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Minacciosi schiumano i flutti. Versi tra fine '800 e inizi '900

Gor’kij in versi

I versi di Maksim Gor’kij, che Paolo Galvagni ha scelto, tradotto e raccolto, per le edizioni di Fermenti, in una piccola antologia sotto un titolo d’autore, Minacciosi schiumano i flutti, rendono conto puntualmente della funzione e del significato della produzione poetica nell’opera dello scrittore russo, che fu soprattutto narratore e drammaturgo, notista e critico e che, come si sa, nel suo paese giocò una parte intellettuale e storico-politica di primario rilievo tra Ottocento e Novecento, in una stagione accesa da moti rivoluzionari di liberazione.

Pratica pressoché giornaliera, che si presta da fissante di pensieri, da esercizio di stile, da recepimento e da messa in prova di temi sui quali non smettere la ricerca, la poesia per Maksim Gor’kij risponde ad una necessità profonda; ed un fascio di offerte semantiche, quando del tutto determinate quando da riorganizzare, vi si pone in vetrina. Intanto la letteratura popolare, tra fiaba e mito, con gli scenari, i personaggi e gli episodi divenuti patrimonio di un sapere collettivo, e passati di generazione in generazione e di bocca in bocca, traluce nei frammenti e nei componimenti collazionati, per lo più trasferita in brevi sequenze poematiche; e così si fa riconoscere come terreno di fondazione intertestuale, che il curatore opportunamente evidenzia. A questo proposito i prelievi, le implicazioni, i rifacimenti, i restauri testimoniano di filosofie costruttive e di ideologie di scrittura – con procedure annesse – a forte espansione, perciò rinvenibili a diverse latitudini, che hanno portanza identitaria per molte esperienze di lavoro artistico a cavallo tra i due secoli. L’accostamento e l’integrazione di quanto risale ad epoche lontane e di quanto si dichiara senz’altro contemporaneo, di echi di un poetare (di un comporre, di un musicare) anonimo e collettivo, partecipato, e di avventure di sperimentazione che vogliono focalizzazioni selettive e responsabilità autoriali strettamente definite – di linguaggio popolare e di riflessi di linguaggio d’avanguardia – possono ritenersi, in effetti, un tratto che accomuna non poche opere di impegno realizzate in quel torno di anni. La cultura slava in specie ne dà conferma, non solo nell’ambito musicale in cui da Rimsky-Kórsakov a Stravinsky gli esempi davvero non mancano.

Gor’kij è dentro una rete di interferenze, di corrispondenze e di commisurazioni ideologiche che fanno Europa; Gor’kij respira Europa: un altro fattore transnazionale che è dato estrapolare dai suoi versi, e che è tale da favorire apparentamenti, consiste nella abolizione dei confini tra i generi. La sua poesia si modella quando sulla ballata quando sui palinsesti narrativi della fiaba o dell’epos, ma si porta pure sulle scene del teatro chiamando arsi ritmiche nel copione drammaturgico o si schiude nel bel mezzo di trascrizioni diaristiche, accostando il prosimetro. La mutevolezza dei generi e la plasticità manipolabile delle forme sono principi istitutivi che la scrittura in versi di Gor’kij ha ben presenti, quantunque la regolarità del costrutto e la classicità dello stile siano in essa predominanti. Del resto – e trattasi ancora di un terreno comune che promuove convergenze – la poesia di Minacciosi schiumano i flutti sembra potersi ascrivere, nella tendenza che più la caratterizza, ad una poetica ideosimbolista. La natura di terra e di acqua, nel suo ciclico disporsi lungo il corso del tempo, contiene e libera linee-forza che si fronteggiano, che si scontrano. E l’energia schiuma così sulla pagina facendosi nerbo della scrittura poetica.

Che i flutti possano mettere a rischio le sicurezze acquisite ma siano pure l’analogo di correnti rigeneranti, e schiumino getti e slanci del ciclo della vita; che il sole infine trionfi, e che al sole sia affidata la pronuncia di esistenze che rinascono e di speranze che arrossano l’orizzonte, è simbolo ed è segnale di una volontà di presenza, di una coscienza morale che monta, di un impegno della poesia che non deflette: impegno umano prim’ancora che impegno sociale e civile.

La poesia, in questa chiave, su questo tono dominante, per Gor’kij è luogo eletto all’ottimismo della volontà (canto il futuro: così in un verso è ricapitolato il suo programma); ed è il fondamento irrinunciabile su cui si edifica la sua prosa. È una professione convinta di ideosimbolismo, che è un bacino di primo carenaggio per tanti movimenti che punteggeranno e faranno forte la letteratura europea del Novecento, il futurismo russo tra gli altri.

Recensione
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