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Ciò che si scorge nella diversa macchia

Domenico Cara è autore di lungo corso. Da sempre è attento a percepire musicalmente gli umori e gli animi di un’epoca, preferisce contemplare il proprio sogno più che rivelarsi: il rischio consiste per lui nell’auscultare nostalgico delle voci di dentro che hanno attraversato gran parte del Novecento, non solo italiano, da Pavese a Pessoa e Paz.

Sembra che Cara nella sua ampia produzione letteraria possieda un certo dono del turbamento, e di tale dono offre prova anche nell’ultimo suo volume di versi, intrigante sin dal titolo, Ciò che si scorge nella diversa macchia, cui è posto il sottotitolo Espiazioni, relitti lignei passioni, obliqui umori. Il testo bilingue si presenta nella doppia versione in italiano e spagnolo. Come fili di pioggia le parole …

Estenuazioni discontinue offre in apertura di silloge con suggestioni di timbro impressionistico e musicalmente armoniose, con un tocco finale di dissonanza di pensiero. Sul davanzale dell’alba, la colomba tremula osserva/ il fondo della strada, sovrastato da leste disattenzioni. Meritano interesse tra le varie sezioni Sismi e soprattutto in un passaggio d’echi, ove un’ampia riflessione sulla natura offre raffinati squarci di evocazione lirica. Attento al fluire del tempo e alle sue fasi epocali, di confine, il poeta conclude il suo volume con un’ultima sezione, il fiuto della storia, I desideri. Un testo Il Muro di Berlino e Il confine, paiono le prove più intense di un libro complesso e ricco di atmosfere colte dalla parte interna di una finestra che, dall’ombra permette una singolare percezione di memorie e realtà.

Recensione
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