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Cristina Contilli ha scritto e romanzato, in diversi libri,  le vicende di Silvio Pellico, traendo spunto dalla sua vita, dalle sue poesie, e, soprattutto, dalle sue numerose lettere, già riunite  in un epistolario, nel 1856, a cura di Guglielmo Stefani, raccogliendo, recentemente, lei stessa, in diversi volumi, le lettere scritte alle donne , variamente coinvolte nella sua vita, agli amici e ad altri valenti personaggi, dal Pellico.

In questo originale volume, elaborato a quattro mani, la stessa Contilli e Laura Gay ricostruiscono la storia di Silvio Pellico e della Contessina Cristina Archinto Trivulzio, attraverso delle missive “inventate” dalle autrici, che “impersonano” i due innamorati.

La  conoscenza fra i due, avvenuta molti anni prima del concretizzarsi della loro vicenda amorosa nelle nozze tardive, un matrimonio finito e la nascita dei figli per lei e la cruda esperienza del carcere, il ritorno a Torino, la solitudine per lui, vengono narrate attraverso le parole, sia d’amore che di rimpianto, in questa corrispondenza, che potrebbe apparire reale, in quanto attinente alla vicenda vissuta, se non ne conoscessimo le vere “responsabili”, che hanno reso la narrazione maggiormente fruibile ad un pubblico più vasto di quello che conosce gli epistolari originali del poeta e scrittore S. Pellico.

La prima missiva, datata 1819, viene inviata dal poeta all’amico Ferdinando Rossi di Vandorno e parla del suo incontro con una giovanissima Cristina, verso la quale egli prova uno slancio amoroso, che non riuscirà però a manifestare, la seconda e la terza, indirizzate sempre a Ferdinando, parlano della crudele prigionia e dell’amore per una donna destinata ad un altro, il cui ricordo è l’unico conforto in tanto orrore.

L’epistolario continua con un breve scritto della Contessa, di passaggio a Torino, che vorrebbe incontrare Silvio, lui le risponde che non l’ha mai dimenticata e che andrà a trovarla, con un pretesto: sono passati ben 17 anni dal loro primo incontro ed in una successiva lettera, Cristina si rammarica che, allora, lui non le abbia confessato i propri sentimenti.

E’ il 1847 quando lei gli comunica l’annullamento del suo matrimonio e la speranza di un futuro insieme e lui scrive all’amico di sempre, confidandogli quello che è ancora un segreto: la felicità ritrovata.

L’anno successivo, Cristina teme che la presenza a Torino dell’ex-marito Giuseppe possa turbare la loro serenità, le sue paure sono anche dovute al contrasto fra quest’ultimo, filo-austriaco ed il loro figlio, Luigi, che ha combattuto sulle barricate di Milano, per la liberazione della città, per questo scrive al Conte Archinto, per perorare la causa di Luigi ed il suo diritto ad avere delle idee contrarie alle sue.

L’ultima lettera è datata 1851 ed è insieme un tentativo di riavvicinamento dopo un litigio e l’espressione della gelosia per la frequentazione di lui, per motivi di lavoro, con la Marchesa Giulia di Barolo, di cui si mormorava un possibile matrimonio col Pellico, notizia smentita da lui stesso e dalle ricerche accurate sulla nobildonna, attualmente in odore di santità.

Sappiamo che Silvio e Cristina riuscirono a coronare il loro amore, ma, se possiamo muovere un piccolo appunto alle brave autrici, dopo aver espresso un giudizio molto positivo sulla loro originale idea e sulla realizzazione della stessa, è quello di chiedere se l’interruzione della corrispondenza sia dovuta al riunirsi dei due innamorati, o se abbiano voluto lasciare i lettori ancora ignari della conclusione della loro travagliata vicenda col fiato sospeso.

Spero sia questo un invito ad una nuova edizione, dove ci siano due lettere di riappacificazione fra di loro ed una promessa di amore eterno, come realmente è stato: insieme, dopo tanta attesa, fino alla morte di lei.

Recensione
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