Servizi
Contatti

Eventi


Una serata tranquilla

«Che colore ha la tentazione per voi?».

Gisella rilesse la domanda, aggrottando la fronte come quando a scuola la maestra le asseguava un problema, per lei irrisolvibile, di misteriose vasche che si riempivano d'acqua per poi vuotarsi, e di cui bisognava, per malasorte, indovinare capienza, volume e altre diavolerie.

Lei aveva sempre odiato le complicazioni, e si era chiesta spesso a chi importasse in fondo delle vasche, sperando, almeno una volta, di trovarne una con un tappo enorme che impedisse la fuoriuscita di qualsiasi liquido.

«Hai finito, Gisella?»

Gisella annuì, consegnando il foglio a Mary. Le pareva davvero di essere tornata a scuola: al suono delta campanella, consegna dei compiti in classe. Chissl se c'era qualche foglio bianco, si chiese.

«Attenzione, prego!» Mary richiamò l'attenzione su di sé, battendo le mani, mentre si affrettava a raccogliere foglietti e matite. Era eccitata, lo si capiva dalle gote leggermente imporporate e dalle labbra che muoveva continuamente.

Gisella spostò lo sguardo sugli altri ospiti di quella insotita serata; Lorena le sedeva di fronte, le belle gambe accavallate con garbo e la sigaretta fra le labbra. Lorenzo, suo marito, seduto al suo fianco, le stava sussurrando qualcosa all'orecchio che le fece emettere un gridolino.

«Ora leggeremo le risposte», disse Mary. apprestandosi a iniziare la lettura.

Gisella non ricordava più chi avesse avuto l'idea di quel gioco, forse Mary nell'istante in cui qualcuno aveva pronunciato la parola "test" e l'euforia aveva contagiato tutti. Ripensandoci, ricordò che era stato Piero. suo marito, a pronunciarla, non immaginando certo di scatenare una simile reazione; lui, calmo e riflessivo per natura, si era prestatio al gioco con una punta di distaccata ironia e ora, come bambini curiosi, attendevano tutti "il verdetto".

Mary, l'unica "single" tra le due coppie, si era offerta di condurre il gioco. Si trovavano a casa sua, quella sera e, a fine pranzo, era corsa a cercare tra i tanti libri accatastati uno che facesse al caso per concludere in allegria quella tranquilla serata fra amici.

«Il gioco delle coppie», aveva esultato soddisfatta, estraendo da una pila di libri un volumetto con la copertina rossa.

Gisella aveva guardato divertita Piero, sua marito: «Non barare», lo aveva ammonito prima di acciambellarsi su una comoda poltrona, munita di carta e matita.

Mary si era raccomandata di rispondere di slancio alle domande e il tempo che aveva lasciato loro a disposizione non aveva permesso divagazioni.

«Avete mai provato la passione?» lesse Mary, ad alta voce.

«Chi ha risposto no?», chiese poi, maliziosa.

La mano di Piero si alzo, unica nel gruppo.

Lorena e Lorenzo lo fissarono stupiti. Gisella gli lanciò un'occhiata strana. "Non fare lo stupido", avrebbe voluto rimproverarlo, ma l'espressione serena dipinta sul volto di suo marito la fece desistere.

A disagio, si guardò attorno: Mary aveva ripreso a leggere le domande e le relative risposte: Lorena a tratti la interrompeva per chiederle spiegazioni e Lorenzo segnava diligentemente i punteggi su un foglio.

Preda di una strana inquietudine, Gisella cercò di nuovo gli occhi di Piero, senza riuscire a incontrare il suo sguardo indolente, perso oltre il buio della finestra.

«Pare che tu e Piero siate quella che si può definire "una coppia assortita"», la riportò alla realtà Mary, leggendo puntigliosa il verdetto. «Le affinità con il vostro partner sono pressoché inesistenti e la mancanza di passione rende improbabile un'eventuale unione. Attrazione cerebrale, decretò implacabile.

Piero, imperturbabile, accolse la lettura del verdetto con un sorrisetto sarcastico; Lorena e Lorenzo ammiccarono comprensivi e magnanimi. A loro quel diabolico giochetto aveva assegnato il massimo del punteggio.

Il campanile della chiesa del rione scandì la mezzanotte rompendo il silenzio che era sceso nella stanza.

