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Il titolo fa ben capire che soprattutto umiltà e francescanità sono stati i temi ricercati e commentati dall’a., ma ognuno leggendo ben si accorge che ogni aspetto morale è messo in risalto e all’occorrenza difeso da false o inesatte interpretazioni. Comunque umiltà e francescanità, sottolinea l’a., più abbondantemente risultano nel romanzo, nei personaggi più importanti e minori, e si fa ben capire che disattendere tali virtù non è solo danno per i francescani-cappuccini, ma per la chiesa e società intera in quanto quelle due virtù sono una via maestra per arginare prepotenze e soprusi, per promuovere generosità e servizio, e soprattutto per aiutare chi soffre.

In 5 densi capitoli – Gli umili come «significante», I personaggi minori francescani, La missione inutile di Fra Galdino, Francescanità nei Promessi Sposi, Un messaggio francescano con Lucia, Renzo e P. Cristoforo – si fa capire come siano specialmente questi i messaggi che il Manzoni ha voluto dare a francescani e non francescani, e fa ben intravedere come siano dolorose e dannose le conseguenze quando da quegli ideali ci si allontana poco o molto. Meraviglia la tanta erudizione, la completa conoscenza, possiamo dire, di tutto ciò che è stato scritto sul Manzoni, sulle sue intenzioni e insegnamenti in ogni episodio e personaggio e affermazione; logicamente con competenza e decisione vengono rigettate le false idee attribuite al Manzoni o i difetti o insinuazioni viste soprattutto da chi poco conosce o poco simpatia ha per la fede, la morale e l’ascesi cattolica. Le tiratine di orecchi il Manzoni indubbiamente le dà alle varie persone, ai loro non sempre perfetti comportamenti, ma sempre sano e luminoso ogni suo messaggio, splendido per contenuti e forma. L’umiltà e la francescanità più genuina hanno una parte dominante nel romanzo, ma in esse è evidente che vi è inclusa fermezza nel bene e nel dovere, costi quel che costi, vi è illimitato amore, povertà, altruismo, martirio gioioso per amore di Cristo e dei fratelli, vi è l’annientarsi per dare e salvare. Ciò risulta più chiaramente in P. Cristoforo e gli altri cappuccini a servizio degli appestati, ma anche moltissimo in Lucia, Renzo, il Card. Federigo e altri. Tanto, in conclusione, le riflessioni, le evidenziature morali e le esortazioni e avvertimenti: lo studio del Di Ciaccia è veramente interessante. Lo stile, in realtà, è alquanto duro, ogni periodo è pieno di particolari e precisazioni e distinzioni e sottili concetti che obbligano a lettura attenta e ripetuta. Ci congratuliamo comunque con l’a. per un libro così sostanzioso che tra l’altro rivela la profonda ammirazione per il Manzoni quale maestro genialissimo di morale e perfezione.
Recensione
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