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Erranza consumata / Canto a soprano

Quell’ostinato voler dare un senso / a ciò che è morto / che penetra e piaga / che si fa parola / nell’attimo stesso in cui di lei, di me / scrivo.

Sul sentiero della propria rivelazione poetica, l’autrice cerca nella parola il battello di chiarità sospesa che, all’unisono, coralmente mente e sosta per scoprire, tenebre dentro le tenebra, il risvolto annodato delle parole. Ma proprio il fascino orfico di cui si nutre con frequenti e colti richiami al mondo classico è fosca fania dell’allarme di un dire autentico, corporale , In questa casa / nessuno / muove l’ombra dell’aria / solo io, di me il corpo / Sulla sedia / lenzuola riposte / in pieghe di rimembranza. Squarci di sana quotidianità sono le murate di salvataggio allo sprofondare esistenziale del viaggio che, dalla roccia di ragione si libra e si scalza nel mare del flusso vitale e continuo, il panta rei disancora verso il giallo girasole sulla tempia di van Gogh il verso appunto che, in erranza di ragione si consuma, pane magro che non lievita.

I versi della Cabras nella loro atroce sete di stupore evidenziano in pieno la riflessione sul destino di una poesia che, nella de- territorializzazione dello spazio lirico o paesaggistico, si torce nell’erranza di senso tra mente e corpo, tra conoscenza e sapienza. Urge allora un nostos verso la fontale infanzia del linguaggio, dell’occhio che palpita il vento, non inseguo il significato delle parole. / Voglio percepire ciò che permane oltre l’eco. Il soggiornare nel giardino mentale genera acute lacerazioni e così s’impone il nostos, il ritorno alle trame più ancestrali del sé, il canto a soprano, il percorso antico e mai sopito della poeta che, già negli anni Novanta, andava tessendo in doppio registro, sardo e italiano, tappe del proprio universo di scrittura.

Verso quale verso andare? / camminare senza sosta / in attesa del tempo / poi il tuo tempo arriva / giungerà dicono / l’angelo cadrà nel lago / con ali di bianco / e tutto sarà ri-velato.

Testo esemplare, di cui diamo qui solo la versione italiana, di quel mistero di suoni e colori che è sempre l’atto di poesia, neo-nata al primo grido e più fiera e notturna madre nell’originale voce dell’isola metafora di ogni viaggiare, arribare a s’ispricu / perdia mà ‘e alènu / intrare in s’alènu / frorire / comende cando naschias / naschìa a su primu gràriu giungere alo specchio / perduta forma del (re) spiro / entrare nel respiro / fiorire / come quando tu nascevi / neo-nata al primo grido.

Recensione
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