Servizi
Contatti

Eventi


150°
nei nostri ricordi fiorentini


Poesia

Racconti

Un po' di storia


Firenze
Dall’Unità d’Italia alla fine dell’Ottocento, primi del Novecento
(e anche prima…)

Firenze è stata capitale d’Italia! Un lustro di gloria effimera.

Cosa rimane di allora, di quello scempio che messo in mano al Poggi, oggi ci fa apprezzare il “Piazzale Michelangelo” costruito come belvedere sulla città e come ricorda la lapide alla base della “Loggia”, riferendosi al suo ideatore: “Guardatevi intorno: questo è il suo monumento”. Fece bene o fece male? Si può dire solo che la città perse la sua identità e questa non verrà mai più ripresa. Va ricordato che “La Loggia” fu realizzata con l’intento di accogliere, in un unico museo, le opere di Michelangelo presenti a Firenze.

Ci sono date e fatti di cui oggi abbiamo perso la cognizione, perché viviamo le decisioni di allora senza rendercene conto; solo chi ha una certa età ricorda fatti e avvenimenti e i mutamenti avvenuti nel corso degli anni che i giovani di oggi vivono semplicemente per come li hanno trovati e così avanti, in modo che solo sui libri si potranno trovare le notizie del prima insieme a quelle del poi.

La Firenze di fine ottocento, quella che ricordo, ma che ho vissuto solo sui libri, è ancora quella di “Sussi e Biribissi” ( Paolo Lorenzini alias Collodi Nipote, pubblicato da Salani nel 1902) e del loro voler ripercorrere i misteriosi viaggi di Verne, partendo dalle fogne di Firenze, per andare al centro della terra, malgrado i buoni consigli del gatto Buricchio. E’ quella di Gianburrasca, ma nella fantasia dei ragazzi di allora fanno presa le avventure di “Michele Strogoff”, il corriere dello Zar ( scritto da Jules Verne nel 1876) e quelle di “I ragazzi della via Pál” di Ferenc Molnár pubblicato nel 1907, di “Il libro cuore” e dei romanzi di Emilio Salgari.

Non mancavano nelle nostre letture quei libri che non passeranno mai di moda come “Tom Sawyer”, di Mark Twain del 1876, con le sue tasche piene di meraviglie, “Kim” e “David Copperfield”, anche se fra tanti emerge, nei tempi indimenticabile, Pinocchio.

E’ l’occasione giusta, questa dei “150 anni dell’unità d’Italia”, per ripercorrere rapidamente, senza avere ambizioni storiografiche, alcune date che il tempo ha cancellato dalla memoria dei più e, mi vorranno perdonare quelli della mia età che ritengono inutile lo sforzo, perché possono attirare l’interesse dei giovani dell’ultima generazione.

1832 Tra le case editrici la Sansoni nacque nel lontanissimo 1832 ed aveva già una storia importante quando Firenze diventò capitale.

1837 Nel 1837 Giovan Battista Amici, che dirigeva il Museo di Fisica e la Specola, fondò in Via Romana, quasi di fronte al museo, una piccola azienda a cui diede il nome di “Officina Galileo”, forse in memoria della tribuna galileiana che si trova all’interno della Specola stessa.

1842 La famiglia Benni inaugura Oltrarno “La Fonderia del Pignone”, le attuali via del Pignone e via del Pignoncino ne ricordano la sua sede iniziale.

1854 Il corpo delle Guardie Municipali fiorentine risale al 1854, la loro uniforme di colore grigio ferro con rifiniture rosse, prevedeva che gli agenti portassero addirittura il cappello a cilindro e avessero cucita sulla manica una piastra metallica con il simbolo del comune e il loro nome.

Dopo l’unità d’Italia, nel 1884, le divise delle guardie si “piemontizzarono” e adottarono la feluca portata obliquamente e il colore nero. Nei primi anni del ‘900 il corpo delle guardie municipali era costituito da oltre 200 uomini

1859 Tra le tante iniziative di allora, che sono durate nel tempo, viene fondato nel 1859 il giornale politico “La Nazione”, il quotidiano fiorentino per antonomasia.

1860 Fu solo nel 1860 che si affermò il sodalizio concorde tra uno scienziato, un operaio e un capitalista che portò alla trasformazione della ditta artigianale in azienda manifatturiera, pur rimanendo l’attività ancora ridotta,

Molti i riconoscimenti internazionali alla sua produzione, tra i quali la medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Parigi nel 1871 e nel 1881, sempre a Parigi, all’Esposizione Internazionale dell’Elettricità,

La targa bronzea che ricorda l’esito del plebiscito per l’annessione dell’ex Granducato di Toscana al Regno di Sardegna di Vittorio Emanuele non interessa più e molti non sanno neppure a cosa si riferisca quel plebiscito.

Oggi Ricasoli e Antinori sono degli ottimi vini e G. B. Niccolini era un cinema teatro ormai chiuso da molti anni.

1861 Torino Capitale d’Italia

1861 L’Esposizione Nazionale del 1861 si svolse alla Stazione Leopolda, da alcuni anni restaurata e sede di iniziative di prestigio nazionale. E’ interessante ricordare come una delle macchine che all’esposizione fiorentina ebbe tanto successo, fu il motore a scoppio ideato da Barsanti e Matteucci, che gettò le basi per la futura industria aeronautica e il grande padiglione dei fratelli Alinari, era tra quelli che suscitava il maggior interesse perché rappresentava la novità della fotografia in Italia.

Importante anche la presenza editoriale, tra i quali spiccavano i fiorentini Le Monnier e Barbera.

1862 Nel 1862 venne inaugurata la grande esposizione dei Macchiaioli, che rimediò al mancato inserimento all’Esposizione Nazionale dell’anno prima; perché quegli artisti furono sempre considerati meno dei coetanei “impressionisti” francesi.

1863 La storica casa editrice Salani venne fondata nel 1863 anche se la tipografia è dell’anno precedente; nello stesso anno i fratelli Alinari ingrandiscono la loro ditta, oggi museo della fotografia.

1863 Anche la chiesa francescana di Santa Croce fu realizzata all’inizio di questi 150 anni, fu eseguita su progetto di Nicolò Matas e venne inaugurata nel 1863. La statua di Dante, che oggi si trova alla fine delle scale della Chiesa, una volta era al centro della Piazza e fu oggetto di feroci attacchi per la modesta qualità della scultura.

1865 Firenze Capitale d’Italia

Firenze fu capitale d’Italia dal 1865 al 1870, dopo che lo era stata Torino.

Ci furono gravi fatti di sangue a seguito di questo trasferimento “di avvicinamento a Roma”, che provocarono numerosi morti; una lapide in Piazza S. Carlo li ricorda: che questi fatti, oltre a quelli sportivi, siano alla radice delle faide che vedono coinvolte le squadre di calcio della Fiorentina e della Juventus? Chi sa!

1865 Il primo luglio 1865, entrò in vigore a Firenze, allora Capitale d’Italia, il servizio pubblico degli Omnibus a cavalli, gestito dalla ditta “ F.lli Marrani” di Bologna.

Contava 60 omnibus, 160 cavalli, 48 cocchieri e bastavano 10 centesimi per andare da piazza Signoria alle porte della città.

Però si distruggono le intatte mura trecentesche!

In quel periodo si creano nuovi quartieri, come quello della Mattonaia, si allargano vecchi ponti e nasce il circuito del Viale dei Colli e del piazzale Michelangiolo, che darà al Poggi un lustro maggiore dei suoi meriti di picconatore.

Alessandro Manzoni propone al Parlamento e spinge perché la lingua italiana sia basata sul fiorentino; uscirà il nuovo grande vocabolario dell’Accademia della Crusca e vi furono grandi festeggiamenti per le celebrazioni dantesche che caddero in quegli anni.

