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Il cammino non ha figli minori

Appunti di lettura

Il "senso del cammino", così potremmo definire il nuovo libro che Claudia Piccini ha pubblicato, un libro inchiesta con riflessioni e approfondimenti sui casi della vita con una striscia luminosa che indica la via per seguire il cammino, da qui nasce il titolo del libro, questa, secondo l’autrice, deve avere un senso, perché tutti si possa camminare in una direzione che sia poi quella giusta, non ci sono cammini di minore importanza, neppure quelli di chi non crede.

La meta è sempre la collina della luce, l’aurora del ritorno.

La chiave del romanzo secondo Claudia è che: ”La vita fa della curiosità la strada e della volontà il sentiero che raggiunge la meta…a cosa serve rimanere fermi se non a chiuderci la via?” C’è bisogno di vita vera, e il rapporto con Lui, Dio, ci fornisce il coraggio, dà colore alla nostra esistenza, è luce che illumina il cammino è “la curva concava del sorriso”.

I percorsi umani sono tutti fondamentali, nessun percorso è noto nella sua interezza, fermarsi per capire chi siamo e cosa vogliamo è necessario, ma per divenire è soprattutto necessario essere ed ancora di più amare.

Vittoria, la protagonista del libro, che somiglia molto all’autrice, afferma con vigore che: “Certezza (è) la presenza di Gesù, il Signore della vita ci ha resi differenti, e con gli altri ci sentiamo meno soli e possiamo completarci.” Questa è una importante affermazione che eleva la condivisione della vita, come elemento determinante del cammino verso la verità.

Il cammino deve partire da dentro l’anima, nessuno di noi conosce il futuro e quali percorsi rimangono da fare; il Signore lo riconosciamo tutti in persone diverse, lo alimenta il respiro del cielo e il calore della terra, e l’uomo potrà “addormentarsi all’ombra della luna”

“Basta poco per morire, di meno per rinascere” afferma Vittoria, ma nessuno conosce la Verità, perché questa non ha confini precisi, ed è l’emozione delle sorprese la luce che ci spinge.

L’esperienza della famiglia, l’amore coniugale, i ricordi che l’infanzia ha lasciato nel cuore della protagonista, come il “giallo della frittata” o le “risate di vita che ricorderà per sempre” le spianeranno la strada, anche se non sempre è facile sentirsi amati, a volte, è vero, non lo siamo, ma è altrettanto vero che talvolta non ce ne accorgiamo.

Nella nebbia delle reminiscenze confuse che Vittoria ha dentro, respira ancora l’emozione di quei giorni.

Ricorda: “amavamo conoscere gente, inventarci i luoghi, colori, culture diverse.”

Cercavamo nell’uomo quello che teneva nascosto o non si vedeva, sognavamo di essere soli nel Paradiso terrestre.

Ridevamo e facevamo all’amore, la luce “sbirciava gli amanti e partoriva ombre innamorate”, il vento dilatava la vita, ricca di progetti, sogni…questo è il suo racconto oggi.

La colpisce dolorosamente l’assenza dei figli, anche se “i figli non sono fatti per i genitori, loro rappresentano il futuro”, e non poterli avere è come se tu fossi “pugnalato dal dolore”, e nulla possono i molti amici, anche se ne mette in evidenza l’importanza per il raggiungimento dell’equilibrio esistenziale.

Il rapporto con il marito Joe è pieno di notazioni di vita vera:

“ Un marito vecchio è stata l’esperienza più bella “

“ Lui era il santo pittore, io la bambina che amava vivere fuori dal consumismo.”

“ I suoi occhi che penetravano la mia anima”

“Assaporo i giorni e quando capita li scrivo su un foglio per non dimenticarli “

Il peso di una malattia grave e della disgrazia del marito porta Vittoria alla disperazione, ma convinta afferma che “Le persone non smettono di esserci perché si ammalano, il cuore rimane lo stesso “ anche se la palude in cui è finita è stata inghiottita dall’angoscia.

E’ il peso della consapevolezza che la malattia degenerativa è tale che “ti fa diventare straniero a te stesso”.

Condivido tutto quanto scrive sulle persone anziane:

“Fa sempre bene un po’ di compagnia ad un vecchio signore, ogni età merita rispetto”; la sua curiosità sempre viva, anche se “fra due anime non conta l’età”, ma l’intesa; “invecchiare vuol dire maturare”, mantenendo la gioia di vivere, trovare cioè il senso ad ogni giorno vissuto

Il rispetto reciproco, quello che guida il mondo è nutrito dall’amore, allora ha senso l’affermazione di aver visto Dio o almeno “avere sentito la sua voce nell’aria, nel vento”, che non ci lascia mai soli, forse anche il non credere è frutto della volontà di Lui, che ci indica sempre il cammino, perché “l’amore non ha limiti è universale, inesauribile, cosmico”.

E’ a questo punto che, pur non volendo attirare su di me l’attenzione del lettore, cogliendo questa spinta, mi sono sgorgate dal cuore queste parole:

Dio parlò

Il vento e Dio parlò
Manifesta la sua presenza
Dette vita all’uomo
Col suo soffio
Asciuga il mare
E il popolo l’attraversa
Parla Gesù col vento
Gli apostoli stupisce
Minacciando il mare
L’aria si mostra divina
Non trascura popoli
Né religioni il soffio
Egli la sceglie come voce
Primitive preghiere
Invocano e ascoltano


Gli dei per mezzo suo
La Signora del Vento
Assieme ad Eolo dalla Cina
Alla Grecia l’alito Vayu
Nelle Indie coppia shinto
In Giappone Ovunque
Nei secoli si ascolta il vento
Nelle praterie americane
E nei canyons i nativi pregano
Il vento ascoltano
Il Grande Spirito Nafas
Nell’Islam il respiro di Allah
Ruah la vita per gli ebrei
E’ nel vento che nelle notti insonni
Cerchi la tua risposta
Che in principio fu l’aria

“Quando vuoi parlare con Lui”, conferma Vittoria,” è meglio essere da soli”, è una scelta.

Anche la libertà è una scelta, la conquista più importante che dobbiamo proporci, ed anche quando le cose sembrano poco vere e le scelte non risulteranno le più naturali pur portandoci benessere fisico e mentale, ancora potremmo non capire la scelta della libertà.

Bisogna imparare a rispettare gli altri, e quando “questi diventeranno parte di noi stessi ci arricchirà”, è allora che sorge la domanda: “può bastare non fare del male, se c’è l’amore?” Ognuno di noi ha il suo lieto fine, ciascuno ha il suo percorso, ed è osservando il loro stupore che noi possiamo vivere i nostri giorni.

“La violenza fa perdere il rispetto degli altri e la nostra dignità”; invece l’amore va visto negli altri, l’amore può portarci oltre e “far sbocciare arcobaleni”, anche se questo può sembrare infantile, i ricordi aiutano, sapendo che “l’Uomo della luce”, ci accompagnerà sempre.

Il colore nell’aria, nella vita, nei sogni, questo è quello di cui Vittoria ha bisogno, la necessità di viversi è inderogabile, ed allora realizza la casa dei colori, dei colori della vita, la vita che va vissuta, senza pensare troppo…”bisogna esserci per viverla!”

E per questo che chiudo qui i miei appunti, augurando una attenta lettura di “Il cammino non ha figli minori” di Claudia Piccini, citando Cesare Pavese:

“E desidero solo colori, i colori non piangono, sono come un risveglio: domani i colori torneranno. Ogni nuovo mattino uscirò per le strade cercando colori”

Ottobre 2016

Recensione
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