Gisella senti all'improvviso la stanchezza della giornata avvolgerla come una pesante cappa: «E' tardissimo», disse alzandosi, mentre Lorenzo e Lorena la imitavano, e Mary recuperava i loro cappotti. La stanza era impregnata di fumo e l'odore acre del tabacco si mischiava a quello pungente dei profumi, annebbiando le idee.

«Ti telefono», promise Gisella, baciando Mary su una guancia, prima di raggiungere Piero in ascensore.

«Ci conto», sorrise l'amica.

Lorena e Lorenzo erano già scesi; abitavano della parte opposta della città e avevano lasciato Federico, il loro bambino. a una baby-sitter sicuramente esausta per l'attesa.

«A presto», si congedò Gisella, rannicchiandosi nello spazio angusto della cabina.

L'ascensore parti con un sussulto. Un attimo, e l'aria della notte li investì. Piero alzò istintivamcnte il bavero del cappotto, lei infilò una mano nella tasca di lui, a cercare un calore improbabile. La nebbia li avvolgeva mentre percorrevano il breve tratto di strada per raggiungere casa.

Le stelle, che poche ore prima animavano il cielo, erano state cancellate, con un colpo di spugna. da un capriccio del tempo.

Gisella pensò che parevano i personaggi di un celebre film.

«Perché hai risposto verde?» chiese Piero, rompendo il silenzio. Verde... a quale domanda del test aveva dato una simile risposta? Poi ricordò: "Di che colore è la tentazione. per voi", e la sua mano aveva scritto quella piccola parola, per altri insignificante, con decisione.

Gisella sorrise tra sé. pensando al nome che la sua mente associava al colore verde: Luca. Malgrado fosse trascorso ormai un anno, non riusciva ancora a pronunciare il suo nome, senza provare un tuffo al cuore. Luca e i suoi magnifici occhi verdi ironici... Per lei la tentazione poteva avere solo un colore, il colore dei suoi occhi riflesso nel verde abbagliante del campo da golf sul quale si erano conosciuti.

«E tu perché hai risposto che non hai mai provato passione?» ribattè Gisella ferita e già un po' pentita: non era onesto rispondere con una domanda a una domanda, denotava sensi di colpa.

Piero la guardò tranquillo e quasi meravigliato, e lei capì. Non aveva fatto altro che rispondere sinceramente alla domanda; anche lei, prima di conoscere Luca avrebbe fatto una simile affermazione.

Il loro amore era un'amicizia di vecchia data trasformata in matrimonio.

Se aveva provato stupore era solo perché un uomo, un altro uomo. aveva risvegliato in lei sentimenti sopiti, trasmettendole emozioni violente al punto da farle credere impossibile non provarle.

«Sai come la penso, non credo che l'amore sia passione», asserì Piero, fissandola.

Gisella distolse lo sguardo, infastidita. Fino a un anno prima le pareva tutto chiaro dentro e fuori di lei; la sua vita, programmata in ogni piccolo dettaglio, scorreva su un binario di ordinaria tranquillità. Poi era arrivato Luca a sconvolgerle la vita, e il tranquillo mare della sua esistenza si era trasformato in onde minacciose, portandola alla deriva.

Aveva vissuto alto sbando per mesi, con l'unica preoccupazione di recitare bene una parte: lei che non raccontava mai bugie.

Aveva tradito Piero e la sua fiducia, regalandogli sorrisi falsi, baci non sentiti, solo per rubare un momento di felicità da vivere con "l'altro" e senza rimorsi, almeno fino a quando era durata l'ubriacatura.

Poi erano venuti i giorni bui del risveglio e dentro le era rimasto solo un sapore amaro e la testa confusa.

«Il fatto che il nostro amore sia solo stima e affetto non significa che non esista la passione», ribattè Gisella, parlando quasi a se stessa.

«La passione è solo un fuoco che brucia senza lasciare tracce, se non cenere da spargere al vento», asserì Piero convinto. Gisella abbozzò un sorriso. I loro passi riecheggiarono nel silenzio della notte.

Oh, certo, la passione era un fuoco che bruciava, questo lei lo sapeva bene, ma che non lasciasse tracce... no, questo non poteva certo condividerlo. Lei portava ancora i segni di quell'amore che l'aveva divorata, e sapeva che erano cicatrici incancellabili. "Le donne come te hanno paura di vivere, Giselle", le diceva Luca accarezzandole il volto.

"Giselle", lui amava chiamarla così, e a lei pareva di essere l'eroina di qualche film, la musa ispiratrice di artisti famosi, l'amante che straziava il cuore ai poeti maledetti. Ma le donne della storia erano frivole e vanitose, e portavano i loro amanti alla rovina senza lasciarsi coinvolgere dai sentimenti; ma questa no, non era lei.

«Ti senti bene, Gisella?», ruppe il silenzio Piero, sorpreso dall'espressione strana assunta dal suo viso, quasi impaurita e disarmata. Gisella lo rassicurò, affondando di più la mano nella sua tasca. Il sangue riprese a fluirle nelle vene.

L'ultimo incontro con Luca era stato penoso, soprattutto perché nessuno dei due avrebbe mai immaginato che sarebbe stato l'ultimo.

Piero era dovuto partire all'improvviso per una riunione che lo avrebbe trattenuto fuori città qualche giorno. Quale occasions migliore per correre da Luca? si era chiesta Gisella che aveva la chiave del cottage in montagna dove Luca trascorreva i fine settimana. Aveva comprato caviale e champagne, e percorso i chilometri che la separavano da Luca con l'ansia felice che precedeva ogni loro incontro.

Quanta neve e sole! E l'acqua del lago argentata in cui si specchiavano curiose le montagne, che incanto! Allegra, aveva infilato la chiave nella serratura armeggiando impacciata con i pacchetti che teneva fra le mani.

La porta si era aperta prima che lei riuscisse a completare l'operazione. Il sorriso le era morto sulle labbra e le bollicine dello champagne si erano sparse sul ghiaccio come perle di una collana spezzata. quando la bottiglia le era caduta dalle mani.

La ragazza avvolta nel lenzuolo le aveva sorriso amichevole: «Cerca Luca?» e davanti allo sguardo vuoto di lei si era girata per chiamarlo. La massa di capelli corvini che ondeggiava sulla schiena candida sarebbe rimasta impressa nella mente di Gisella per sempre.

«Hai le chiavi?» Alla voce di suo marito, Gisella si riscosse, ormai erano arrivati al cancello di casa. Impacciata, armeggiò dentro la borsetta. Accidenti, doveva decidersi a mettervi ordine, oggetti strani e inservibili rendevano cornplicato trovare le cose utili.

«Mary che ama tanto i test potrebbe emettere un giudizio sul mio carattere attraverso la mia borsetta», scherzò, trovando infine le chiavi "nascoste" in un angolo.

«Non c'è bisogno di Mary per capire che cosa ti sta succedendo, Gisella», affermò Piero togliendole il mazzo di chiavi dalle mani con dolcezza, e lei avvertì un tremore scuoterla e diffondersi per il corpo. Il puerile tentativo di negare qualsiasi cosa le morì in gola davanti allo sguardo di lui.

Allora, nonostante la recita perfetta, il dolore cullato nel cuore con il sorriso sulle labbra, Piero aveva capito... che cosa l'aveva tradito?, si chiese.

Fosse erano stati la luce che brillava nei suoi occhi durante i giorni di sole trascorsi con Luca o il velo di tristezza che le calava sugli occhi a ogni tramonto.

«Sai, Gisella, che non sono mai stato un uomo di molte parole, e pensavo che con il tempo lo avresti imparato a leggermi sul viso emozioni che non sono in grado di esprimere...», le disse Piero.

Lei lo fissò stupita. Difficilmente suo marito metteva a nudo la propria anima per un senso di pudore o forse per timore di mostrarsi indifeso, lui che era la sicurezza in persona.

«... Però non è stato così», continuò lui. «Ho sempre avuto la sensazione di tarparti le ali come a una farfalla che vuole volare e nello stesso tempo ha paura dell'incognito che l'attende.»

Gisella rimase in silenzio. Conosceva bene la paura, quell'angoscia sottile che le attanagliava il cuore e scompariva solo in presenza di Piero.

Rivide il volto contrariato di Luca mentre le veniva incontro in quel freddo mattino di sole, il maglione indossato in fretta e la barba non ancora rasata, e lei ferma sulla soglia, con i cocci della bottiglia ai piedi, come i resti del loro amore.

Doveva avere un'espressione talmente sconvolta dipinta sul viso che Luca, invece di sentirsi a disagio, l'aveva aggredita.

«Corri da Piero, Giselle», le aveva detto ironico, fissandola con quei suoi incredibili occhi verdi. «Lui saprà consolarti, pronto ad accoglierti a braccia aperte e a dissolvere ogni tua paura».