1869 In famiglia si ricordava che il “Palazzi”, uomo eccezionalmente alto per l’epoca, accendeva il sigaro ai lampioni, era talmente alto che il suo scheletro è ancora oggi esposto al Museo Etnologico e Antropologico, forse il primo nel suo genere fondato in quegli anni in via dell’Oriolo dal prof Paolo Mantegazza. Scienziato positivista e promotore a Firenze della Nuova Arte - Scienza della fotografia; fondatore nel 1904 della “Società fotografica Italiana” in quella Firenze che già da decenni vedeva gli Alinari al primo posto nel catalogare e diffondere l’immenso patrimonio artistico fiorentino e italiano.

1870 Roma Capitale d’Italia

1870 Al Campo di Marte (il complesso venne inaugurato nel 1870), dopo che ne era stato previsto un suo inserimento nell’attuale rione dell’Isolotto, verranno autorizzate particolari manifestazioni in occasioni di grandi feste o in altre circostanze straordinarie.

1870 Renato Fucini al caffè dei Risorti, all’angolo di Via Cavour con Via dei Pucci (dove oggi c’è Frette), ironizzava sull’alluvione che nel 1870 allagò più Pisa che Firenze, scrivendo uno dopo l’altro una serie di sonetti in vernacolo pisano che affermava: “avevano allagato tutta l’Italia!”. Tra gli altri, questo cronista del dopo capitale, scrisse anche un sonetto sul giovane Rajaram Chuttraputti, maharagjah di Kolapur, che morì nello stesso anno e fu cremato alla confluenza del Mugnone con l’Arno, dove ancora oggi c’è il suo monumento, che i fiorentini, in suo ricordo chiamano l’Indiano; ed è anche il personaggio che ha dato il nome al Ponte.

1871 Il Duomo di S. Maria del Fiore (finito nel 1587) era senza la facciata, come oggi San Lorenzo o la Chiesa del Cestello, però sulla spinta di Firenze Capitale il De Fabris, dopo aver vinto il concorso con un progetto in stile neogotico, dette il via ai lavori che non vide inaugurati, finirono infatti nel 1887 e lui era già deceduto.

Il progetto presentava una innovazione nella scelta dei marmi, infatti al bianco di Carrara e al Serpentino (verde) di Prato, fu aggiunto il rosso, in modo da far intendere alla Chiesa la riaffermata indipendenza religiosa nata con l’unificazione del paese.

1872 Nel 1872 viene fondato l’Istituto Geografico Militare, e sorge anche il primo nucleo dell’Osservatorio di Arcetri.

1873 Quell’anno il David di Michelangelo, del peso di 19 tonnellate, venne spostato alla Galleria dell’Accademia, dove è ancora meta privilegiata dei turisti.

1874 Nel 1874 viene inaugurato il Mercato Centrale, imponente opera in vetro e ghisa, che ancora oggi è apprezzata sede di banchi per la vendita al minuto di generi alimentari, con il nome di Mercato di San Lorenzo.

Anni ’80 Perché dalla penna di Carlo Lorenzini ( Collodi), “mazziniano sfegatato” e volontario nelle guerre rinascimentali, nasca “Pinocchio”, che non cessa di vivere neppure oggi, bisognerà aspettare gli anni ’80 e forse questo è il vero simbolo di questi 150 anni di Unità d’Italia! Carlo Lorenzini collaborò con il quotidiano La Nazione come il poeta Giosuè Carducci.

“Le avventure di Pinocchio”, storia di un burattino, furono pubblicate a puntate sul “Giornale per bambini” nel 1882 – e l’edizione completa l’anno successivo. Certo in quegli anni si leggeva poco, basti pensare che metà della popolazione era analfabeta, ma in meno di dieci anni, assieme a “Il libro Cuore” di Edmondo De Amicis dettero uno scrollone alle biblioteche e alla voglia di avventura dei ragazzi.

A suo vanto possiamo dire che insieme alla Bibbia – tanto meno! - è il libro che ha venduto più copie nel mondo ed è stato tradotto anche in bantù e cinese.

