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Introduzione al “Serpente” di Gianni Calamassi

Emanuele Martinuzzi

Con quest’opera il Maestro Gianni Calamassi non propone solamente una lettura articolata che riguarda uno specifico tema della letteratura e della storia dell’arte. Leggere queste pagine è un’esperienza all’interno della stessa creatività. Questo perché l’excursus tracciato tra le varie forme e interpretazioni letterarie, mitologiche, artistiche riguardo alla figura e alla simbologia del serpente non ci pone di fronte semplicemente a un oggetto e alle molteplici declinazioni dello stesso in altri linguaggi o forme di espressione.

Tutta la ricostruzione di come il serpente è stato rappresentato nei secoli precedenti, alle più svariate latitudini e in seno a diverse culture, che siano occidentali o orientali, antichissime o antiche, nasce non a caso da un’opera dello stesso Calamassi.

Questa ricostruzione, in questo senso, non è altro che la messa in luce di come chi produca arte lo faccia con l’autenticità di chi oltre ad amarla la conosce e tenta di penetrarne i vari misteri espressivi con attenzione e studio. In questo doppio sentiero di passione e consapevolezza continua costantemente il Calamassi il suo maturo percorso artistico.

Ogni sua nuova opera non è il frutto di un’improvvisazione momentanea, il segno di un’ispirazione che si perde completamente nel solo suo dirsi o farsi. Attraverso il serpente e la sua analisi l’autore vuole farci comprendere come chi crei artisticamente lo faccia con lo spessore meditativo di chi ha prima conosciuto, fatto esperienza di sé ma anche di chi l’ha preceduto nel meraviglioso e annoso mondo dell’arte e dell’espressività umana.

Ogni tratto, figura, segno o composizione contiene in sé tutto un mondo linguistico e tutta una storia espressiva che si perde nella notte dei tempi e che si ritrova nel tratto, figura, segno o composizione creata nel presente con quello spirito che si sposa perfettamente con l’autenticità artistica di chi sa e sente con profondità.

Questo affascinante compendio sulla creatività si compone coerentemente non solo di storie legate all’opera KAMINARI di Gianni Calamassi, in cui è raffigurato un serpente appunto, ma anche e soprattutto di tutte quelle immagini, elaborazioni anche artigianali, mitologie, simbologie che fanno da substrato e da humus culturale alla creazione attuale dell’opera.

Raffigurando un serpente l’artista sceglie di immettersi liberamente nel solco storico, ideale e artistico, che ha trovato nel serpente e nella sua rappresentabilità l’incontro visivo e ideale di vari vissuti emotivi e intellettuali, appartenenti alle più disparate forme culturali. Non c’è continente o confessione religiosa o predisposizione filosofica che non sia stata presa in esame e meditata da parte dell’artista per l’elaborazione della sua opera KAMINARI.

Questo credo sia un esempio fondamentale, sicuramente pregno di per sé di ricchezza culturale, perché in controtendenza a questo periodo connotato invece dall’approssimazione, il dilettantismo e una banalità imperante con cui tradurre e svilire tutta la potenzialità dell’espressione artistica, in cui vuole e deve echeggiare invece il passato per così dire illustre che l’ha preceduta.

Fare arte non è un’attività facile, bensì semplice.

Quella semplicità costruita attraverso una pura ispirazione artistica limata e preparata da una altrettanto attenta e acuta meditazione sull’energia pulsante e originaria che ci viene trasmessa dagli artisti e dai mondi culturali del passato.

Passato che si scopre in questo modo non già morto e sepolto, ma ancora vivo e vitale, nuova linfa con cui irrigare le idee, i talenti e il fare dei contemporanei.

Il Maestro Gianni Calamassi è così conscio di tutto questo e allo stesso tempo così scrupoloso e ancora curioso di imparare da chi ci ha preceduto da non dare niente per scontato, neanche il suo talento, né un’opera da lui stesso creata che dovrebbe bastare a sé stessa, come ogni cosa che si mostra nel presente e in esso venuto fuori dall’oblio. Diradando invece i veli dell’apparenza attuale su cosa l’opera in questione ci dica e su come ci parli, l’autore non fa altro che umilmente non mostrare sé stesso attraverso la sua opera, ma la storia dell’arte che potrebbe essere obliata da ciò che si manifesta nel qui ed ora.

Invece il passato torna a costruire, a rendere spessore e profondità a ciò che si mostra nel presente.

Il serpente, questo simbolo complesso, di un essere strisciante sulla terra, è capace invece di riconnetterci a ciò che sta perfino sopra il cielo, quel mondo delle idee da cui proviene ogni cosa creata dall’uomo e attraverso cui l’artista si fa per un attimo Demiurgo, in cui per un attimo il presente serpeggia dalla sua forma raggomitolata e vibra, abbracciando il passato più remoto e in un certo senso l’avvenire.

Anello e bracciale Bracciale Ceramica
Cerbero Chavin 1 Chavin 2
Corea Dea minoica Drago cinese
Enki Gioco Idolo
Drago cinese 1 Il giardino delle Esperidi Kaminari
Il sigillo Kudurru circolare
Kudurru La tentazione La venta
Lari Lastra Perù 1
Mostro 1 Quezalcoatl
mostro 2 Scudo
Serpente piumato 2 Serpente piumato 1 Serpenti
   
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