un’autrice molto prolifica, che parla del passato con la modernità che si addice ai nostri tempi, pur senza tradire lo spirito dell’epoca in cui vengono ambientati i suoi romanzi.

Recensione
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