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In un’epoca in cui la ragion di stato e i conseguenti accordi fra le famiglie regnanti, sia su grandi imperi che su piccoli ducati, come appunto quello di Camerino, prevalgono certamente sull’amore e sui desideri delle persone, le figure di Guidobaldo II Della Rovere e di Giulia Da Varano, costretti ad un matrimonio concordato fra i loro genitori, in un’età, per lei, adolescenziale, spiccano per l’evolversi della storia che li porterà ad amarsi veramente, prima con tenerezza e rispetto da parte di lui e di timore da parte di lei, poi con passione ed affetto.

Questo non impedirà a Guidobaldo, all’inizio del suo matrimonio, di intrattenere altri rapporti, sia con la donna amata da tempo, Clarice Orsini, la quale sposerà poi un nobile napoletano, dopo essere stata rifiutata dal Principe Farnese, proprio a causa del precedente legame e che avrà un figlio sulla cui paternità rimarranno ragionevoli dubbi, che con la Contessina Cassandra De’ Ricci, da cui avrà una figlia, da lui riconosciuta e al cui sostentamento provvederà, seguendo quello che era il costume dei nobili dell’epoca, che, costretti appunto ad unioni combinate, si concedevano spesso evasioni, dalle quali nascevano figli illegittimi, spesso cresciuti a corte, assieme a quelli legittimi.

Guidobaldo si dimostrerà però molto delicato con la moglie bambina, saprà aspettare che lei sia pronta, seppure ancora giovanissima, a diventare una vera compagna, l’amerà appassionatamente e rischierà moltissimo cercando di salvare il Ducato di Camerino, da lei ereditato dal padre, in assenza di altri discendenti, ma conteso dal Papa, cui alla fine verrà ceduto in cambio però del suo valore.

Ispira grande tenerezza questa piccola eroina romantica, coraggiosa e sfortunata, che finirà per amare il suo sposo, nelle cui mani ripone la sua vita di bambina, rimasta orfana, sacrificata alla necessità di conservare il Ducato, retto dalla madre, donna coraggiosa, ma pur sempre una donna in un mondo prettamente maschile, dove la prevaricazione dei potenti è legge.

Ancora molto piccola, sposandosi con Guidobaldo, del quale aveva fino ad allora visto un solo ritratto, si trasferirà dalla piccola corte di Camerino a quella più importante di Urbino, pronta a donarsi a lui, sottomessa alla sua volontà.

Piano, piano acquisterà sicurezza e confidenza, imparerà a palesare al marito le sue perplessità, a chiedergli di non costringerla a sopportare altri tradimenti, a rivelargli il proprio amore e la sofferenza, conseguente alle sue frequenti assenze, dovute a ragioni politiche e militari, a opporsi alla suocera, seppure con rispetto.

Reciterà a corte i testi di Pietro Aretino, verrà ritratta da Tiziano, per volere del marito, anche in pose molto audaci (probabilmente la Venere dipinta da Tiziano avrà, per volere di Guidobaldo, il suo volto, ma lei non poserà senza veli).

Diventerà madre una prima volta, perdendo subito dopo la sua creatura, poi darà alla luce una bambina, per poi morire a soli ventitre anni.

Giulia Da Varano Della Rovere, personaggio femminile così diverso da quelli cui ci ha abituato l’autrice Cristina Contilli nei suoi precedenti romanzi, imperniati sulla vita di donne combattenti, volitive, forti, audaci nei costumi e nella professione, precorritrici dei tempi, non è certo priva di coraggio,seppure apparentemente piegata dagli avvenimenti dolorosi che segneranno la sua breve esistenza, anche lei saprà essere una vera “combattente”, nella quotidianità, nell’accettazione di un destino per lei segnato, ma non per questo subito, nel suo rapporto con un marito, che imparerà ad amarla e a rispettarla, in tempi così duri per le donne, anche di nobile lignaggio.

Pur in un’esistenza quasi normale per una Duchessa del ‘500, Giulia ispira, a mio parere, un sentimento di profondo rispetto, che non la pone assolutamente in secondo piano nei confronti delle eroine della Rivoluzione Francese e del Risorgimento: un rispetto dettato non soltanto dalla sofferenza, ma da tutto il suo vissuto, che la rende più vicina al nostro cuore e alla nostra umana pietà.

Recensione
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