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Angeli stanchi

“…, niente a te mi avvicina
tutto da me ti scosta come dal mezzogiorno,
tu sei la gioventù frenetica dell’ape,
l’ubriachezza dell’onda, la forza della spiga.

Eppure, tenebroso il mio cuore ti cerca…..”

Fanciulla snella e bruna, Pablo Neruda

Introduzione di Grazia Giovannoni
Considerazioni dell'autore sulla raccolta

Silloge finalista al Premio "Città di Salò"


Silenzioso canto malinconico

Antologia L’Amore in versi
Ibiskos Editrice di A. Risolo - 2005

Se sapessi dove porta questa discesa
che io non vado: spinge al fiume
incupito da rovesci lontani e recenti,
assieme a folle assenti che urtano.
Premono gomiti acuti, ridono guance
flaccide, dentiere bianchissime,
borse aperte ai piccoli zingari
dalle dita sapienti; macchine
fotografiche con occhi indiscreti
frugano – cispose – anime sconosciute,
cieche meccaniche di precisione,
non vedranno la mia malinconia.
Vorrei salire la discesa per irsute
colline di cipressi, di macchie
feroci di spini e di rovi; nel silenzio
sterile e assoluto, segno il tempo
che non posso arretrare.
Mi aspetta il fiume dei gorghi,
delle ulcere che portano al fondo,
dei vortici occhiuti che mi cercano
sui ponti come spirali di silenzio fangoso.
Parole senza eco, che muoiono al tramonto
non bastano a resuscitare un sorriso,
se la mia voce non ti giunge, lascia
che a parlarti sia il mio silenzio,
che il tuo silenzio sia la mia voce.
Sarò lieto se i tuoi occhi non saran
volati via col silenzio ed il crepuscolo


li accenderà come ridestando chi dorme:
allora potrò lasciare il fiume e salire
la mia discesa col sole che ci abbraccia.

Sogni luminosi

Non peregrina al sol,
come la notte,
libero il cuore,
artefice di sogni
luminosi e vaghi,
che all’alba
un’arida ragione
assorbe dura.
Come Penelope,
lasci alla mente
la forza risoluta
di comporli, ma impietosa
la luce non libera contorni
all’immaginazione;
se nell’aria non sgorga un sorriso
a catalizzare la reazione,
che al gioco della vita
imponga l’attenzione,
così che tra le dita
non lasci scivolare, un sentimento
che si chiama amore.

Maschere

Quale maschera devo indossare
per far sorridere il tuo cuore:
tu mi vuoi pulcinella con
il volto danzante, su cui ride la gente
oppure arlecchino, di azioni
meschino è solo il suo interesse
che gli agita la mente.
Invece son Pierot, la lacrima
lucente contrasta con la scelta
di una vita silente fatta
di sguardi acquosi in cui
si può notare il desiderio
spento di una vita d’amore.

L’angelo della pioggia

Antologia del premio Il Litorale - 2005

Il fiume è ancora gonfio
di fango e strie di luce,
frena il battito delle ali
l’angelo della pioggia e
le chiude come ombrelli,
anche stormi di uccelli neri
che ruotano sulla piazza
scuotono le ali prima
del riposo in seno
alle muraglie della chiesa.
La pioggia cessa e il sole
irrompe livido tra nubi saponose.
Sorride l’angelo della pioggia
e canta con voce di suono
tagliata da frange di parole;
contempla con fuoco freddo
il caos dei tetti lucidi,
le nuvole, gli alberi, i venti torridi
e chiede all’aria:
- “Cosa vuoi che dica la mia bocca,
pozzo di nomi che non ho detto
e forse non dirò, parole
che non si possono udire,
perché il mare mi salva
dal sogno e le sue porte
si aprono
per l’angelo della pioggia.

Ascolta

Antologia del premio Città di Salò - 2005

Ascolta, amica mia silenziosa,
in questo corpo impietrito
abitato da stracci di pensieri,
già suoni troppo lunghi,
che sibilano come spifferi d’aria
dalla mia testa ossuta, ascolta
il tenue filo incorrotto
che mi lega a te!
Troppe le lacrime da piangere
che annegano nel tuo cuore,
solo foglie defunte, per mia sfortuna,
cadono nelle tue mani
come pianti liquefatti.
Nella solitudine di quest’ora di morte,
sacerdote all’unione tra la tua alba
e la mia notte, il pensiero di te
mi accompagna ancora e testimonia
che il saper di tua vita mi consola.

