Servizi
Contatti

Eventi


Con gli odori della sera / e il sacco di cenciaiolo

Nota sulla poetica di Raffaele Carrieri

Lirico nell’officina della vita e degli odori del mondo, in cui fu ad un tempo vicerè di stracci e forestiero in ogni luogo, Raffaele Carrieri (1905-1984) pare oggi essere un altro illustre disperso nel limbo delle ristampe editoriali e del dibattito critico sulla poesia e le sue vie. Ah quante vie hanno,invece, percorso i piedi ulissidi di Carrieri!

Dalla natia Taranto, ai fronti di guerra, all’oriente mediterraneo (fui battiloro a Damasco), alla Parigi delle avanguardie, alla Milano degli artisti sì, ma pure approdo nebbioso di tanti meridionali in cui il sole si fa ostrica di memoria e il paesaggio favola segreta, melodia dissolta poi ne gli strumenti umani di un Sereni e ancor più dei suoi epigoni lombardi. Poeta di ampi orizzonti e uomo di cultura, intensi e fitti contatti ebbe con artisti ed intellettuali, Carrieri si configura sul piano poetico come il trovatore de la foglia di luce nel bosco delle parole, riprendendo una celebre metafora di G. Titta Rosa a proposito del Nostro.

La poesia di Carrieri, tuttavia, non è tanto poesia di grazia, bensì di durezza e di corposa immaginazione, abilmente filtrata dal treno europeo della poesia europea, a partire da Apollinaire e dal Salon delle arti dell’inoltrato Novecento. E il peso dell’arte si evince con forza crescente nelle ultime raccolte, da Io che sono cicala (1967) a Le ombre dispettose (1974). Tratto essenziale della poetica di Carrieri è sin dall’opera di esordio,Lamento del gabelliere (1945), la tenacia degli odori, la memoria del corpo nella geografia disparata e spesso disperata dei luoghi, dalla Sicilia del gabelliere appunto , alle drammatiche immagini di Souvenir caporal (1946), denso di memoria di guerra e di affetti, a La civetta (1949), opera straordinaria, che chiude, per così dire il primo periodo della produzione di Carrieri, attento a costruire anche una certa favola amara e nostalgica del Sud, fiore arcaico ed assolato di prodigi, esposto al vento del Nord, nel clima del neorealismo.

In Carrieri si mescolano così lirismi magno greci, come nei versi L’uva si va appassendo | negli sguardi, o Citaredo. | Avara è l’ape di miele. | Crescono astuti i fanciulli | e l’azzurro non è più azzurro | nel giorno d’amore, cui fa da contraltare il muro del ricordo, Tra questi insipidi muri | invidio la scaltra notte | la prima notte di maggio | del mariuolo di campagna che toglie al pioppo il frustino | e corre scalzo sull’acqua del fiume . Tutto è un tornare nella poesia del Carrieri, si veda appunto la lirica “Voglio tornare”, Nel tuo odore mio limone | il canto si leva del pastore |… nel tuo odore mio limone | una volta voglio tornare. | una volta voglio sostare | come l’antica sentinella. Lirico degli odori del mondo, Raffaele Carrieri lo è con forza nell’opera d’esordio, “Lamento del gabelliere”, … Tra carri botti battelli | tra vini e ruscelli | Mi sono ubriacato di odori | ho vissuto solamente di effluvi | come un Mustafà alla gabella. | Ma nessuno ha saputo l’ambascia | la mia pena di giorno e di sera | l’ ho portata in ogni contrada | la mia pena non ha barriera | la mia pena non si sgabella. Il tema del muro e della sofferenza, costante nella poetica del Nostro, si connota sempre di richiami al mondo della natura, legati spesso all’odore del lavoro. “Barriera” è, in tal senso, esemplare. Ho maneggiato pesi alla stadera | ho governato in tutte le barriere | armato di spugna e di lancia | come il soldato di Ponzio Pilato | Alla Favorita ho gabellato il grano, Corde di canapa all’ Arenella, cereali e cipolle di Girgenti | alla calata dei Quattro Venti | olive nere e cacio pecorino | a Santa Maria della Catena | a Boccadfalco avena | foraggi all’ Acqua santa | ananassi a scalo a sant’Erasmo.

In questo efficace ed industrioso ritratto di Palermo irrompe il mondo dei marginali, che di quei lavori e di quel train de vie sono protagonisti assoluti, di picari di un mondo di odori nel travaglio e nel vento. Compagnia ho trovato in ogni luogo | maniscalchi, zingari , barbieri | Briganti con speroni e sonagliere. Molte altre essenze di vita ed aromi di riflessione offre Il Lamento del gabelliere, si pensi a testi come “Memoria”, con l’auspicio che la notte serbi tra i segreti, il buon odore di cannella e “Settembre”, tutta costruita, nella sua essenzialità, sulla dialettica emotiva degli odori, Sapore d’avana ha settembre | e spessore di fustagno | il fieno odora di donna | e il cielo di guanti nuovi.

La ricchezza olfattiva della poetica di Carrieri apre in raccolte successive potenti le preghiere del corpo e il poeta si fa trovatore di eros e di nostalgia. E ancora gli odori sono sovrani … Al ritorno cambiò odore | E fu un’altra, o per concludere “Capra a Pesto”. Che noia la purezza della sfera. | l’ovale imperfetto mi attrae: | l’uovo l’occhio la barca  | E ogni sorta di foglia | Di pesce di lancia | Il quarto di luna | la susina violastra | e il tuo seno di capra || nel tempio di Cerere a Pesto

Materiale
Literary © 1997-2020 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza