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L'esaltazione della bellezza nella poesia di Maria Grazia Lenisa

Di fronte alle tante espressioni dì una letterarietà nichilistica che imperversano nell'attualità, la poesia di M. Grazia Lenisa è fondamentale nel prospettare lo spazio della poesia come un "mondo altro" d'inventività, "non obbediente alle regole della realtà, in allegoria con la vita" (intervista di Santino Spartà alla poetessa), come uno spazio "verificale", trascendentale e trans-temporale, in cui si attua quella commisurazione fra l'io e te immagini che affiorano dal profondo della coscienza umana; fra l'io e i temi archetipali degli aspetti più impellenti della spiritualità sovrapersonale dell'uomo.

In siffatto spazio, ove nulla è aprioristico e scontato, la parola si permea di una problematicità sofferta, di un fervore acceso,di accenti che si rendono autonomi e sovrani nel dirigere il gioco di una vasta ricognizione che enuclea e ripassa terribilità dolorifiche della vita e anche tensioni travolgenti di un eros-slancio dell'anima per cercare di precisare le fisionomie di una spiritualità assoluta.

Il lungo iter poetico lenisiano, che coincide con le tappe più salienti e ascensionali di questa sua tensione inventiva, è approdata con le precedenti opere ad uno spazio di pura luce (che è quella della Poesia), in cui l'eros emana un fulgore di una spiritualità eccelsa che mima i nitori di una classicità nuova e reinventata. Invero, la poetessa cerca la riaffermazione della bellezza della Poesia, della Parola mai esaustivà che la sottende, della ri-fondazione di una spiritualità nuova per l'uomo, la riedificazione del "L' amore (che) si fa fiato, | Primavera, prendo la luce | con le dita, creo " (Un pianeta d'amore)". Ma non si tratta di un "rifare il mondo" con un'intenzionalità blasfema, ma di verificare la carne, le concrezioni negative e positive della Vita, il medesimo destino del!' Uomo e sondare i conturbanti svelamenti del "Nulla" e della Morte. La poesia raffinata della Lenisa, che si avvale di immagini sempre più inventive e costruita su una tecnica stilistica notevole, è il canto di una Luce di spiritualità che "s'oppone al buio" dell'effimero, del male e della morte; è lo spazio di una rigenerazione di una vera vita, quella del sogno e di una inedita espressione dell'umanità dell'uomo. E' canto di amore, di definizione delle vere urgenze del cuore nell'intento di un rinnovo della fisionomia della Vita.

II recente volumetto, dal titolo Le bonheur. Il canzonario, pubblicato nei "Quaderni di poesia Dars" a Martignacco (Udine), in occasione dell'attribuzione alla Lenisa del Premio Nazionale "Elsa Buiese 2001", scaturisce dalla passione – afferma l'autrice – nei riguardi dei Sonetti d'amore di Shakespeare nel cantare la bellezza di due Giovani. Canto di esaltazione, non galante, che ricerca di sondare "ogni manifestazione della bellezza" che è "misteriosa, prismatica sotto qualunque forma si presenti".

L'ambigua fisionomia fisica maschile, l'inedito scandire il ritmo di una bellezza moderna con "parole arcaiche" che devono essere consentite, l'esaltazione di .una Donna lussureggiante come un paesaggio primaverile enotrio, l'edificazione del "regno dell'amore" con le vocali e le sillabe della parola "puella" condensano l'inno alla Bellezza e alla Vita innalzato dalla poetessa che raggiunge il suo culmine poetico e stilistico nella poesia che inneggia alla primavera e alla sua personificazione tramite la figura di Lei, vestita d'azzurro: colori e profumi di un altro mondo, lei che è figlia della luna ed è "delfino festoso dall'alto | spruzzo". Canto nei riguardi dell'efebica bellezza della donna che è, nel contempo, inno ad una natura che accoglie i suoni del "vento | etésio" (p. 15) ed un amare il Sogno di una natura sublimata da quella luce spirituale che s'irradia dalla Parola inventiva della poesia.

Anche il fiore profumato esalta la gioia della giovinezza "ed il poeta canti sempre la vita, il gelo | si disciolga e la morte risorga" (p. 16).

La dolce e suasiva musicalità effusa da siffatta poesia coesiste con l'inebriato snodarsi di immagini delicate, eteree di una bellezza che avvince:

'Le piace l'oro biondo,
la lunare grazia ch'espande porzioni di mare
ama l'aurora e il luogo fantasioso d'ogni verso
già scritto che l'invade. (p. 17)

Nel volumetto il panico fluire del liquido della gioia che invade il corpo come un mare, un romantico momento d'amore al cospetto della luna, l'incedere soave di un angelo con ali di farfalla, il colloquio d'amore degli elementi della natura in un mondo che vive all'insegna dell'orrore, l'aurora personificata che odora di profumi ed onora la bellezza, la donna che è iniziatrice d'amore in un mondo disumano, insieme al altre stupefacenti immagini, innalzano la poesia lenisiana al livello di una maturità espressiva unica e singolare, fatta di un rigore stilistico e tecnico notevole nell'utilizzo di un verso che trepida internamente nel fluire di una musicalità tenue e di uno slancio poetico verso un "altrove" di Sogno e di Bellezza di una purezza spirituale che lenisce e sublima le imperfezioni e gli orrori del reale.

E' comunque certo che questo volumetto, ricco di note sensuali e soprattutto spirituali, nel cantare la bellezza della natura e,quindi, della creazione, rivela alla fine un'aspirazione palingenetica di un riscatto assoluto nel ripristino di un'innocenza perduta e di un'umanizzazione della terra, dell'universo e, principalmente, della coscienza dell'uomo.

L'autenticità espressiva della poesia lenisiana ha il merito, dunque, della ricerca di un linguaggio nuovo, di uno stile che si pone vitale e moderno e di una poetica inedita che si mantiene aderente alle esigenze di una sensibilità non manierata di un inventario "verificale" problematico, che ci consegna una nuova visione e dimensione dell'uomo di oggi nei rapporti con la vita, la religiosità, Dio e, soprattutto, con le intime ed impellenti rivendicazioni della sua coscienza e spiritualità.

Recensione
Le bonheur. Il canzonario
poesia 
Autori
Maria Grazia Lenisa
Edizione:
D'Ars
Udine 2001

Nota dell'autore. Grafica e intervento a mano di copertina di Federico Santini - pp. 56

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