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Ho letto tutto
d’un fiato il tuo suggestivo D’aria e d’acqua le parole:
un lavaggio di freschezza, un dolce volo dentro la trepidante anima della
parola. E non poteva essere che così, conoscendoti. Ecco perché quei tuoi versi
bellissimi che dicono: “Un verso, anche sbiadito, | che vinca la paura
della morte.”, racchiudono in sé, contemporaneamente e (magari)
inconsciamente, un’analisi emotiva ma anche una profonda cognizione
dell’esistenza in quanto destino irreversibile, dove l’occhio e il cuore umani
non disconoscano gli immancabili sconfinamenti che tu – in un’altra poesia –
definisci “pupille stanche, menestrelli a perdere | incanto o sbuffo di
malinconia. | Perfidi fiori, distratta nostalgia."
Senza dubbio l’uso
magico della parola che in te ha la forza esplosiva e spalanca finestre di luce
sugli orizzonti della vita – talora smorti – è felicemente ancorato a quella
grazia innocente (che peraltro coincide con il tuo cognome) che in
altro campo – quello della fiaba – sai esprimere magnificamente. Quel tuo
bellissimo libro di fiabe – per esempio – che mi hai regalato fa la gioia dei
miei due nipotini, quando di sera mia nuora glielo legge. Ma anche qui, tra
queste pagine vellutate di colori, la tua “penna fattucchiera”
disegna “l’ultima avventura della volpe” che è poi l’avventura dell’uomo
dentro il bosco contaminato dei secoli.
Ecco ho
volutamente fatto questo parallelismo perché tu riesci con un gusto immaginifico
straordinario a distillare la realtà restituendola in essenze universali
(comprendenti il mondo degli esseri umani, della natura, degli animali, delle
cose, della magia del Creato), capaci di generare ogni volta lieviti di nuova
vita e di confortante speranza. La parola è in te “fragranza” e leggerti è
accompagnarti nel regno dell’irrazionale, al quale la tua natura romantica mai
abdica. Il tuo romanticismo particolarissimo presuppone un’epoca alla quale gli
animali, la natura tutta e tu stessa (in rappresentanza del genere umano)
parlano un linguaggio comune, universale, entro cui tu sei “femmina ribelle |
(…) – un vortice, un lampo, | un cielo capovolto”.
La tua
passione verso ciò che l’esistenza ti propone apre al “altra” visione, ad
altro stupore. Ed ecco sgorgare dall’aria e dall’acqua (ma non
solo) il tuo canto sconfinato, quale orgasmo irresistibile del verso, che
copre ogni tua “malinconia rosa”. E i luoghi – allora – le città che hai
amato, la tua Firenze compaiono come velieri sui mari estesi della tua memoria e
ti riportano “alla Casa dove vivono gli Amori”. Gli amori di sempre che
avrebbero avuto una diversa storia senza la tua “poesia”: quella scritta e
quella che nel tuo “profondo” ogni volta si rinnova, col rinnovarsi delle
stagioni, delle quali si alimenta.
“Ho messo in tasca
l’alba e mene sono andata”, dici ad un certo punto, con dickinisiana
perentorietà. Ma dove? Nel silenzio di un sogno, forse – che di lì a poco,
tuttavia, ti restituisce alla vita, poiché è lei che ti chiama ad ogni
risveglio. E a cui la “tua parola” rende eterno omaggio.
Ma sì, cara
Roberta, complimenti a questo tuo “amore” irresistibile, che racchiude in sé non
solo “aria e acqua” ma tutto ciò che ti fa piangere e gioire, quale decisa,
ribelle, inesauribile affermazione nei confronti di una quotidiana meraviglia.
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Recensione |
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D’aria e d’acqua le parole
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poesia
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| Autori |
| • | Roberta Degl'Innocenti |
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Edizione:
Edizioni del Leone
Spinea 2009 |
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| Prefazione di Paolo Ruffilli - pp. 88 |
| prezzo: € 10,00 |
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| Recensione a cura di |
| • | |
Pubblicata su:
Literary nr.9/2009
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