1881 Si realizza la Sinagoga di via Farini ed entra in funzione il primo telefono.

1886 Nel 1886 è aperto l’Ospedalino Meyer che, il fiorentino di adozione, Giovanni Meyer, morendo, ha voluto regalare alla città in memoria della moglie.

Con la crescita dell’azienda questa venne trasferita nel nuovo edificio alle Cure (proprio nella piazza dal lato del mercato) e nel ventennio 1886-1906 si consolidò e si trasformò in Società anonima cambiando anche il proprio nome in “Officine Galileo”.

In quegli anni vi lavoravano 150 operai. Nei primi anni del ‘900 costruiva, tra le alte macchine, anche un “Automobile elettrico” chiamato Galileo/Cantono.

La produzione nel periodo della Grande Guerra fu prevalentemente di carattere militare, successivamente si differenziò occupando settori di mercato civile in Italia e all’estero.

Nel 1931 dopo aver incorporato altre aziende ed aver impiantato officine sussidiarie in varie parti d’Italia, costruì lo stabilimento di Rifredi, che occupava circa 3000 operai e 300 impiegati.

Per tantissimi anni le “Officine Galileo” rappresentarono assieme al “Nuovo Pignone” il punto di arrivo di tanti giovani tecnici che provenivano dall’I.T.I. Leonardo da Vinci.

1887 Quell’anno venne ultimato il grande Ospedale Psichiatrico San Salvi, considerato il più bello d’Europa.

Viene inaugurata la nuova facciata del Duomo di Santa Maria del Fiore

Anche se le difficoltà economiche dovute al trasferimento della Capitale a Roma segnarono una profonda crisi del Comune di Firenze e della sua amministrazione, non mancarono momenti di eccellenza: da Antonio Meucci e la sua sfortunata invenzione del telefono, alla prima linea di tramway che passava da vapore all’elettricità; fu infatti la Firenze-Fiesole che inaugurò per prima in Europa questo nuovo utilizzo dell’energia elettrica nel 1890; ed erano già tre anni che le principali strade di Firenze erano passate dalla illuminazione a gas a quella elettrica.

1891 Gli anni dei barrocciai, volgevano rapidamente al termine come quelli dei renaioli che troviamo nel “Metello” di Vasco Pratolini.

Anche la fame che aveva inseguito i lavoratori e le loro famiglie, si sarebbe ripresentata dopo l’ultima guerra, ma non sarebbe più scesa ai livelli del lampredotto, oggi venduto solo da alcune bancarelle di “raffinati” per palati educati e stomaci robusti (e del suo “brodo”), mentre prima la pattona e poi i pesciolini d’Arno fritti, erano già scomparsi anche dalle tavole più proletarie.

A chi vuole vedere nella “pasta al pomodoro” l’elemento unificatore dell’italianità, anticipando l’auspicio di D’Azeglio, dobbiamo dire che questa può sembrare solo una costante della nostra terra, ma che in realtà presenta così tante sfumature da regione a regione, da paese a paese, da farci ricredere. Infatti possono cambiare il tipo di pasta, la qualità del pomodoro, il suo tempo di cottura e le spezie che lo condiscono.

Oggi si ritiene che più che riferirsi ad un unico modo di cucinare, si debba considerare lo stile italiano e la sua creatività, che lo rendono così diverso e imprevedibile, rispetto alla ferrea codificazione della cucina francese.

Tuttavia un elemento unificatore, assieme a Pinocchio e a “Il libro Cuore” è il libro di cucina per antonomasia, quello di cui pochissimi conoscono il titolo, perché viene identificato con il nome dell’autore “L’Artusi” (“Scienza in cucina e l’arte di mangiare bene” di Pellegrino Artusi – 1891). Egli fu l’unificatore degli italiani attorno al piatto!

Oggi citando quanto scritto nel suo libro: “S’intende bene che io in questo scritto parlo alle classi agiate, che i diseredati dalla fortuna…riflettano che la vita attiva e frugale contribuisce alla robustezza del corpo…”, sarebbe facile rinfacciargli questa disinvoltura, ma…

Ci sono tanti avvenimenti che sono nel quotidiano delle nuove generazioni, come lo sono stati nella nostra, che possiamo ritrovare solo nelle cronache cittadine di fine ottocento, primi del novecento.

1896 Viene inaugurata la nuova Stazione di Campo di Marte.

1898 E’ interessante ricordare oggi, con davanti agli occhi i gravi disordini tunisini, come la crisi del pane che aumenta di cinque centesimi al chilo nel 1898, abbia creato uno stato di agitazione e di sciopero che provocò a Sesto quattro morti fra il popolo.

1898 L’Istituto industriale “Leonardo da Vinci” non è l’istituzione scolastica più vecchia di Firenze, perché si faceva scuola già nel convento di San Giovannino dei Gesuiti, e - dal 1775 - degli Scolopi che ne presero il posto. Infatti le Scuole Pie, così chiamate al loro subentrare, che hanno annoverato tra i loro allievi anche il poeta Giosuè Carducci, trasformandosi successivamente nel Liceo Classico Statale Galileo, sono sicuramente le più vecchie.

Ma tornando all’Istituto Tecnico va ricordato che il Ministro della Pubblica Istruzione iniziava la riforma dell’Istruzione Tecnica nel 1898. Nel settembre del 1900 fu approvata la conversione della scuola tecnica “Dante”, che aveva già 36 anni di vita, nella scuola tecnica Professionale “Leonardo da Vinci”.

L’industria fiorentina agli inizi del Novecento

Se all’inizio del ‘900 si fa una panoramica sull’industria fiorentina, al primo posto c’è la manifattura Richard-Ginori di Doccia con i suoi 1400 operai, in larga parte donne, tecnologicamente avanzata e artigianalmente perfetta, che il mondo, fino a non molti anni fa, ci invidiava.

Importanti anche lo stabilimento della Società delle ferrovie Meridionali con quasi 1000 operai e la Fonderia del Pignone con poco meno di 300; delle Officine Galileo abbiamo detto che gli operai erano circa 150.

Il tessuto medio-industriale annovera nella chimica i 46 operai della Pegna, mentre il settore tipografico editoriale, anche se suddiviso in diverse floride realtà raggiunge i 225 operai con Le Monnier e Salani ai primi posti; anche la Fonderia delle Cure con 40 operai e le Officine Veraci, che producono macchine olearie, hanno già 70 operai.

Un settore all’avanguardia è quello dell’industria farmaceutica in cui operano già la Molteni e la Menarini, oggi multinazionale.

Tra le officine oltre alla già citata, ma piccola, Officina Galileo, c’era la ben solida Fonderia del Pignone (Oltrarno) o la Fonderia di Cesare Galli che fuse il David michelangiolesco per il piazzale.

Importante l’industria chimica di Cesare Pegna, o la costruzione di molini a vapore Biondi (ancora quando ero giovane io tra il Viale dei Mille e Via Pacinotti ve ne era uno in funzione per la macinatura del grano). Negli anni successivi venne celebrata l’alta qualità dei pianoforti della fabbrica Brizzi e Niccolai, ma l’attività che vantava il maggior numero di addetti era la lavorazione della paglia; si contava che fossero circa 85.000 persone, per lo più donne e spesso con lavoro domestico le trecciaiole.

Tuttavia il patriziato agricolo e latifondista restò in sella, scegliendo la finanza anziché le fabbriche: la Fondiaria, Le ferrovie Meridionali, la Mineraria del Valdarno e alcune banche.

1902 Quando nel “Metello” Vasco Pratolini cita il “famoso 29 agosto” si riferisce allo sciopero generale del 1902, che avvenne ben due anni prima di quello altrettanto noto del 1904 a Milano. La sinistra fiorentina è cresciuta con Del Bono segretario nel ’93 della allora istituita Camera del Lavoro.

Nel1902 La Leonardo da Vinci diventa Istituto Tecnico Industriale,ma bisogna arrivare al 1903 per l’approvazione definitiva dell’ordinamento scolastico della “Leonardo” con l’aggiunta, ai primitivi tre anni, di una quarta e una quinta classe.

Nel corso di questi 110 anni di vita, molte sarebbero le tappe delle trasformazioni da illustrare, che hanno portato l’ I.T.I. ad oggi, ma queste poche righe vogliono essere l’omaggio a questa vecchia e conosciuta istituzione scolastica..

1906 Arriva in città il circo di Buffalo Bill (William F. Cody). Quattro treni speciali che fanno scalo alla Stazione di Campo Marte in via Mannelli la mattina del 1° aprile 1906 scaricano 1300 tra uomini e cavalli, un anfiteatro adatto ad ospitare 10.000 spettatori, palizzate anti portoghesi, carri, diligenze, tende indiane, armi e così via. Il Wild West Show impegna 800 fra cosacchi, zuavi, militari e miliziani degli Stati Uniti, arabi, beduini, cow-boys, gauchos, messicani col sombrero, indiani fino ad arrivare ad un samurai giapponese.

Come raccontano le cronache dell’epoca, migliaia di persone e veicoli di ogni genere si mossero verso il Campo di Marte, rendendo difficile la circolazione prima e dopo il tramonto, e fu certamente un avvenimento importante, se anche la rivista “Leonardo” fondata da Papini e Prezzolini, parla della sua infallibile carabina.

C’è una foto di Mario Numes Vais che ritrae il Colonnello William F. Cody nella quale, più di vedere un uomo di frontiera, sembra di vedere uno dei tre moschettieri di Dumas: stivali di pelle alti sopra il ginocchio, un enorme cappello con la tesa rivolta in alto e forse una fusciacca gli copriva la testa. I baffi alla Salvator Dalì, un poncho sulla spalla sinistra, una fascia legata in vita e una cartucciera a bandoliera gli attraversava il petto; non potevano mancare le maniche di pelle di daino con le lunghe frange.

Luigi Bertelli, giornalista e scrittore, fondò nel 1906 il “Giornalino della Domenica””, sul quale, con lo pseudonimo di Vamba, pubblicò a puntate “Il giornalino di Gianburrasca”. Vamba era un personaggio spiritoso e si legge di lui un sonetto dedicato all’Arcone di Piazza della Repubblica ed al Re Vittorio Emanuele II, che nella stessa piazza aveva un pessimo monumento a cavallo. Sull’arcone c’era una statua in gesso di un’Italia rigogliosa, che i fiorentini chiamavano “la Starnotti”, dal nome di una russa tenutaria di case chiuse, detta anche “La schiccherona” per la sua abitudine di bere abbondantemente, alla quale, con rime garbate, Vamba aveva accomunato il re a cui piacevano le donne abbondanti e non solo!

1907 La sinistra fiorentina con l’elezione del sestese Giuseppe Pescetti, avvenuta nel ’97, come primo deputato socialista della Toscana, rappresentò un grande successo elettorale, in una regione dove al socialismo erano approdati anche Salvemini e Gaetano Pieraccini,.

1913 Risale a quest’anno la formazione del Reparto di Vigili ciclisti.

° ° °

Questa non vuole essere una cronistoria fiorentina, ma soltanto sollecitare nelle giovani generazioni il ricordo di avvenimenti, oggi spesso dimenticati. I fatti di ciascuno di noi e delle nostre famiglie, s’intrecciano e si sovrappongono ad eventi di cui abbiamo perso il ricordo anche se fanno parte di un tessuto storico più ampio nel quale vengono inseriti.

Dall’inizio del novecento ad oggi molti di noi hanno qualcosa da raccontare, sia per quanto riguarda episodi da collocare in un contesto storico generale, di cui sono a conoscenza, senza la necessità di ripercorrere il quadro cronologico di cui fanno parte e che hanno vissuto sulla propria pelle, sia per la consapevolezza dello svolgersi degli avvenimenti che, in quest’ultimo secolo, hanno riguardato l’Italia e il mondo.


Materiale
Literary © 1997-2018 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza