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Alla bellezza non appartiene il chiasso

Passi maldestri | sopra radici di storia | destano le ombre | delle città dei morti. Esordisce così una voce fuori campo, presso una colonna dell’Ildebranda, che apre E nella sera un’ombra, il testo performativo dedicato da Mariagrazia Carraroli al mondo etrusco. Sin da questi versi iniziali emerge la forza del libro. Marcare con forza ancestrale il nodo musicale dell’occhio dell’anima che sbalza con versi ed immagini, evocazioni di corrispondenze analogiche e vibranti. Paesaggi di rupi, di cenere e di sole divengono, in queste passeggiate etrusche, un comune cielo di luoghi ed orizzonti interiori della Tuscia. E’ un abitare poeticamente la terra che apre a suggestioni umili e potenti ascoltando, con orecchie non ottuse, il canto nero del tufo lucente in un Ade di colori. E questa spessa foresta viva di simboli millenari narra la notte di un simposio d’ombre, ora vento di ricordi.

L’andare dei passi si fa, infatti, racconto sommesso. In una natura in cui si spalancano le bocche della rupe | tra rovi che zittiscono l’aria | a liberare la voce innesta il suo dire, epica memoria collettiva di quei corsari dei mari e … della notte, quali furono gli Etruschi, di essi ora s’ascoltano zolle narrative e poetiche radici di storia. Abbiamo tagliato la montagna | per traversare i secoli…. Abbiamo svuotato il ventre della terra | per una nascita | che il mondo ancora occulta. Siamo un popolo affondato nelle zolle che tu sfiori | nel vino, nell’olio e nel pane | che ti nutre | e il cielo di Tuscia è il nostro cielo | che arroventa il sole per cibarsi | gettando i resti nella notte. S’accende per contrappunto la coscienza di una voce fuori campo, vera frusta del tempo. Avverte che orecchie ottuse non odono | e lo strepito copre quei suoni evocatori. E così l’antistoria dei Rasenna, il segreto millenario d’un popolo mite | disperso dai barbari, si salva perdendosi nella natura di una cava strada, infrastruttura di archeologia dello spirito, che snoda il racconto d’amore d una donna e del suo popolo.

Qui dove mito e storia s’intessono d’affetti riecheggiano toni di poeti antichi e moderni, coppieri del vino del tempo, si pensi a Kavafis e al suo dialogo col passato e con le candele delle età della vita. Ma nell’opera della Carraroli c’è dell’altro, non è una rassegna di cari nomi di rovine, segnate da croci di chiese, è piuttosto misura ricca d’inquietudine autenticamente poetica, il ritmo della parola si dispiega nella resa dei paesi e dei borghi, come delle aree archeologiche visitate e ricantate nella memoria visiva di una rupe nel sole. Nella seconda parte della pièce, paesi della Tuscia e Firenze stessa si colora di storia e di sentimenti che differenziano. La città del Fiore è uno scrigno abbandonato | al consumo convulso | città eletta dove il tempo scorre | al ritmo della fretta | e divora l’incanto | sporcato dal vorace branco. Apostrofe violenta ed appassionata, lirica e civile, cifra pregiata di questa sezione, questi toni accesi si ritrovano anche nei versi dedicati a Ponte Vecchio, in cui si riscontra, mediante un’efficace antinomia, un amaro graffio ironico. Prezioso ponte a cavallo di onde quiete | tra vetrine di perla e di zaffiro. Stride più forte allora il lucente contrasto nessuna gemma negli sguardi | fugaci come i passi |  ..smaniosi d’afferrare | …scampoli strappati alla bellezza.

Versi tragicamente pe(n)santi l’estetica del nostro tempo. Vertice di questo climax di interrotti sentieri del.. sentire poetico i versi che incrociano ironicamente il delirio dell’oro e del consumismo seriale di un supermercato ai grappoli d’uva. E in quella natura morta risplende il gesto segreto di un amore visione, che ben si manifesta nell’intero volume, corredato da scatti d’artista di rovine dense nubi di pensieri dell’anima poetante, come mostra tra le altre, la meditatio presso un sarcofago romano. E, per concludere, che è poi un diverso ritornare, facciamo ancora qualche passo su quella strada di ombra-luce che caratterizza la civiltà etrusca e non solo. Citiamo dunque la splendida foto-poesia , incendiami coi raggi del tuo fuoco, davvero un universale inno al sole in cui la poeta e la donna antica si fondono, consumandosi di luce amorosa, nel vento della bellezza, cui non appartiene il chiasso, se non lo squillo altissimo del silenzio, dorato di ricordi e di segrete speranze.

Recensione
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