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Essere nella parola

Ferita che resta in attesa di un dardo di luce infinita che risani; è fondante, nella poetica di Laura Canciani, una metafisica urgenza dell’esserci. Io oscillo / in trasparente soprassalto / tra miseria e misericordia. Fedele alla sua poetica di profezia, ella germina in versi profondi una sorta di ... gnomica d’infinito. Una lampada viva / non elimina il buio ma consente di attraversarlo. e insieme è Spasimo Silenzio la Voce.

Si risolve ora nella scalarità trimembre dell’haiku, la neve rampicante della sua voce sospesa, tra astrazione e corporeità, ma soprattutto la Canciani, in quest’ultima opera, Essere nella parola, si fa pellegrina nel vangelo dei colori. Ripercorrendo la sua produzione,davvero pare che il suo Reato di parola sia … archetipo di futuro, mentre L’aquila svolata, ora tra i ricordi si risani, fenice ritrovata un poco all’ombra di un evangelo di spine. La luce novembrina musica il viola dei morti. La voce di mia madre fluiva in viola. O il denso ricordo magistrale del padre, il fischio di mio padre era un linguaggio / chiarissimo: sue le dita nella terra delle rose / miracolose di Labers, sue le parole / che ci allontanavano dagli idoli.

Culmina in un intarsio di bianco scarnificato il ritratto del nonno, Canciano Canciani, la cui dipartita è evocata, teatralmente, quasi un racconto contadino, con richiami al Bertolucci poeta di rose di memoria, o a L’Albero degli zoccoli di Olmi … Ne riportiamo uno stralcio, che esemplifica la linfa nuova ed articolata della Canciani, lirica regista di memorie. Lo adagiarono piano. Sentì il / letto odoroso oltre il bosco / ,oltre la stalla sentì il cuore / scoagulare, calma dei colori / senza vento. / Intorno al suo letto di ferro battuto /- uccello intarsiato dalle piume di fuoco-/ i dodici figli, anche quelli lontani / i morti i bambini, le femmine in fondo, / le figlie in convento, colombe / arruffate straziate …. / Disse a qualcuno ti dono / il mio lungo patire e pianse / abbandonato il volto ancora bello / bianco scarnificato. La notte insonne / bruciava senza vento la / fronte ghiacciata, il varco del respiro / …

Nella sua densa e penetrante introduzione, Carla De Bellis, evidenzia come la nuova silloge della poetessa friulana, pare svolgersi come un drappo, in cui i colori corrispondono anche a simboli escatologici inscrivibili nella storia di un’anima -viandante che cerca, nel Verbo, l’essere ultimo. Al di fuori della Parola una agonia senza fine. Sapere toccare il punto d’ Omega.

Recensione
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