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Prefazione a
Fiori d'albe
di Ines Scarparolo

la Scheda del libro

Neuro Bonifazi

In una ricorrente, preziosa e drammatica celebrazione di memorie e di sogni, nel breve e ansioso respiro del verso di questa nuova e voluminosa silloge, la poesia di Ines Scarparolo coinvolge tutta una vita, la sua vita, giunta alla pienezza della maturità. E' la poesia di una donna amorosa, figlia e madre, intimamente congiunta alle più raffinate "trasparenze" sensibili della natura e a una risoluzione confidente nella particolare presenza consolatrice della religione. Giunta così, con tanta perizia di parole e di ardimentose metafore, a un livello eccezionale di accenti e di riprese sentimentali, questa congiunzione di diversi elementi nell'ambito della memoria, già in passato strana e intimamente misteriosa, si è come liberata in una dimensione di sofferta e dolce malinconia, che ha offerto alla sua autrice — tra la delusione e il sorriso, tra il rimpianto e il conforto, tra la dedizione e la denuncia — la maniera di rivelare alla fine ciò che appariva nascosto e trattenuto nel fondo del suo animo.

La Scarparolo ha guidato a lungo il tessuto poetico solitario con la spola di una stupefacente animazione fantastica degli eventi e delle persone, ripensate come iniziali o come infantili, e con la riproposizione stagionale delle fioriture o la ripetizione quotidiana e solare delle albe e dei tramonti: il tutto avvolto in una "carezza", sempre variata in tante forme, e insostituibile, come compimento di un'antica promessa e come tragica riesumazione nel sogno di una perdita irrimediabile. Tutto nasce dal ricordo, e nel ricordo c'e una assenza, un amore perduto! All'alba o al tramonto si ricordano e si riassaporano ancora i baci e i sospiri di un amore finito e ci si accorge di essere soli!... Lei però è una combattente che ha perso la battaglia, ma ha ancora la sua spada metaforica nel pugno! E se la poesia diventa luttuosa (si veda in Defaillance), ed è come una veste nera, come il nero della notte, malgrado che lo si rivesta di luci e di colori e di profumi e di rugiade, e la stessa voce "si perde in un mondo senza eco", allora lei disegna le stelle e acquieta le immagini angosciose dando ali al pensiero e stendendo arabeschi con la "carezza di ciò che è stato", perché è l'amore "il significato del tutto, il segreto di gioia e dolore", è l'amore al centro della creazione divina della vita!

Sono, comunque e sempre, parole, e solo parole, questa è la poesia. Dove ci sono tuttavia i sogni che rifioriscono dall'ombra, e poi c'è il vento "amico" (che viene da lontano, e accarezza, naturalmente, e preferisce le albe e le sere), e c'è il caldo sole dell'estate, ci sono i frutti colorati della terra, e il "dolce battito d'ali sul ramo fiorito del nuovo giorno", oppure le "gocce di luna" che "tradiscono la notte". Allora sembra che la poesia sia presa dall'ansia di afferrare in un "timido abbraccio" tutto quello che scorre davanti agli occhi in quadri e quadretti di una normalità quasi straniera, per poterla animare e renderla amica (o amante...): ecco che l'animazione è lo scopo e la forza stessa di questa poesia. Fiori, profumi, colori, e poi i bambini e i loro sogni, delineati con animo di fanciullo, perché bisogna rompere il muro dell'indifferenza, guardare oltre il confine, ritrovare sogni e illusioni, rugiada e sogni, i doni della notte: dov'e l'isola felice?

Eppure riappaiono, in alternanza, sempre il dolore e il rimpianto, e il sentirsi vecchi quando non c'è più un bimbo da cullare; e poi non manca l'orrore per i giovani che muoiono in guerra, per il sangue sparso che ha intriso la terra, per la giovinezza degli eroi di Nassiriya, una giovinezza che è "caparbia e assetata di vita"? E anche Dio può togliere la possibilità di vedere i colori al pittore dalla vista offuscata... A questo punto è necessaria la preghiera, bisogna rivolgersi al Signore, e questo dà alla parola terrena un senso vivido di sacralità, che appare anch'essa come la "carezza di Dio", una carezza sulla rugiada, il pianto della natura! E la sconfitta della vita è dolorosa, ma la mancanza e la perdita sono compensate, come in un continuo ritorno, dal ricordo, che scaccia l'amarezza e il dolore, e insieme al ricordo ecco ancora l'abbraccio della spuma del mare sulla riva, e i baci del vento. Anche la persona amata e perduta è, nel ricordo, "fiorito / come un tralcio di rose / odoroso di vento", ed è "tra i profumi di maggio" e le sue "labbra" lasciano "solchi di sole", perché quel "desiderio ancora non si è spento" e lei ha dentro di sé le "radici" di lui "gemmate con ricordi d'amore", e le divellerà solo la morte!

Con splendidi versi di una intensa e ricostruita poesia d'amore (Ed era un giorno, E fosti tu, Forse ti ritroverò ancora) termina così questa raccolta, non prima però di aver ricordato, delle parole evangeliche di Gesù, quelle più adatte alla profonda istanza amorosa contenuta in una intera vita, ossia quelle pronunciate sulla croce, un grido, una preghiera: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?".

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