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Alleluia in sala d'armi. Parata e risposta

Edito, nel settembre 2014, da “Il Convivio”, con prefazione di Giuseppe Leone e nota di Angelo Manitta con il titolo di Alleluia in sala d'armi. Parata e risposta, il volumetto di Rossano Onano e Domenico Defelice presenta le pubblicazioni della rubrica satirica, comparse nella rivista Pomezia-Notizie dall'aprile 2012 fino allo stesso mese del 2014. Nel libro ogni “Alleluia” presenta una ripresa innovativa della satira basata su un raffronto o contrasto menippeo a connotazione commisurativo-dialogica tra gli input prosastici, pungenti e provocatori dell'Onano e le risposte ironiche in versi del Defelice.

In effetti, il raffronto, non si offre come un duello oratorio e neanche come un talk show uggioso di un sollecitatore importunante ed un poeta non sempre consenziente, in quanto se il primo rivela subito dei fatti un diffuso utilizzo delle contraddizioni e delle diverse interpretazioni ideologiche, poniamo fra vescovi anglicani e cattolici, fra l'insegnante e il Vescovo di “Alleluia del parlare chiaro”, p. 39, ecc., l'altro, temperante e bonario, nei suoi versi, densi di sale italico, rifuggendo dalle smaniose manifestazioni dell'ira e da qualsivoglia ambiguità, dà luogo ad un'ironia oscillante tra il serio ed il faceto per poter placare lo sdegno e il corruccio per gli innumerevoli casi di corruzione e per poter scoronare le implacabili ottusità, le perduranti ipocrisie, i vizi e le mistificazioni dei potenti, che hanno portato al collasso la società e la vita del nostro tempo.

Il libro si presenta come un amaro caleidoscopio di casi problematici, pedestri e contraddittori della realtà italica, divenuta caotica ed illeggibile per via delle interpretazioni fallaci e le azzardate e assurde risoluzioni proposte ad ogni serio problema, secondo l'Onano, mentre i versi del Defelice, assumendo il tono del linguaggio parlato della quotidianità, sono indirizzati a sferzare personaggi ed istituzioni, utilizzando l'ironia ed il sarcasmo tesi al massimo, riuscendo talora un po' mordace, ma spesso smuovendo il riso, consapevoli che il suo spirito di poeta è sorretto da un'alta moralità (“incorrupta Fides, undaque Veritas”), che di certo è la prioritaria condizione di nascita di qualsiasi forma di composizione satirica.

Il libro offre una nutrita raccolta di varie composizioni vertenti su molti temi come le tasse, la discriminazione, la pari opportunità, il rapporto matrimoniale, il risparmio energetico, la protezione civile, ecc.

Tra i personaggi vengono alla ribalta un fischiato Celentano che “dall'alto della spocchia / dà lezioni al mondo intero. / Lui si crede già il Messia” (p. 13), il Monti che ha peggiorato la crisi colmandoci di tasse e arricchendo le banche, uno dei tanti esemplari politici, che al pari di “voraci iene”, continuano a succhiarci il sangue, il comandante Schettino, additato come l'unico responsabile del disastro della “Costa Concordia” con più di trenta morti, ma benemerito alle Agenzie turistiche per avere invogliato quel fitto stuolo di improvvisati turisti soliti sempre a trasformare qualsiasi tragedia in un narcisistico spettacolo fotografico.

Tra gli argomenti trattati vi è l'Imu maggiorata, che dovrebbe essere pagata dai vecchietti ma non dalle banche perché sono esse delle istituzioni benefiche, ma così benefiche da non credere, tanto che, dovendo contribuire ad aiutare le diverse aziende sull'orlo del fallimento, i soldi prestati dall'Unione Europea invece sono serviti alle stesse per poter speculare acquistando dei Titoli di Stato.

Si parla anche della nuova stazione AV di Reggio Emilia, progettata dall'architetto Santiago Calatrava a Mancasale di Reggio Emilia con grave spreco di denaro pubblico, in quanto, afferma il Defelice, “La TAV è fatta per le lunghe distanze / per le brevi non vale”; si argomenta pure del “bandire il corpo della donna da qualsiasi pubblicità”, anche perché certi cartelloni pubblicitari hanno creato imbarazzo e causato degli incidenti automobilistici, ma sembra al poeta un'idea balorda e da talebani, facendoci ritrovare la Venere del Botticelli e le altre figure femminili dell'arte con le mutande. In “Alleluia della creatività” si parla di uno scimpanzé artista, di nome Brent, che ha vinto in un concorso di pittura, usando la lingua al posto della zampa. Ma non c'è da meravigliarsi, risponde il Defelice, se il critico Palma Bucarelli “col mio e col tuo denaro, / comprava per esporre un po' di stronzi: / l'ormai celebre assai Merda d'Artista!”, p. 33. Per un'allerta climatica poi la Protezione Civile è solita giocare allo scaricabarile, tanto che essa “E' un posto per politici e volponi, / non certamente un luogo deputato / per sagge strategie e per le azioni...”, continuando con brio a ricordare le escortine di lusso..., i massaggi ed un certo massaggiato.

Il libro accattivante spinge sovente al riso per certe situazioni inverosimili e facete, anche se offre delle amare considerazioni sull'Italia di fronte al mondo, che è un'”immensa tartufaia, / di tuberosi e funghi-ipocrisia: / buoni, i primi, a condir molte vivande; / mèntori gli altri di bacchettoneria”, p. 24. Il poeta è come “Benedetto, / schifato di banche e di pedofilia, / una rondine stanco ad aspettare” e in “Alleluia della speranza”, alla fine, riesce a dire che “mai siam fuori tempo per sperare” (p. 27).

Di contro alla dissolutezza e perversione dei costumi dell'italico suolo, il Defelice usa un'ironia garbata fatta di asserzioni facete, riprendendo in modo innovativo alcune caratteristiche salienti della menippea come la sincrisi (ossia il raffronto delle idee), anche se non basata sulle questioni ultime del mondo, ma sulla problematicità delle situazioni ideologiche della quotidianità per un più autosufficiente assetto della verità, contro gli interventi inopportuni e le interpretazioni fallaci di parte, in forza di una scoronazione e ribaltamento ambivalente, che mirano alla prospettazione di un diverso ed opportuno punto di vista, di fronte a quanto ci viene proposto dai giullari di una pseudo democrazia come valore assoluto, che in realtà si rivela ormai molto discutibile.

Non per nulla il Bachtin ha scritto che la fantasia di un poeta nella satira menippea “serve per la ricerca, provocazione e, soprattutto per la sperimentazione della verità “ (1).

Nella luce di questa rinnovata satira menippea risaltano del Defelice la sua fantasia inventiva, il brio e la vivacità delle immagini che concorrono nel rilevare, avvalendosi di incisivi ed efficaci versi, il tremendo torpore di un presente arido e vuoto, non rischiarato da alcuna pur flebile luce di un necessario rinnovamento politico, sociale ed etico, ma che invece mostra già molti sintomi di un incombente futuro, turbinoso e cupo.

(1) Michail Bachtin, Dostoevskij. Poetica e stilistica, Torino, Einaudi, 1968, 3° Edizione, p. 149.

Recensione
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