L’ombra delle parole

Agenda della Poesia
Ibiskos Editrice di A. Ulivieri - 2005

Non posso che cercarti
sulle pareti tatuate
dall’ombra delle tue parole
mentre svanisce il suono,
loro è nel cuor che stanno
col nuovo messaggio criptato
da risolvere senza mai capire
se porta primavera o seppellisce
nella fredda terra, sotto la neve,
la speranza dalle porte aperte.

Amarti ancora

Antologia Tanto gentile e tanto onesta pare
Book Editore - 2004

Chino sull’orizzonte bagnato di pioggia,
alla foce del fiume, con ansia obliqua
aspetto il tramonto: ecco il destino
di un giorno non sperato; come l’odore
di casa abbandonata non c’è fiore
che di notte profumi.
Che povera speranza è amare!
Fragile come spada di cristallo,
fredda come moneta di elemosina,
così debole è la fiamma e fuggitivo
il fuoco dal legno che non arde,
che il fumo spento e abbandonato
odora lontano nel bosco.
Annegando nel cuore chiedono tristemente
ciò che di futuro porto in me:
se c’è ancora qualcosa nel cielo di un’alba
intrisa di pioggia, posso amarti
solo con baci e rossi papaveri.

Senza sole

Ho atteso invano
l’arrivo di un sorriso,
di quel sorriso
che avrei scambiato
per dar luce a un giorno
già di festa.
Intorno anche gli oggetti
in silenzio al buio di un’alba
che resta senza sole,
han trattenuto il fiato
guardandosi intorno ciechi.
Non c’è gioia se
Non vedo occhi profondi,
verdi come lo smeraldo
del mare calmo di un novembre,
caldo di sogni, con le foglie
che iniziano a cadere
come illusioni fresche.
Al vecchio ramo aggrada l’ombra
che nasconde la delusione
di una nuova giornata senza sole.

Abbracci

Dove sprofonderò se scioglierai
i tuoi abbracci, e i dolci baci
si fonderanno senza,
averci mai uniti.
Sono vivo solo per la penna:
è quello che scrivo che tu ami,
che ti protegge ed infonde calore.
Non vengo visto che attraverso
le pagine in cui mille parole
camminano abbracciate;
duplice è il significato:
da sole o con le altre
mentre trasportano,
con la zucca di Cenerentola
i miei pensieri ancora ricchi
delle emozioni che consumano un uomo.
Arrugginite le catene dei rimpianti
lentamente, si dissolvono
e lasciano cadere nel profondo
del baratro l’uomo dagli abbracci libero.

Non cercarmi

Adesso non cercarmi, è inutile,
il tempo dell’attesa,
sconosciuto all’anima del vento
si è consumato senza scopo.
Ti aspettavo incollato al selciato
di strade lungamente percorse,
allora attendevo che il sorriso
dei tuoi occhi carezzasse
la corsa verso la speranza,
ma accanto al sasso l’erba
non sussurra più la sua crescita.
Adesso non cercarmi, il tempo
dell’attesa si è esaurito.

L’angelo dell'amore

Tanto gentile e tanto onesta pare
Book Editore - 2004

Arriverà il tuo angelo dell’amore
dall’incedere sicuro piroettando,
le rose bianche ti profumano
e la musica ti riveste: è arrivato
il tuo angelo dell’amore. Incipriano
l’aria i riflessi delle paiettes della
sua tunica, sfavillio di ali.
L’angelo dell’amore è arrivato,
petali rossi infiorano il tuo letto,
il tuo angelo è arrivato con le vostre
iniziali portate dalle rondini.
Morta in me la speranza, cerco
nei neri abissi il paradiso perduto
aspettandoti. Senza voce quante volte
ho chiesto, chiedo e chiederò
dove sei, mentre il tuo angelo
dell’amore mi ha strappato dal corpo
l’anima e l’ombra vaga senza luce,
senza sapere dove andare a morire
perché il tuo angelo dell’Amore è qui.

Angeli stanchi

IV Concorso “Poeti nella Società", Basilea (Svizzera)
Antologia Autori in cammino verso la luce - 2004
Pubblicata (parziale) nella Agenda della Poesia
Ibiskos Editrice di A. Ulivieri - 2004

Vedo ancora volare angeli stanchi
e candidi abiti da sposa, tatuati
di trine e strascichi bianchi
come i vicoli rivestiti a festa
da coperte e tende per le nozze.
Camerieri fluttuano girando
tra i tavolini a pulire i marmi,
camminano su pellicole ondeggianti
nel vuoto, ma nessuno canta,
nessuno prega. Occhi senza luce
forzano la vita delle donne;
assorte vedove afgane col burka
attendono che arrivi la morte,
le madri impazziscono
con i figli stretti al petto e vestiti
senza corpi di uomini soli.

Vedo volare solo angeli stanchi,
come vele sospinte dal soffio della morte
raccolgono corpi senza nome,
gridano lontano – non ti conosco,
aspettami – che la notte non trema.
Non grida di freddo la pioggia
e l’azzurro la segue
disperso tra stella e stella.

Non vedo più volare angeli bianchi
occhi ciechi anneriti da una luna dimenticata,
cercano i figli inchiodati sulla terra:
a spegnere i fuochi tristi che li vegliano
incalza l’urlo silenzioso della guerra.

Pace

Antologia del Premio Via Francigena – 2004
Pubblicata con il titolo “Bambini fate la pace”
ed esposta nel “Museo dell’arte dei bambini”
Smerillo (Ascoli Piceno)
Pubblicata (parziale) nell’Antologia L’amore e la guerra
Ibiskos Editrice di A.Ulivieri e Eri Rai 2004

L’amore si fa pace, dal Soglio
il Verbo ci conforta, prendi
per mano il tuo nemico e al petto
stringilo. Seduti all’ombra
dell’olmo del consiglio,
che ancora regge il cielo senza
tremare, chiedete abbracci alle frange
di aride colline e filanti scialli di pace
tessete con l’iride dei fiori.
La primavera schiuda gemme
dall’umido profumo dei meli
tra il tremolar dei rami :
che non accada adesso
sciogliere luce sulle croci
bianche a punteggiar la terra,
che adesso non accada udire
l’urlo mortale della guerra
spegnere il mormorio delle tue vene.
La vita non colga viole del pensiero
per orlare il tuo fresco sudario
fino al bianco gemito dell’alba.

L’uomo si mobiliti

Vetusti cipressi alti e dritti
muovono dolcemente cielo e terra
ad indicar l’azzurro per la pace,
e con la brezza collinare
per la vita s’inchinano.
Lucide bacche rincorrono
scintille di sole, mostrano
saettanti sogni della terra
che premono pace alle anime sole.
“Non si può sparare sui fratelli,
si gela il grano”– mormorano –
“ non fate un mondo di macerie,
l’uomo si mobiliti, difenda
gli uccelli dai becchi perforati
dai proiettili traccianti,
e legati con un nastro rosso
li guidi al placido equatore.”
Il cuore muova all’assalto
di luci già bruciate
che conducono ad un morto
mondo di morti.
Per una pace che sia anche la tua,
che balli agli angoli della strada
senza sosta e come sughero
galleggi tra la folla


le violette del pensiero –
come fossero i tuoi occhi –
raccoglierò sulle prode e nei boschi.
Quando cuori insanguineranno
il vento, resterà una battaglia
persa, ma un amico come anch’io
nasconderemo gocce di brina
a protezione della tua giovinezza.
Il mondo resta ad aspettare
il tunnel della morte che fa dimenticare
un vendicativo Giudizio Universale.

L’angelo nero

Antologia del premio San Domenichino 2001/2003

L’angelo viaggia appesantito
dal tappeto marocchino arrotolato
sulla spalla, non vola
fardello è il tappeto
-“ Come vuoi che possa volare –
ripete dall’orlo del cratere –
“ non sono nero di fuliggine
né di fango: sono l’angelo nero,
fiore di giovinezza effimera.
Fatemi vedere la luce,
anch’io inchiodato sulla
terra ferita voglio vederla.”
Le ali di grigie piume
danzano la morte.
-“ Basta lamenti, sono l’angelo
nero dalla veste bianca,
di smisurato spirito;
senza speranza che
già son condannato all’agonia,
al logorio delle ferite
di sangue raggrumato.
Alla luce urlo – non di sfida –
sono l’angelo nero
che aspetta il suo giorno.

