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Donne allo specchio. Musica di sguardi?

La ricomposizione problematica del proprio sé, psicologico ed affettivo, la resa delle proprie inquietudini amorose e nodi esistenziali e memoriali caratterizzano, in chiave appunto contrappuntistica, l’armonia discors delle due voci di donne che, per occasioni, si confrontano e si distanziano su temi prescelti. Sei immagini integrano i testi e rendono perfettamente la complessità del mondo interiore delle due autrici. E’ quanto emerge dal gioco di specchi in cui, abilmente, Mariagrazia Carraroli e Patrizia Fanelli costruiscono in un’opera che della dialettica del rinvio delle corde del cuore e delle variazioni del proprio mar dell’essere fa la sua forza più intensa e drammatica. Alcune poesie sono particolarmente efficaci a documentare un cammino di vita e di pensiero.

Sin dalla prima composizione Specchio, la Carraroli evidenzia quanto la propria ricerca sia ricca di istanze e suggestioni quotidiane, in cui l’ironia e la consapevole distanza hanno buon gioco. Alto lo specchio sopra il lavandino… E cresceva l’impellenza | di ripetere l’impresa | a cavalcioni | tra vasca e lavandino… Così per giorni la scalata | fino al punto del fatale cedimento. .Si avverte facilmente come l’iperbole stemperi la disperazione che si risolve in una misura di sé come ghiaino. Frana la montagna | sono sasso che rovina | la mia anima è ghiaino | che ricade dove..? La dispersione di sé sono scissa sbriciolata … spinge a far sì che la poeta dica di essere attirata a ricomporre | i miei frammenti | in figura da trovare | dentro l’onda del gran mare | … Specchio delle brame | marespecchio madremare. Ecco quindi che la simbolica dello specchio e del suo luccicare rinvia, anche attraverso arditi e riusciti neologismi, al valore materno e vitalistico, lasciando però intatta nell’uso di forme infinite la forza della ricerca esistenziale che la contraddistingue. Là volteggia ricomposta | la mia essenza | da trovare. Un essere che nelle cose si sostanzia, si vedano al proposito i versi intensi che chiudono E brindiamo, …. da ceste diverse | duale s’accende un mosto | il nostro vino nuovo; o nell’intensa domestica bellezza dei versi di PaneDammi lievito buono | sarò per te l’ultimo boccone | il più geloso. In questo orto familiare c’è però anche tensione civile in cui alto squilla il cinismo di chi conta i danari nella terra concimata con bombe a grappolo, nella terra dell’orto degli ulivi e dell’universale passione, che dicono il rifiuto della guerra e delle sue macerie d’orrore e di violenza in ogni luogo e tempo. In tutto ciò però la Donna è colei che con la sapienza della luna | in silenzio muove il mare. Irrazionale saggezza capace di aprire orizzonti ondosi di vita. Contrappuntisticamente più drammatica e spesso più poeticamente incisiva.

In quanto dramma non risolto del vivere e lontano da un sicuro nido d’affetti, la poesia di Patrizia Fanelli. Nella parola il sogno e il ricordo spesso infantile si fanno lunga preghiera, non religiosa, ma favola costruita con gli occhi e orlata di grazia. La poesia fu | dolcissima carezza di pensiero | nel più tenero verde | anch’io sono la voce rotonda | di bimba | che guarda più su del suo naso e | come una volta vuole essere ancora … Qui il gioco dello specchio si fa luce di d’infanzia perduta, proustiana ricerca di sapori e di fogli di memoria nel cuore. Estremamente suggestivo il vagabondare di ascendenza hessiana e il lirismo che sgorga dalla quotidiana solitudine di un cane o di una vicina sola che parla, fino allo sfinimento. Fantasmi di solitudine amorosa, per un uomo scomparso nelle nebbie, al quale pure si offre il dono di una canzone. E in questa terra desolata, l’orizzonte del mare della Carraroli si rifrange, per musicale contrappunto di immagini, nella terra bianca della Fanelli, dove un sole pallido e tremante devasta ed acceca. Tutto va colto in fretta perché simile a sabbia che scivola | via dalle mani dal corpo verso un mare che l’aspetta | terra turchina che non resta e prende. E’ possibile però, pur nel mare dell’inquietudine , come ella dice In un cieco volo di mosca, metafora bella e tremenda della vita e della propria poetica, trovare il lampo nomade di chi ricuce ragioni di vita nell’andare esistenziale della luce del proprio pensiero.

Recensione
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