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“Conosci te stesso”. Questa massima, apparentemente semplice, giunta fino a noi dall’antica Grecia, non è seguita da molti. Richiede infatti un lavoro d’introspezione lungo e a volte doloroso, volontà e perseveranza. Chi si avventura nel profondo del proprio “io” interiore può senz’altro incontrare ricordi (molti spiacevoli), affetti (dimenticati), obblighi non assolti ma anche, se persevera, doni spirituali sopiti che, se sviluppati, possono diventare un’aurea risorsa per i momenti di tristezza e solitudine…la possibilità, meglio la capacità di gioire di tutte le gioie che la vita ci offre e che noi solitamente trascuriamo, un bel tramonto, lo sbocciare di un fiore. In fondo al nostro io, alla fine, si può perfino scoprire il riflesso di Dio.

Lilia Slomp Ferrari, per esempio, già da tempo sta indagando il proprio “io” profondo e nelle sue ultime poesie dialettali ci fa partecipi di quanto la sua sensibilità ha intuito e scoperto. “Amor porét”, secondo me, è il dono della sua anima che non è affatto povera, anzi! In questi suoi versi tanto musicali ognuno di noi può ritrovarsi. Meritano senz’altro questa definizione di Hebbel: “Nei poeti sogna l’umanità”.

Una lode va fatta anche a Daniela Ferrari, figlia della poetessa, che ha illustrato con i suoi disegni dal tratto delicato, vorrei dire vaporoso, le poesie della madre.

Recensione
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