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Storia di strada, d'amore e resistenza

La "deriva culturale"

Ruggiero, il protagonista del romanzo di Fulvio Turtulici, è un artista di strada, moderna incarnazione del picaro viandante che richiama, nella sua caustica osservazione della realtà, la pungente ironia del Candido di Voltaire. Egli sa bene che l'arte nella nostra società non può trasformarsi in strumento di cambiamento, ma non per questo rinuncia a ricercare le cause del degrado cui l'hanno condotta la massificazione, la propaganda dei media, il qualunquismo dilagante.

La conclusione cui approda è, come afferma l'amico Matteo, che "i colpevoli non hanno volto, e la responsabilità si nova nella deriva culturale ed etica: criminale e il sistema". Non è un caso, dunque, che tutto il romanzo sia incentrato sull'analisi della "deriva culturale" che caratterizza l'attuale società e, se da un lato mette a nudo l'assenza di valori, il cinismo, l'indifferenza che caratterizzano l'individuo, dall'altro denuncia la protervia del potere che fonda il proprio consenso sulla mercificazione dell'uomo e dei rapporti umani. Luogo simbolo di questo evidente malessere è la città moderna, sono le grandi metropoli dove il divario fra il benessere di pochi e la povertà di molti diviene ogni giorno più grande, relegando ai margini della società masse di derelitti sulla cui quotidiana fatica e sul cui sfruttamento è possibile ancora accumulare ricchezza.

Il futuro e la speranza

Se la strada è il luogo-simbolo che consente di osservare la società e metterne a nudo i meccanismi perversi che la animano, l'amore e la resistenza costituiscono il polo positivo che l'autore intende proporre come possibile prospettiva per un futuro diverso. Nel concerto di "resistenza" vengono inglobati tutti i possibili valori cui l'uomo può aggrapparsi per recuperare la speranza. L'amore è certamente il segno più tangibile della ferma, cosciente opposizione ai disvalori. Il tema è sviluppato nel corso del romanzo in molte possibili accezioni, che vanno dall'amore e il rispetto per la natura alla commossa partecipazione con cui il narratore ripercorre il viaggio degli extracomunitari verso la libertà, destinato ben presto a infrangersi, fino a quello fra due creature, la colombiana Sindy e Ruggiero, che chiude il romanzo.

Proprio nel capitolo finale, amore e resistenza si uniscono in unità di sentimenti e di speranza, fra due esseri umani che, dopo l'occasionale incontro di una notte, non potranno più rivedersi: Sindy, risospinta verso il suo mondo, povero ma umanamente ricco di valori, e il protagonista, che ancora una volta sceglie la sua liberta per andare incontro a un nuovo avvenire, a una nuova rinascita. Se una speranza c'è, dunque, questa, secondo Turtulici, non può rinascere che dalla "diversità", perché come osserva il narratore, "se una verità esiste essa è la convivialità delle differenze".

La complessità e l'originalità di questo romanzo nascono, dunque, dall'intreccio fra la riflessione appassionata sulla realtà e sulla storia e il bisogno, a volte sotteso, a volte esplicito, di richiamare tutti noi a una responsabilità etica nella quale siano recuperati i valori della nostra civiltà.

La parola all'autore

È possibile una "resistenza" oggi e in che modo?

Più o meno quarant'anni fa Pier Paolo Pasolini affermò, criticato da tutti, che li dove il fascismo aveva fallito sarebbe riuscito il consumismo: la realizzazione del pensiero unico, totalizzante, e di un soggetto unico, il consumatore, senza più diversità culturali; non ci sarebbe stata più differenza perfino nell'abito, talora, ma certamente conformità di valori tra il proletario e il borghese, l'uomo di città e l'uomo di villaggio, e dunque la diversità sarebbe stata sentita come minaccia.

Fu come sempre profeta.

La resistenza, oggi, può essere esercitata dall'individuo contro simile modello omologante: è minima resistenza la mia quando mi rifiuto di entrare nel vasto mondo di Facebook, e radicale resistenza quella di un sacerdote che nell'odierno regime dell' "avere" sceglie la povertà per poter "essere".

Adesso che tutto il sistema vacilla, soltanto l'individuale resistenza dei comportamenti difformi credo possa costituire l'ultima speranza».

Recensione
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