Sepolcri imbiancati

I piccoli paesi illividiscono
sotto lo sguardo
accigliato della luna piena.
Sassi e pietre calcinate
come scomposte lastre
tombali contro
il nero delle colline.
Credo non racchiudano più
umane passioni né
anelito vivente: case
abbagliate dalla notte
fredda e serena,
schiacciate e raggelate
da un mondo lontano,
dal cielo pallido
come casse senza vita
di sepolcri imbiancati.

Bengala

Gialle foglie, giallo tiglio,
lamine come palpebre
intrise di sentimenti
vibratili, in simbiosi
con le folate settembrine,
piangono lacrime
di una pioggia insistita
già burrasca.
Da profonde fenditure
nel cielo nero,
tuoni si schiantano
rumorosi sulla terra
che tutti li assorbe,
appena illuminata
da un lontano bengala
che brusco si attenua.

Notte lucente

Antologia L’amore in versi - 2005
con presentazione

Un bel giorno sgusciò dalla conchiglia
una perla di chiarore notturno
e l’aria leggera, sottile e fragrante
divenne tutta illuminata e lucente.

Quando mai potrà capitarmi notte
più bella di questa ? La vedo ogni
volta come il chiaro di luna
che pur da lontano è bello guardare.

Il cuore può avere pazienza, ma io
non ho più cuore, che è diventato
fragile e lieve come di sottile cristallo.
Guarda quindi chi sei, adoratore

del fuoco e del fumo, sei polvere
e non puoi strappare dal volto
della terra, il sole ed il vento.
Non nasce ogni giorno il chiarore
fragrante della primavera.

Papaveri

Agenda della poesia
Ibiskos Editrice di A. Ulivieri - 2005

I petali rossi dei papaveri
Hanno allargato le braccia
Posandosi sulla scrivania

Hanno abbandonato il mese
Delle rose e si sono rifugiati
Tra le pagine di un volume.

Chi ritroverà quei sorrisi
Tra il verde del giovane grano
Agitato da brezze sincere ?

Non ogni giorno una nuova
Primavera nasce, né di porpora
Si copre il volto del prato.

Inverno

La tramontana mi allontana
dai luoghi consueti,
a tergo mi sospinge
lungo il sentiero delle ghiande
di leccio, ove volteggiano secche
le gialle foglie dei platani
di questo inverno avanzato.
Il cielo sibila affilate domande
di ghiaccio e tace le calde
risposte delle lievi sabbie tunisine.

Un desiderio come di ginepro

Finalista VI Premio “Il Simposio”
Buccino (Salerno) 2005

Sono ancor giovane dentro,
ma colla speme non sovvien
la giovinezza. Spezza l’oblio
un desiderio forte e amaro
come di ginepro, lungo l’erta
affannosa il finocchio selvatico
addolce l’aria di un profumo
insidioso ed intrigante, che
i cipressi al quadrivio degli ulivi
rispettano, inchinandosi al vento
che non lambisce la curva
delle Verginelle con intenzione,
mentr’io mi bagno coi sapori
dell’aria, col silente cimitero
che d’ombra copre la salita.

Sogni

Antologia del premio Il Litorale 2003

Non trovo più parole
per descrivere i sogni
che svaniscono all’alba,
mangiati dalla mente,
mentre tento di farli
vivere col cuore.

Sospinto
da sorrisi di cascata
e sguardi di ametista,
incastonati nelle promesse
di schiume marine che
languide abbandonano
la spiaggia, ancora umida
di notti calde e insonni

Sogno
Se accetto di porgere nuove
pietre lungo la strada
che percorro, esplodo
in un grido di libertà
senza linfa vitale.
I sogni son nuovi dubbi
che nascono senza sforzo
coltivati dalle corolle
bianche delle rose e
dall’azzurro australe
del cielo che tramonta.


Non trafiggerli come farfalle,
i sogni sono vivi,
e possono essere gli ultimi
anelli di una ferrea catena
di rimpianti.

Ho un debole

Ho un debole per chi soffre e lotta,
per chi ha la forza di un sorriso
per gli altri.

Ho un debole per chi eleva al cielo
una preghiera, con innumerevoli
candele di speranza.

Ho un debole per la vita conquistata
ogni giorno, senza rinunciare
al senso degli affetti.

Ho un debole per gli uomini e
le donne che non si nascondono
tra l’erba della collina
aspettando un nuovo giorno.

Ho un debole per i sentimenti irragionevoli,
impronte di silenziose tracce che sicure
albergano nell’animo dell’umanità.


Materiale
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