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Lo scrigno del dialetto: Meli, Porta, Belli, Di Giacomo

Il potere del dialetto
Un libro di Nino Borsellino sulle lingue dei popoli

Una delle tante espressioni improprie dei nostri giorni è l'uso linguistico indiscriminato della parola «rottamazione», che indica quasi sempre l'opportunità di eliminare persone, giudicate ormai inadatte, dal gioco politico o dal lavoro che esse stavano conducendo. L'uomo così viene paragonato alla macchina: esistono infatti cimiteri di automobili fuori uso, o troppo vecchie per poter essere riparate. Questa impietosa parola circola incontrollata soprattutto nei giornali, nei comizi e in televisione quando si trattano temi di politica e di sport, significando l'esclusione dei vecchi, ma anche a volte dei «maturi» a favore dei giovani, senza neanche pensare alle fasi naturali della vita umana.

La vita umana nasce, cresce, impara, agisce in modo ragionevole, poi lentamente nel fisico (ma non necessariamente nelle facoltà mentali) si indebolisce e va verso la sua inevitabile conclusione. Usare dunque questa parola a vanvera, riferendosi quasi sempre all'età avanzata dell'individuo, è la più disumana inopportunità del nostro «nuovo» lessico. Tutti noi siamo stati allievi e abbiamo avuto dei maestri. I maestri hanno sempre un'età molto superiore a quella degli allievi. Forse gli allievi dovevano ..rottamarli»? Del resto è noto che vi sono giovani mediocri e vecchi geniali: che facciamo, rottamiamo i giovani?

Sono personalmente molto vecchio ed ho un amico, Nino Borsellino, un poco più giovane di me, che scrive libri importanti e non si sogna nemmeno di deporre la penna. Del resto è stato docente ordinario di letteratura italiana alla Sapienza. E' appena uscito un suo libro, agile e molto bello, Lo Scrigno del Dialetto (Fermenti, 2012, euro 14,00), in cui tratta, con estrema acutezza ed efficacia letteraria, della vita e soprattutto dell'opera di quattro poeti che scrivono nei quattro dialetti di loro competenza: Giovanni Meli, per il quale «il siciliano non era una lingua subalterna, un rozzo vernacolo, ma era un idioma nazionale, la lingua di un popolo»; il milanese Carlo Porta, il romano Giuseppe Gioachino Belli, il napoletano Salvatore Di Giacomo. «Quattro classici del dialetto», come Borsellino intitola una ottima prefazione, della quale mi sembra, più che utile, necessario citare due brani essenziali: «il dialetto è la lingua nativa dei parlanti d'Italia peninsulare e insulare. Quando si formalizza in lingua scritta è però una scelta, è un atto di scrittura che riflette una poetica e produce effetti mimetici diversi da quelli prodotti nella lingua comune. ... In prosa ha indotto alla contaminazione, al pastiche, ma in poesia la sua adozione, con l'eccezione del maccheronico, è rimasta incontaminata». E ancora: «Meli, Porta, Belli e Di Giacomo optando per il dialetto attuano diversamente e prodigiosamente la conversione del popolare nel poetico. Situazioni, personaggi e ambienti non fanno folclore, fanno teatro e racconto e anche musica».

Seguono splendidi capitoli con brevi introduzioni e numerosi testi poetici, presentati con traduzione italiana. Si profila così una distinzione tematica fra i quattro poeti: una tendenza arcadica in Meli e Di Giacomo, un'impronta realistico-narrativa in Porta e Belli. A proposito di Belli mi permetto un'osservazione: in molti suoi sonetti e più forte di quanto Borsellino dica la polemica sociale classista, evidente soprattutto nel terribile sonetto Li du' ggener'urnani: «Noi, se sa, ar monno semo ussciti fori / impastati de mmerda e dde monnezza. / Er merito, er decoro e la grannezza / so ttutta mercanzia de li siggnori. // A ssu' Eccellenza, a ssu' Maesta, a ssu' Artezza / Fumi, patacche, titoli e sprennon; / e a noantri artiggiani e sservitori / er bastone, l'imbasto e la capezza. // Cristo creò le case e li palazzi / p'er prencipe, er marchese e `r cavajjere, / e la terra pe nnoi facce de cazzi. // E cquanno morze in crosce, ebbe er penziere / de sparge, bbontà sua, fra tanti strazzi, / ppe quelli er zangue e ppe noantri er ziere».

3 novembre 2012

Recensione
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