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Ai Senza Più Nome

(salmo per Auschwitz)

La letteratura, come un’amata
l’ho lasciata alle spalle … Clessidra
della Storia. Mentre scorre semita
la sabbia d’ore di tutti i diari ….

Adesso i nostri occhi, poveri bulbi
di stelle, vagano senza passaporto,
in questa cupa serra d’inferno.
Fiori senza più aria le unghie:
luce piagata ai piedi dei morti.

Brulicano e s’assiepano le ombre
dei Senza Più Nome. I loro passi
che raccolgono piastre di cielo.
Soglie e squarci sanguinosi di Storia,
quei fili spinati, ma graziati di sole.

Epifania memoriale? Rito impuro
perché atroce? La storia dei sommersi
neanche la poesia la può salvare…

Fredde, erose d’ossa, mi stanno le rose
delle ciglia. Ci donano ancora sorrisi.

Copyright 2019 © Paolo Carlucci




Nell'Antologia
Il sole nero di Auschwitz
a cura di Francesca Farina

Bertoni Editore, Perugia

Materiale
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