.Ti odio», aveva ansimato lei tra i denti, con la voglia di colpirlo e liberarsi così dalla rabbia che le avvelenava il cuore. La ragazza-sirena fumava una sigaretta seduta sul letto disfatto in attesa. Gisella poteva vederne la carnagione chiara, dietro le spalle di Luca.

«Torna da lei., aveva mormorato a denti stretti, umiliata.

Luca le aveva afferrato i polsi, stringendola fino a fade male.

«Giselle che non sa soffrire, Giselle che non vuole scegliere», le aveva detto, e la sua voce era diventata quasi gentile, anche se carica di acredine. «Non capisci che cerco te in ogni donna perché tu sei un sogno che non potro mai avere?»

Gisella si era sentita la testa confusa. «Ma che stai dicendo? io ti amo, e tu mi tradisci».

«Questa è la facciata. Ma sii onesta con te stessa, Giselle, e scoprirai un'altra verità».

«Gisella, ti senti bene?» chiese per la seconda volta Piero, interrompendo i suoi ricordi.

«Sì. Stavo riflettendo sulle tue parole, e c'è qualcosa di vero in quello che dici».

Piero la prese sottobraccio einsieme entrarono in casa, la "loro" casa.

Gisella pensò che in quei sei anni di matrimonio non era mai riuscito a sentirla veramente sua.

«E' ora che inizi a camminare da sola, Gisella», disse Piero, e solo in quel momento lei si accorse che non si era tolto il cappotto. «Che significa?» chiese smarrita.

«La colpa è anche mia. Ho fatto finta di non vedere che ti allontanavi da me perché ero certo che prima o poi saresti tornata per il bisogno di sicurezza che io posso darti».

Gisella rimase in silenzio.

«Ho condizionato la tua vita», continuò Piero. «Invece di aiutarti a crescere, ho approfittato delle tue insicurezze per tenerti legata a me. ma non si può impedire a una farfalla di volare», concluse, afferrando una valigia già pronta in un angolo neli'ingresso.

«Dove vai?» chiese Gisella, preoccupata.

Piero sorrise: «Mary mi ha offerto un letto per stanotte. Poi. domani. deciderò», disse rassicurandola. Lei annuì, in silenzio.

«Buona fortuna, Gisella», si congedò, sfiorandole la guancia con un lieve bacio.

Lei lo guardò uscire, trattenendo a stento l'impulso di rincorrerlo e pregarlo di restare. Il panico per quell'imprevedibile epilogo l'assalì. Nervosa, accese una sigaretta, spiando dalla finestra i fari della macchina di Piero perdersi nella notte.

Chissà da quanto tempo meditava di lasciarla... eppure lei non aveva saputo cogliere ncssun segnale di avvertimento, troppo occupata a cullare il suo dolore. E la calma apparentc dipinta sul viso di suo marito nell'attimo in cui le aveva annunciato l'intenzione di andarsene era il risultato di una decisions già presa. Per questo era rimasto tranquillo, mentre lei, in preda allo stordimento, sentiva venire mono un sicuro punto d'appoggio. Piero l'aveva già abbandonata da tempo. mills volte, nella sua mente.

"Sembrava una serata come tante, conclusa con un banale gioco per ingannare il tempo e invece...", penso. respirando un'ampia boccata di fumo. La tensione si sciolse in una spossatezza benefica.

Piero certamente aveva già raggiunto l'appartamento di Mary. "Mary si prenderà cura di lui".

Piero meritava di meglio che la finzione di un amore.

Fuori la nebbia stava dissolvendosi e stelle forarono il cielo.

"Questa é la facciata... ma la realtà...", le parole di Luca le rimbombarono nella testa. e il significato ora le era chiaro.

Certo Luca l'aveva tradita, ma per disperazione, per rabbia, per quella indecisione che la faceva sempre tornare nel porto tranquillo delle braccia di Piero al riparo cla tempeste e delusioni.

L'alba stava nascendo dietro i grattacieli di periferia.

Gisella non sapeva se Luca le avrebbe dato la possibilità di dimostrargli che ora era pronta a combattere per il loro amore, ma avrebbe tentato.

"Un giorno nuovo", penso aprendo la finestra e lasciando entrare l'aria fredda del mattino. E questa volta era certa che sarebbe stato davvero un giorno nuovo.

Materiale
Literary © 1997-2022 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza