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Occhi verdi

I sessanta brani che costituiscono Occhi Verdi – Raccolta di poesie, pensieri e riflessioni di Rosita Comparni rappresentano il suo Libro di Famiglia, quel libro che, fino agli inizi del secolo scorso, nelle campagne toscane i capifamiglia avevano l’abitudine di tenere, registrando gli eventi importanti: nascite, morti, matrimoni, l’andamento del raccolto fino ai debiti contratti per il matrimonio delle figlie.

Non hanno la pretesa di rappresentare il pensiero di un’epoca come “I libri di famiglia” di Leon Battista Alberti, ma di testimoniare la gioia di vivere che ancora le si legge negli occhi e nel sorriso sempre pronto.

La cronaca della vita dell’autrice viene porta al lettore senza presunzione, essa ci offre pensieri e riflessioni, che in alcuni casi si trasformano in poesie, semplici, forse infantili, ma nel senso positivo che si dà alla purezza dei sentimenti che ancora oggi Rosita si tiene dentro, aprendosi al lettore per condividerli con lui.

Belle le foto in bianco e nero che arricchiscono il testo e segnano, come pietre miliari il percorso dei suoi ricordi.

Occhi Verdi, con questo affettuoso soprannome è conosciuta Rosita, prende per mano il lettore e lo accompagna lungo il sentiero della sua vita, puntando il proiettore su avvenimenti piccoli o grandi che hanno segnato la sua fanciullezza fino a quelli recenti di nonna.

Dopo uno sguardo all’universo, sono gli eventi dolorosi quelli che hanno segnato in negativo la sua vita: la perdita di una nipote, ma – soprattutto – la prematura scomparsa del padre “sei andato via troppo presto”, scrive ricordandolo-

Dall’amata Stellina, la canina compagna dei figli, alla bicicletta che, simbolicamente, la ricollega alla madre “andiamo sempre insieme…non mi abbandona mai”.

Tanti i ricordi della fanciullezza spensierata, dalla nascita ai piccoli accadimenti infantili, con il pensiero che torna a far volare “ancora una palla…nell’aria bella e densa di felicità”, e il falò di carnevale che nei paesi toscani era in uso, con i ragazzi che facevano a gara a chi lo faceva più grande e duraturo.

I luoghi ancora vissuti come ieri: il Casolare, la Corticina, le vecchie mura e il respiro dei muli, la Madonnina del Piano e le gite di pasquetta, il parco del torrente Zambra in compagnia di un airone e di una raganella e le lunghe passeggiate fino alla Biblioteca di Doccia, con il muretto di pietra che da sempre è pronto al riposo.

Con “Ricordi lontani” si legano per la prima volta il padre e quello che diventerà suo marito, con il quale ha condiviso non solo la vita familiare, ma anche quella lavorativa con un amore che emerge in molte occasioni “…da quando ci siamo sposati…| abbiamo sempre lavorato insieme | perché sei unico, dichiara al marito, ancora dopo quaranta anni di matrimonio! Anche il lavoro di parrucchiera assieme al consorte torna spesso nei suoi pensieri.

Tutta la vita viene ripercorsa da questa nonna sorridente e felice: la gioia della nascita dei figli e dei nipoti, essere genitori e nonni con una poesia dedicata a tutte le mamme, riflettendo sui figli che “…quando alzano le ali | volano via|, ma anche quando c’è “un perché troppo grande” per poterlo comprendere.

Un pensiero per tutti e tutto, e non potevano mancare in questo percorso della memoria di Rosita gli amici: “Amicizia | una grande parola|”, ricordando soprattutto quelli che si sono fermati lungo la strada, “ora quel posto è vuoto”, “è passato tanto tempo | ma i ricordi restano”.

Bello e presente il rapporto con la natura che riempie il suo animo “La montagna è il mio spirito” ma anche per le foglie c’è un pensiero e guardando le nuvole che passano si domanda “Dove vai?”.

Non vive in modo superficiale la vita l’autrice, ma ad essa si riferisce sempre invitando a non trascurarla, ma pensando che essa “scorre sul filo del rasoio” ed il tempo passa veloce e tuttavia noi corriamo sempre, senza sapere dove e perché.

La sua gioia di vivere è presente in tutta la raccolta dei suoi pensieri e delle sue riflessioni, e questo è il messaggio che “Occhi verdi” deve trasmettere al lettore: un attimo che scompare, ma che lascia la conferma di essere vivi.

Agosto 2013

Recensione
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