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Posso soltanto ringraziare l’autore per averci regalato questo breve saggio, che mi ha riportato ai tempi della scuola, terminata 50 anni fa, di quella scuola che veramente univa gli italiani intorno ai loro grandi poeti, dei quali, da Udine a Palermo, si imparavano a memoria – abitudine ora desueta – gli stessi versi, commentati dal Momigliano o dal De Santis, creazioni dello spirito che “servivano a costruire dei punti di riferimento nell’istruzione e nella vita degli alunni”.

Dal “Dolce stil novo” all’Umanesimo, capace di arricchire l’uomo di vera umanità, l’autore fa riemergere quelle che furono le nostre fatiche di studenti, quei brani che ancora amiamo recitare ai nostri nipoti.

Si snodano i poeti italiani e noi, rileggendone i versi che Carmelo Ciccia inserisce nel testo, ricolleghiamo le parole agli autori, talora dimenticati o confusi e riceviamo da loro nuova forza.

L’autore evidenzia la passione con cui la lingua italiana fu promossa nelle varie realtà regionali, in passato ancora separate, sia a livello scolastico, che promuovendo la lotta per l’unità del paese, unità che oggi si vorrebbe nuovamente frammentare, per interessi di bottega; scaturisce così la voglia di citare il Foscolo che, scrivendo di Vittorio Alfieri afferma che “…con questi grandi abita eterno: e l’ossa | fremono amor di patria” (Dei sepolcri).

Niente poté fermare questo anelito di Unità, neppure i contrasti tra Romanticismo e Illuminismo, che opponeva all’uguaglianza sociale l’individualismo, alla ragione il sentimento, al cosmopolitismo il patriottismo perché le due correnti di pensiero alimentarono entrambe la spinta all’Unità d’Italia.

Tuttavia il Romanticismo in Italia ebbe una connotazione particolare: quella del patriottismo in funzione dell’indipendenza e dell’unità politica della nazione, tale da poterlo chiamare Romanticismo risorgimentale.

Se Dante, Petrarca, Machiavelli, Vico, Alfieri, Foscolo, Leopardi sono da considerare figure pre-risorgimentali, si potrà anche parlare della Resistenza come secondo Risorgimento.

L’analisi di Carmelo Ciccia approda ai giorni nostri, sempre mostrando quanto lo spirito nazionale fosse importante anche a livello locale, perché ha continuato a promuovere l’unità del sapere, bene comune, con i programmi della Radio e della Televisione, anche se oggi tutto sembra essere rimesso in discussione.
Recensione
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