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Il
volume La figlia dell'imperatrice è il secondo della trilogia che
Cristina Contili ha dedicato al periodo storico che abbraccia la fine del '700 e
gli inizi dell'800. Ancora una volta, le vicende stroiche si intrecciano con
quelle personali dei protagonisti. A dominare su tutto, in questo romanzo,
è però l'amore, descritto nelle sue diverse sfaccetature, senza falsi pudori,
con un linguaggio erotico e passionale, che ben esprime l'intensità delle
vicende narrate.
Non è certo l'amore idilliaco dei romanzi rosa, quello che la Contilli fa
vivere ai suoi personaggi, ma l'incontro fra persone, siano essi amanti, spose,
avventure occasionali, che si immergono fino in fondo nella loro passionalità
Non mancano gli scandali e gli intrighi di corte, tipici dell'epoca, come si
evince anche dal titolo che ci introduce ad una storia non certo lieta, quella
della presunta figlia dell'imperatrice Josephine, moglie di Napoleone,
abbandonata dalla madre, costretta a diventare prostituta, poi una cameriera ed
infine una dama di compagnia, arrivata a Parigi unicamente per una vendetta di
un gruppo di persone, parenti dei congiurati, condannati anni prima al carcere.
La vera protagonista è però un'altra giovane donna, già incontrata nel
precedente volume, Juliette, ultima figlia del Marchede de Sade, anche lei
costretta a prostituirsi, salvata da un ufficiale che se ne innamora e la sposa,
facendo di lei la felice contessina de Soissons, presunta autrice di un romanzo
erotico, uscito anonimo ed a lei attribuito dall'imperatrice, per vendicarsi di
aver portato a Parigi Josephine Desiré, la figlia abbandonata.
Che sia lei o meno l'autrice, questa vicenda dà inizio alla carriera
letteraria della giovane contessa, che muove i fili delle vite dei suoi amici e
che sa rendere felice il marito, Alain, che ha molti più anni di lei, ma del
quale è profondamente innamorata.
Ancora una storia intrigante ed appassionante, che non può non leggere chi ha
già avuto modo di conoscere ed apprezzare i volunmi precedenti dell'autrice.
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Recensione |
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